Dietro ad un grande vino c'è una grande donna

Data Mon 19 May 2008 7:00 | Categoria: Muffa Nobile

una donna in una cantina

“Al mio funerale, si berrà un Chambertin 1955”, ha affermato Madame Lalou Bize-Leroy, una delle più forti personalità femminili del panorama enologico attuale.
Amata ed adulata, ed allo stesso tempo, detestata ed invidiata, Lalou, è famosa per il suo temperamento deciso e controverso. Ancora oggi, alla soglia dei suoi 77 anni, vive il suo lavoro con la stessa passione e lo stesso entusiasmo del primo giorno. Ho avuto l’onore di conoscerla a Vosne Romanèe in Borgogna nella sua azienda, assieme ad altri miei colleghi sommelier, durante un giro nelle più importanti cantine della zona.
Ancora increduli ci trovavamo in uno dei luoghi simbolo per il vino al mondo, e per giunta insieme a Madame Pinot, soprannome che le è stato dato dai grandi esperti di Pinot Noir. Inizia a far parlare di sé nei primi anni settanta quando diventa amministratore delegato del Domaine de la Romanèe Conti, l’azienda più celebre ed invidiata per il valore delle sue bottiglie.
Considerata uno dei più grandi palati di Francia, è capace di riconoscere le differenze dei suoi vigneti masticando un solo acino d’uva, e distinguere, durante le degustazioni alla cieca, il territorio di provenienza dei Grand Cru e dei Premier Cru di Francia.
Lasciata la collaborazione con la Romanèe Conti, intraprende un percorso che la porterà ad essere riconosciuta ed apprezzata per le sue scelte decise e vincenti. Adotta in modo efficace per i suoi terreni, i principi della Biodinamica, una metodologia fondata sull’Antroposofia di Rudolf Steiner, rinunciando all’uso di diserbanti e fertilizzanti chimici, sfruttando i vari elementi che la natura possiede, dai minerali presenti nel terreno alle forze cosmiche dei pianeti.
Sempre più distante dalle nuove mode del vino create dai nuovi e rampanti wine-maker, ha sempre cercato di ottenere dei vini che siano la massima espressione del proprio terroir, rispettando appieno le caratteristiche del vigneto e dell’annata. I vini, come dice lei, sono un insieme di dettagli, naturali, che non hanno bisogno di grandi manipolazioni ed interventi chimici.
Stanchi e soddisfatti, dopo quattro ore di degustazione, Lalou ci ha deliziato con l’apertura a sorpresa, di una bottiglia di Chapelle Chambertin annata 1966. Non era il suo preferito, ma noi eravamo entusiasti lo stesso!

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