Fauré - Requiem

Data Thu 31 July 2008 5:00 | Categoria: briciole musicali


A coloro che l’interrogavano sulla genesi del suo Requiem, Fauré rispondeva: “Il mio Requiem è stato composto senza ragione….. per il puro piacere, se si può usare una simile espressione. Ho semplicemente cercato d’allontanarmi dal convenzionale”. Cos’è un Requiem per il suo autore? Per Fauré un’opera nella quale ha cercato d’esprimere la propria concezione della “morte come di una transizione felice, l’aspirazione alla gioia dell’aldilà piuttosto che di un passaggio doloroso”.
L’opera, composta nel disordine più radicale (ovvero, in sequenza: Pie Jesu, Introitus e Kyrie, In Paradisum, Agnus Dei, Sanctus) fu ultimata talmente in fretta (fu eseguita nella chiesa della Madeleine a Parigi il 16 gennaio 1888) che l’autore non ebbe neppure il tempo d’ultimarne l’orchestrazione! Tanta fretta seguita da tanta inattività. Impiegherà sino al 1894 per comporre i movimenti restanti e per completarne l’orchestrazione. Orchestrazione talmente eccentrica (niente violini e assolutamente nessun legno) che l’editore Hammelle gli consiglierà vivamente di prendersi il tempo necessario a farne una versione come si deve, per orchestra sinfonica. Fauré non ci pensa nemmeno. Hammelle finisce col pubblicare una versione ri-orchestrata (probabilmente) da un allievo di Fauré, Roger Ducasse.

Ma perché mai vi parliamo del Requiem se la musica che state ascoltando non è tratta dal Requiem – e anzi non è nemmeno interamente di Fauré?
Fauré e il suo amico compositore André Messager trascorrono l’estate del 1881 presso la famiglia Clerc, in un villaggio di pescatori in Normandia. I due, anche nell’intento d'aiutare l’associazione dei pescatori del luogo, si divertono a comporre, a quattro mani, la Messe basse (così denominata da Fauré nel 1907, per opposizione al Requiem) ovvero la Messa dei pescatori di Villerville. La strumentazione? Semplice, quel poco che poteva trovarsi nel villaggio, ovvero: 1 harmonium, 1 violino, coro di donne (in singolare contrasto con il suo grande Requiem, dove le parti di alto erano cantate da giovincelli, in ossequio alla tradizione che voleva le donne escluse dall’accesso al santuario).
Quest’opera minore avrà purtanto un discreto successo e verrà quindi in seguito orchestrata in modo meno spartano. Noi però ve la facciamo ascoltare così come è stata eseguita la prima volta nella chiesetta del villaggio di Villerville nell’estate del 1881, grazie allo spartito conservato dalla famiglia Clerc. Ascoltate gli ultimi due movimenti: O Salutaris, seguito dall’Agnus Dei.





Gabriel Fauré (1845-1924) & André Messager (1853-1929): Messe des Pêcheurs de Villerville
(pour voix de femmes, orchestre de chambre et harmonium): O Salutaris seguito dall'Agnus Dei.

Struttura dell’opera:
I. Kyrie [Messager]
II. Gloria [Fauré]
III. Sanctus [Fauré]
IV. O Salutaris [Messager]
V. Agnus Dei [Fauré]


O Salutaris

O Salutaris hostia
Quaei coeli pandis ostium
Bella premunt hostilia
De robur fer auxilium
O Salutaris hostia
Quaei coeli pandis ostium
Amen

Oh vittima salvatrice
Che spalanca le porte del cielo
Il nemico ci circonda
Imploriamo il tuo aiuto e la tua potenza
Tu che spalanchi le porte del cielo
Amen


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Non abbiamo il coraggio di lasciarvi a bocca asciutta dopo averne parlato: eccovene un assaggio, il primo movimento dal Requiem di Fauré.




Gabriel Fauré (1845-1924): Messe de Requiem, Op.48: Introitus (Requiem et Kyrie)



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E per coloro che hanno apprezzato il brano di Messager, terminiamo il nostro breve viaggio in terra di Francia facendovi ascoltare un brano dalla Messe Solennelle di Hector Berlioz: il più famoso O Salutaris della musica francese.





Hector Berlioz (1803-1869): Messe Solennelle: O Salutaris






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