Il federalismo mafioso

Data Tue 10 June 2008 8:00 | Categoria: lo Stato del meridione

Il Contro-Stato del Meridione, forte di un esercito di 18.200 uomini armati: 5.500 appartenenti alla Mafia (Sicilia), 6.000 alla ‘Ndrangheta (Calabria), 6.700 alla Camorra (Campania), ha realizzato un vero e proprio sistema federalista, con un proprio statuto che disciplina i compiti assegnati agli organi decisionali, esecutivi e di riscontro dell’attività svolta dall’organizzazione.

Ciascuna grande organizzazione criminale esercita il potere sul territorio di sua “competenza” nella più totale autonomia, sotto il profilo economico, strutturale, militare e strategico. Non ci sono conflitti “istituzionali” di nessun tipo, né interferenze fra le organizzazioni malavitose. Lo scontro, quando avviene, è fra famiglie e clan per il dominio all’interno della regione.

Le grandi organizzazioni criminali hanno in comune, spiccato, il concetto e il senso di impresa intesa nella forma più ampia, moderna ed efficace che, anche nella fase più spinta della globalizzazione, risulta essere quella vincente. Analogamente alle imprese di grandi dimensioni, che operano a livello nazionale e internazionale, possiedono e utilizzano al meglio tutti gli strumenti più sofisticati: finanza, borsa, società collegate legali, “delocalizzazione” delle attività e degli affari. Il loro valore aggiunto, che le differenzia dal resto delle imprese – e che perciò le mette al riparo dai pericoli di una sorta di “fallimento” o di “bancarotta” - consiste nel potere di coercizione e di “persuasione”.

Alla luce degli ultimi avvenimenti la grande criminalità organizzata si presenta nel seguente modo.

MAFIA
A fronte dell’incisività dell’opera di contrasto compiuta dalle Forze dell’Ordine e dalla Magistratura, la Mafia continua a mostrare elevate capacità di rigenerarsi che si traducono nel riassetto degli equilibri apicali - dopo l’arresto di Provenzano e lo Piccolo – e nella nuova regolamentazione delle sfere di competenza tra le varie famiglie che agiscono sul territorio.
Il panorama criminale della regione in questa fase è di relativa calma. Nonostante alcune iniziative intraprese dalla società civile, come quelle fondamentali dell’Associazione degli Industriali che ha deciso di escludere i soci che continuano a pagare il pizzo, esso è caratterizzato prevalentemente dalla pratica estorsiva e dall’usura. Tale pratica viene attuata capillarmente e si manifesta con danneggiamenti, minacce, incendi e incendi e furti di materiali e di attrezzature, in pregiudizio di imprenditori e commercianti di ogni categoria produttiva.
L’infiltrazione negli appalti pubblici, così come lo smaltimento dei rifiuti, è l’altra fonte di arricchimento e diventa funzionale all’approccio con imprenditori che, formalmente, sono estranei al mondo criminale.
Nel settore degli appalti, la Mafia impone mezzi e mano d’opera nel corso della cantierizzazione e l’obbligatorietà delle forniture da parte di ditte locali.
Gli introiti provenienti dalle attività illecite vengono reinvestiti in immobili, attività imprenditoriali e commerciali, soprattutto nel centro e centro nord d’Italia e anche all’estero.

‘NDRANGHETA
Questo tipo di associazione criminale è altamente competitiva e orientata alle attività che investono ambiti territoriali nazionali ed esteri. Si tratta di organizzazioni che si sono storicamente sviluppate intorno a singoli nuclei familiari rigidamente autoreferenziali e diffidenti verso intromissioni esterne. I sodalizi calabresi sempre più coesi, impermeabili e resistenti al fenomeno della collaborazione alla giustizia da parte dei loro affiliati, ha determinato, nel tempo, un modello complesso di ‘mafia’, tanto da essere equiparata, per i suoi modi di agire e le stragi da essi compiute, ad Al Queda.
In taluni ambiti territoriali locali sono frequenti le faide tra le varie cosche per l’intraprendenza di nuovi soggetti emergenti. La ragnatela dei rapporti con il mondo imprenditoriale e le istituzioni influenzano in maniera determinante lo svolgimento delle relazioni economiche e sociali. Anche la ‘Ndrangheta è interessata allo smaltimento di rifiuti tossici e radioattivi.

CAMORRA
Continua a manifestare una tendenziale connotazione frammentaria. La polverizzazione delle organizzazioni criminali di tipo ‘mafioso’ sul territorio campano determina una particolare instabilità, dando luogo in talune zone ad un rilevante fenomeno di gangsterismo “metropolitano”.
Le aree a più alta e qualificata densità ‘mafiosa’ sono le province napoletana e casertana; i gruppi esprimono capacità organizzative e collusive a livello nazionale e internazionale, proiettando i propri interessi anche nel resto della regione, incidendo in maniera preponderante negli assetti locali.
Consistente è la devianza minorile, dovuta ad una cronica difficoltà di collocazione nel mondo lavorativo che, inevitabilmente, costituisce una fonte inesauribile per la Camorra atta ad alimentare i circuiti criminogeni e la presenza a rischio ridotto nel territorio, per non imputabilità dei delitti commessi dai minori.
Lo spaccio e il traffico di sostanze stupefacenti trovano in questa regione un terreno fertile anche per il suo consumo.
L’emergenza rifiuti costituisce al momento il punto culminante e forse l’ultimo stadio dello scontro fra il Contro-Stato del Meridione, rappresentato in questo caso dalla Camorra, e lo Stato nazionale legittimo.

“Il costante controllo del ciclo dei rifiuti attraverso la gestione di discariche abusive realizzate in cave o in terreni e attraverso l’aggiudicazione degli appalti per la raccolta dei rifiuti, il loro smaltimento e le conseguenti operazioni di bonifica dei siti provoca in tutta la regione uno stato di crisi, a causa del progressivo intasamento e sovraccarico degli impianti di smaltimento. L’esaurimento delle capacità di stoccaggio è strettamente collegato alla mancata realizzazione degli impianti di termovalorizzazione, ove poter utilizzare le eco balle, quale combustibile per l’energia.” (Rapporto del Ministero degli Interni sulla criminalità in Italia, 2006.)




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