I grandi partiti riformisti europei (1)

Data Sun 15 June 2008 7:00 | Categoria: il crogiolo

Programma per un’analisi della crisi che attraversano i grandi partiti riformisti europei.

I partiti socialdemocratici ed i partiti riformisti europei attraversano una crisi di consenso che ha portato la gran parte di essi all’opposizione nei rispettivi paesi. Questi partiti si trovano ad affrontare problematiche comuni pur operando in paesi differenti in una fase storica caratterizzata da una ricerca di un ruolo per l’Europa dopo anni di economia globalizzata. Siamo in una fase nella quale l’Europa deve trovare risposte strutturali alla sua crisi. Quale sarà il suo ruolo nella divisione internazionale del lavoro, sarà subalterna ancora agli USA? Giocherà un nuovo ruolo come UE nei confronti di economie in crescita come la cinese, pur mantenendo un’alleanza con gli USA? O saranno i singoli paesi della UE che bilateralmente tratteranno con gli USA e la Cina?
Il dibattito è aperto, le soluzioni prospettate sono differenti, ed i partiti riformisti europei si trovano ancora una volta in difficoltà a definire un programma che dia risposte a questi problemi.
Gli anni ’90 videro una elaborazione di programmi da parte del PS francese, del Labour inglese della SPD tedesca e delle socialdemocrazie scandinave, incentrati sulle riforme del mercato del lavoro, del welfare state, dei sistemi educativi e del federalismo. Programmi che innovavano profondamente rispetto alle tradizioni culturali e politiche dei partiti socialdemocratici e socialisti europei tanto da creare problemi di alleanze politiche, soprattutto con i partiti che si ponevano alla sinistra dello schieramento politico. Si sfaldò così il tradizionale blocco sociale dei partiti riformisti, con i ceti più colpiti dalla crisi che cercavano nuovi interlocutori politici a sinistra. L’economia globale determina disoccupazione della manodopera meno qualificata che difficilmente può essere riconvertita all’interno del sistema produttivo. L’attenzione dei partiti riformisti si è andata spostando verso i ceti della piccola e media borghesia, anch’essi toccati dalla crisi ma in possesso di specializzazioni, qualifiche e formazione scolastica tali da poter essere reinseriti nei processi produttivi.
Nei prossimi mesi concentreremo l’analisi sulla SPD tedesca che dovrà affrontare le elezioni legislative nel 2009, sul Partito socialista francese, sul Labour inglese e sui partiti socialdemocratici scandinavi. Avremo, però come costante riferimento e comparazione il Partito Democratico italiano in quanto partito riformista in costruzione, ne analizzeremo le proposte, che saranno veicolate dal Governo ombra presieduto da Walter Veltroni, ne verificheremo la capacità di costruzione di un blocco sociale interclassista che lo porti al governo del paese.
Ma saremo molto attenti al dibattito interno al PD che viene emergendo in questi giorni purtroppo incentrato su logiche, di apparato, di potere dei singoli politici, lontano dai temi che il momento storico pone. La prospettiva che si intravede è quella di un PD formato da correnti in lotta tra loro per un potere che ancora non ha, con il rischio continuo di scissioni.
La comparazione con i dibattiti che attraversano gli altri partiti riformisti europei servirà per capire meglio il percorso intrapreso dal PD.

Il prossimo articolo analizzerà la situazione politica della SPD e della Germania.




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