Il perché di una decisione

Data Sun 4 May 2008 8:00 | Categoria: vita di imprenditore

(Oggi nasce un nuovo coautore del sito-rivista, Fort, completo di rubrica, 'vita di imprenditore'. Per ciò siamo ancora più allegri del solito.)

Anche se è passato un bel po’ di tempo, ricordo benissimo quel mezzogiorno di 30 anni fa, nel 1979.
Andò così.

Eravamo sposati da due anni ed Alessandro aveva sei mesi. Lavoravo solo io.
Il padrone di casa dove abitavamo ci aveva dato lo sfratto e la notizia ci colse completamente impreparati.
I costi che ci chiedevano per l’affitto erano alti. Constatammo che il costo mensile era uguale se non superiore ad una rata di mutuo e così prendemmo la decisione di acquistarla, la casa.
Mi diedi un gran da fare per cercarne una. Bisognava stare in una fascia di prezzo che fosse compatibile con la rata del futuro mutuo che andavamo a richiedere. Il tutto si traduceva in una casa modesta, modestissima anzi. E così fu.
La modestia dell’abitazione era compensata dall’entusiasmo, tutto giovanile, dell’avere la nostra casa di “proprietà” da dove nessuno ci avrebbe potuto mandare ancora via.
Però la casa era, effettivamente, troppo modesta.
Quel mezzogiorno di un sabato piovoso, in prossimità del trasloco, andammo a fare l’ennesimo sopralluogo per cercare di adattare i mobili che già avevamo, alla nuova casa.
Forse influì la giornata piovosa e fredda.
Il fatto fu che andai nella stanza che doveva essere la cucina e lasciai la Clara da sola, in quella che doveva essere la futura camera da letto. Quando tornai da lei mi accorsi che, appoggiata con la fronte al vetro della finestra, piangeva: - È proprio brutta - mi disse rassegnata.
Invece lei era bellissima mentre si asciugava le lacrime con il dorso della mano come i ragazzini.
Fu allora che ebbi uno dei miei scatti di orgoglio che sempre hanno influito sulle mie decisioni più importanti. Mi dissi:
- Questa ragazza ha lasciato la sua bella casa, aveva tutto ed altri pretendenti che di case ne avevano ben più di una, si è messa contro i suoi per potermi sposare ed adesso è qui che piange.
È una cosa che non esiste né in cielo né in terra. Non lo posso permettere, non sarei un uomo, altrimenti.-
Debbo “fare soldi” per una casa più bella, decisi.
In base a questa mia decisione considerai che, con il mio lavoro in banca, stavo solo perdendo del mio tempo.
Così come avevo già lasciato il mio lavoro a Riccione in autogrill (uscii anche su di un giornale locale: ero il più giovane vicedirettore di autogrill ed a Riccione, poi!) per finire in un grigio ufficio di una banca in Cordusio, il tutto al fine di poterla sposare, adesso avevo deciso di cambiare lavoro e, sempre per amore.
Mi ci vollero sei anni per guardarmi attorno, inventarmi un lavoro, pianificare il tutto ed iniziare nel 1985. Non ebbi mai un attimo di ripensamento: per la Clara ne valeva la pena. Era nato un imprenditore.




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