Sviluppo economico della Germania e crisi d'identità della SPD (1)

Data Thu 3 July 2008 7:00 | Categoria: il crogiolo

La SPD tedesca attraversa una crisi di identità da far risalire alla politica riformista impostata da Gerhard Schroder e volta a dare al Partito un nuovo programma politico in sintonia con quello del Labour inglese di Tony Blair e delle socialdemocrazie scandinave. Nel 2003 il cancelliere Schroder elaborò “l’agenda 2010” e cioè una serie di riforme strutturali nei settori del welfare state, del mercato del lavoro, dell’istruzione, del federalismo.
Alla fine degli anni ’70 i paesi occidentali entrarono in una profonda crisi economica a seguito della fine delle politiche di ricostruzione post bellica. Per la prima volta i sistemi economici occidentali furono interessati dalla stagflazione, e cioè dalla simultanea presenza di stagnazione economica, alta disoccupazione e alta inflazione. Il Modell Deutschelland fu in grado invece di ristrutturarsi, almeno fino al 1990 anno dell’unificazione ed evitare così la crisi che invece arrivò proprio a seguito delle politiche che furono varate per la creazione all’Est di un'economia di mercato.
Il programma contenuto “nell’agenda 2010” ebbe critiche radicali all’interno della SPD, da parte di Oskar Lafontaine, che successivamente uscì dal Partito seguito da una parte della base popolare e sindacale. La SPD vide inevitabilmente diminuire i consensi nell’ambito del suo tradizionale blocco sociale. Le elezioni legislative del 2005 prevedevano, infatti, una disfatta della SPD. Schroder con un’abile campagna elettorale riuscì a trasformare una sconfitta annunciata in un pareggio impedendo alla CDU di governare da sola. Molti dei punti inseriti nell’Agenda 2010” sono stati realizzati nel programma economico del governo presieduto da Angela Merkel e l’accettazione, con riserva, da parte di molti iscritti ed elettori di quel programma, oggi impedisce alla SPD di essere riconosciuta, insieme alla CDU, come artefice del risanamento e del rilancio dell’economia. I vantaggi politici, molto probabilmente, andranno nelle prossime elezioni ad Angela Merkel ed al suo partito.
Ci sono voluti dieci anni di politiche di risanamento e di rigore e finalmente dopo un decennio di crisi, l'economia tedesca si è rimessa in moto. La crescita prevista per il 2008 sarà probabilmente superiore al 2,5%, e tutto questo arriva alla fine di una lunga recessione causata dall’unificazione che portò in dote alla fiorente Germania Ovest, 38 milioni di tedeschi dell’est che vivevano in un sistema economico obsoleto a bassissima produttività, con imprese, eccetto quelle militari, tecnologicamente arretrate.
L’economia tedesca cominciò a crescere proprio a partire dal marzo 2003 lo stesso mese in cui il cancelliere Gerhard Schröder annunciava il varo dell’Agenda 2010. Venivano previsti incrementi moderati dei salari in modo da favorire la ristrutturazione del sistema economico soprattutto quello dell’Est, incrementi della produttività ottenuta tramite investimenti tecnologicamente avanzati o la delocalizzazione di quelle attività a basso profitto. Questo programma ha portato in dieci anni l’economia tedesca a ritornare competitiva sul mercato mondiale. Il costo per unità di lavoro, infatti, è sceso in Germania di circa il 10 per cento e l'inflazione tedesca è stata la più bassa di tutti i paesi dell’area euro fin dall’inizio dell’unione monetaria nel 1999.
In secondo luogo, la ripresa era accompagnata da un massiccio incremento sia delle esportazioni sia delle importazioni, cresciute entrambe di circa il 33 per cento in termini reali dal 2003. La domanda aggregata aumentava, sul lato delle esportazione e degli investimenti, mentre è solo a partire dal 2006 che si registrava un incremento dei consumi interni.
I mercati finanziari dettero subito una valutazione positiva del programma previsto “dall’Agenda 2010”, infatti già a partire dal marzo 2003 si assisteva ad un forte rialzo dei prezzi delle azioni. I mercati finanziari, infatti, anticipano quelli che saranno gli andamenti dell’economia reale. L'indice Dax iniziò a salire già nel marzo 2003, e da allora è cresciuto del 250%. Raramente, nel passato, una ripresa economica tedesca è stata accompagnata da un così forte rialzo dei prezzi delle azioni. E la comparazione con gli altri indici europei segnalava che il Dax aveva avuto risultati superiori di circa il 100% rispetto al francese Cac-40 e di circa il 125% rispetto al Mibtel italiano. Simili spettacolari rialzi di borsa si sono riscontrati negli anni successivi alle riforme Thatcher nel Regno Unito e all’accordo Wassenaar in Olanda negli anni Ottanta. (continua domani, 4 luglio)




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