Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Quando passava di là non riusciva a resistere alla tentazione - Pagina stampabile - profili - Fulmini e Saette


Quando passava di là non riusciva a resistere alla tentazione

Data Mon 19 May 2008 8:00 | Categoria: profili

Non un Profilo in Profili. Profili erano nati per uno spazio diverso, e con motivazioni precise. Non escludo che, in questo spazio, tornerà, di tanto in tanto, qualche vecchio Profilo, ma, pur mantenendo la rubrica il vecchio nome, per come erano stati pensati ora non troverebbero più giustificazioni.

Michele camminava diritto per la sua strada. Pensava fosse sapere di tutti che ci sono strade che non vanno da nessuna parte. Quel giorno, in quel preciso momento, camminava distratto, con la testa sopra il capello, quando alzando gli occhi incontrò dio cioè la sua immagine cioè proprio lui in persona. L’altro, dio, come ogni essere perfetto, invero perfettissimo, e onnisciente era completamente consapevole di sé. Era così pieno di qualità da sembrare persino più bello ed era di una bellezza assoluta e senza pari. Camminava come se sfiorasse l’asfalto; strada di periferia quella, strada modesta. Michele lo riconobbe subito, ma Michele, per vizio congenito, peccatore tra peccatori, quando incontrava dio, si chiedeva sempre, per prima cosa, se aveva peccato, poi si accertava di essere desto e, solitamente, cominciava a diffidare.
Michele in verità diffidava con estrema naturalezza, era un vizio suo congenito di cui non riusciva a liberarsi. Diffidava e poi pensava di saperle le cose. Era un dio perfetto, quello, ma a volte distratto e un po’ pasticcione. Non si potrebbe spiegare altrimenti come avesse potuto costruire l’uomo, riflettendocisi dentro, con tanta raffazzonata approssimazione. Un uomo sempre più o sempre meno simile alla scimmia (questione di punti di vista da cui lo si osservava). Un uomo che non riusciva a riconoscere le parole della sua stessa mente. Un uomo che si rendeva schiavo della stessa carne di cui era ricoperto. Così stava pensando Michele.
Tutti danno per scontato che dio non possa avere ne dubbi ne contraddizione; non è precisamente così. Michele sapeva che non era così e anche l’altro lo sapeva, ma non lo voleva sapere. Lui voleva parlare come un dio e amare come un uomo. Penso che tutti sappiano che l’origine della vita è proprio nella parola. Dio, l’abbiamo debbo, aveva momenti di confusione e così, distratto, si trovava a parlare come un uomo e ad amare come un dio. Educato e benevolo concesse a Michele di percorrere un breve tratto di strada insieme; forse voleva solo parlare del più e del meno, forse gradiva un po’ di compagnia anche se modesta. Come per ogni essere umano anche in Michele l’inizio fu di vero imbarazzo.
Venne a sapere, tra il dire composto e controllato dell’essere supremo, che lui amava tutti ma non amava i ciechi, di qualsiasi nazionalità fossero. Ecco una cosa che sorprese Michele. Michele era sempre stato convinto, fino ad allora almeno, che l’amore universale comprendesse tutti; fosse assoluto. Eppure anche per esperienza doveva capirlo che non c’è cosa che comprenda tutti, che seppur universale contenga l’intero universo. Ad esempio i porci, i porci sono solo porci e non si può amare un porco o una pulce, anche perché, nel caso di quest’ultima, è talmente piccola e fastidiosa che nemmeno simpatia può riscuotere; talmente piccola che si rischia di calpestarla e nemmeno accorgersene. Dio diceva parole talmente gonfie di importanza che Michele si sentiva proprio una pulce. Si accorse che non gli piaceva punto essere pulce. Fu a questo punto che ritenne opportuno inserire nell’incontro un punto di domanda.
Dio non amava i punti di domanda. Oltre ai ciechi non amava i punti di domanda e, naturalmente, i dubbi e tutte le persone dubbiose. In verità c’erano alcune altre cose che non amava, anzi molte, e altre che non gradiva. E’ una storia vecchia quella che era anche piuttosto suscettibile. Michele pensava a queste cose, e le teneva per sé, e non se ne faceva una colpa, perché stava passeggiando con un dio piccolo, di secondo ordine, e le sue riflessioni, ne era certo, non avrebbero potuto offendere nessuno. E poi è facile credere in dio quando si è dio. Riesce un poco più complicato quando si è solo un suo umilissimo servo e ancor più quando si vorrebbe non essere servo. Michele era troppo inaffidabile e indisciplinato per amare quella conversazione.
Una ragazza che passava, riconoscendolo, chiese loro se potevano fare una foto assieme. Michele fece violenza alla sua testarda gentilezza e si lasciò vincere dal peccato di gola di una pastarella mentre passavano davanti alla sua pasticceria preferita, così entrò. L’altro non ebbe l’impudenza di insistere e di seguirlo o forse era talmente superiore da capire.
Forse Michele aveva sempre sperato di incontrarlo prima o poi. Ora non era più certo di volerlo incontrare ancora. Quello che si dissero durante il tragitto, almeno per ora, rimarrà un segreto.




La fonte di questa news è Fulmini e Saette
http://www.fulminiesaette.it

L'indirizzo di questa news è:
http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=885