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i diritti e i doveri

Data Tue 6 May 2008 4:00 | Categoria: diario

Le prime pagine dei giornali e delle testate televisive di questi giorni sono occupate dal se ed in che misura sia stata violata la privacy dei contribuenti a seguito della pubblicazione sulla Rete dei redditi - messi a disposizione dall’Agenzia delle Entrate.

In primo luogo, c’è una legge che stabilisce che la cifra che ogni cittadino guadagna deve essere pubblica. In secondo luogo, occorre ricordare che l’articolo 53 della Costituzione recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva”. In terzo luogo, consideriamo più da vicino alcuni passaggi fondamentali della nostra Carta costituzionale.

“La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”. (art 2 Cost.). Questo articolo, non meno importante del primo “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro” e del terzo “Tutti i cittadini hanno pari dignità e sono uguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”, non viene richiamato con la stessa intensità e frequenza con cui vengono richiamati quelli appena citati.

Il ruolo assunto dai lavoratori e dal lavoro, contenuto nell’art. 2, è disciplinato sia nella seconda parte dell’art. 3 “[…] E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica economica e sociale del Paese” che dall’ultimo capoverso dell’art. 4 “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società”.

Di notevole rilievo sono gli articoli (36, 37, 38) sulla retribuzione, sull’orario di lavoro, sulla parità di diritti tra uomini e donne, diritti che nei fatti in larga parte non sono attuati.

A fronte dei diritti sono fissati i doveri per i cittadini e per la Repubblica affinché essi compiano un compito attivo e responsabile per lo sviluppo del Paese.

Quanto al ruolo dell’impresa e del mercato il riferimento è agli articoli 41 , 42, 43 di cui si riportano in sintesi i passaggi essenziali. “L’iniziativa economica privata è libera. Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana. […]”. […] “La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale…”

Oggi il sistema economico italiano risulta così articolato: pochissime grandi imprese private o semi-private o semi-pubbliche che hanno rilievo internazionale; un numero consistente di imprese pubbliche locali; piccole-medie imprese, spesso raggruppate nei distretti, con significative propensioni all’export, forti nella competizione globale ma per certi aspetti vulnerabili tecnologicamente e finanziariamente. Alcuni si spingono ad affermare che in Italia, per loro merito, “si è creato un modello di democrazia economica che pure ha prodotto solidarietà” (Alberto Quadrio Curzio).

Il principio di “solidarietà”è presente in tutta la prima parte della Costituzione dedicata ai diritti e ai doveri dei cittadini, soprattutto nel titolo III - Rapporti economici. Il mercato, che peraltro non viene mai menzionato, è però largamente percepibile sullo sfondo.

Nella rubrica “Economia della solidarietà” Luis Razeto, il 14 aprile scorso ha inviato un post, cui ne farà seguire un altro, che ha per titolo: Crisi, mercato e ‘altra economia’. Egli, parlando di mercato, sente il bisogno di fare una serie di precisazioni interessanti. Sapere da lui quanta influenza possa avere la Carta fondamentale di un Paese, anche in presenza di un’ economia globalizzata, su questi temi, sarebbe oltremodo auspicabile.




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