Sonata per Violino (e Pianoforte)

Data Fri 16 May 2008 7:00 | Categoria: briciole musicali

Cos’è una Sonata per Violino?
Ce lo facciamo illustrare da Mozart e da Chaplin.

Iniziamo con la Sonata per Violino e Pianoforte più deliziosa della storia del cinema, da “Luci della Ribalta (Limelights)” di Charlie Chaplin, con Chaplin al violino e Buster Keaton al Pianoforte; musica originale di Chaplin; non siamo sicuri del tempo, ma diremmo: Allegro (Inciampando) – Adagio (Commovente) – Prestissimo (Con Piroetta Finale)






Seguono degli estratti da due delle Sonate per Violino più belle di Wolfgang Amadeus Mozart (1756-1791):
Dapprima l’Adagio (primo movimento) dalla Sonata in G (K379) composta a Vienna nel 1781;
Quindi l’Andantino sostenuto e cantabile (secondo movimento) dalla Sonata in B flat (K378) composta a Salisburgo, sua città natale, nel 1779.

Perché ve le proponiamo in ordine invertito rispetto a quello nel quale sono state composte?
Intercettiamo queste creazioni di Wolfgang alla transizione fra il clavicembalo e il fortepiano. Le sei sonate pubblicate nel 1778 riportano ancora nel frontespizio la dicitura “per il clavicembalo”. Mozart ha accesso ad un fortepiano nel 1781, nel 1785 ne possiede uno. È legittimo (ancorché altrettanto arbitrario) lasciarsi cullare dall’idea che Mozart abbia concepito queste due sonate con il nuovo strumento in mente.
Attenti perché non è questione da niente. Se fino al 1750 circa era il violino a dominare nelle sonate per i due strumenti, con Johann Christiann Bach (1735-1782) è la tastiera che assume il ruolo guida e il violino che si limita ad accompagnare. L’apparizione del fortepiano prima e del pianoforte poi, porterà ad un riequilibrio dei ruoli, processo elaborativo che troverà il pieno compimento solo con Beethoven.
Torniamo alle nostre due sonate.
La K379 si apre con un grande Adagio in G major (quello che state ascoltando) che porta ad un Allegro in G minor da cui scaturisce un nuovo Tema con variazioni (5) e (inusuale) ritorno finale al tema, completamente rielaborato.
Nel movimento centrale (quello che state ascoltando) della sonata K378 già dalle prime battute la frase musicale è condivisa dai due strumenti.
Mozart lascia l’opera laddove Beethoven riprenderà il cammino, portandolo a compimento, elevando cioè a pari dignità i protagonisti.
Provate ad ascoltare queste sonate come se si trattasse di una conversazione fra due amanti, non un fraseggio fra due strumenti.





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