Eugenio Scalfari

Data Mon 26 May 2008 8:00 | Categoria: iLibrieleNotti

In questo libro che inizia col primo ricordo di un bambino che “annaspa tra la morte e la vita” e si chiude con la dimenticanza della “terribilità della morte” di un vecchio che s’avvia serenamente all’ultimo atto - sto parlando de L’uomo che non credeva in Dio, Einaudi 2008, autobiografia di Eugenio Scalfari - latolineo (fra altri) il seguente brano:

“Il bisogno di interloquire con i posteri fornisce un segnale prezioso per misurare la nostra vitalità. L’indebolirsi della sua intensità segnala un inizio di declino. Noi ci troviamo ora in una fase di declino e ne abbiamo la percezione perché avvertiamo sempre meno il bisogno di interloquire con i posteri. Il bisogno di futuro si è affievolito.” (pagina 90 – Capitolo IX. Un mestiere crudele.)
E annoto a pie’ di pagina: ‘Interloquire con i posteri vuol dire pensare concretamente non soltanto a coloro che verranno, a coloro che saranno vivi quando noi saremo morti, ma anche ai posteri che sono già intorno a noi, ai giovani e giovanissimi che ci dicono e ci ascoltano. Vuol dire ascoltare e dire a Gennariello, e ad Agata – la sua vivace compagnuccia. Ecco perché, scrivendo - con le parole, le immagini, le note - su questo nostro sito-rivista dobbiamo sempre tenere a mente, e nel cuore, tutti noi coautori, Gennariello, e Agata: perché sono il nostro futuro.’

Jean-Paul Sartre diceva “L’inferno siamo noi.” In un certo senso è vero, ma è vero anche che siamo il Paradiso. Dove per ‘inferno’ è da intendersi il mondo caotico che ci assedia da fuori e ci assale da dentro ogni notte, e per ‘paradiso’ il mondo cosmetico che ordiniamo e inventiamo ogni giorno.

POST SCRIPTUM
Questo libro di Scalfari non mi ha deluso soltanto perché non mi ero illuso: è così così - Eugenio è passabile come scrittore, ma grande come giornalista.

Quanto al giornalista autore di articoli, mi piacerebbe molto che uno dei nostri coautori commentasse il suo bell'articolo di ieri su 'la Repubblica'.

E quanto al giornalista fondatore di giornali, ricordo a tutti, coautori e lettori, che il 31 maggio la rubrica 'ultimogiornodelmese' è dedicata precisamente a 'la Repubblica' - fondata dal nostro appena trentadue anni fa.




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