Post n. 8

Data Sun 13 April 2008 7:00 | Categoria: zona di sovrapposizione

Ovvero di come possono essere imprevedibili le sovrapposizioni

Capitava anche a me, alcune volte, di abbandonarmi a delle fantasticherie. E mi capita tuttora. Però mentre prima le liquidavo come sogni ad occhi aperti, buoni, nella migliore delle ipotesi, a far passare un po’ di tempo in distensione, da qualche tempo le tratto con rispetto. Più di recente, insomma, ho cominciato a prenderne in considerazione i contenuti per verificare se esse non corrispondano ad un “qualche cosa” che reclami ovvero richieda ovvero necessiti di una corrispondenza nella realtà. Prima di fare un esempio, vorrei dare un significato a quel “qualche cosa” e propongo: messaggio, informazione, richiesta di, ecc.
Insomma a me sembra che il momento fantastico, o di desiderio, sia una richiesta a soddisfare un bisogno; questa richiesta si manifesta attraverso un linguaggio ed una simbologia da interpretare e non va ignorata.

Ed ora l’esempio. (Ciascuno se ne scelga uno a piacere.)

Mi piace immaginare di essere all’aperto, con il caldo o con il freddo, con il sole o, meglio, con la pioggia. E immagino di correre. Corpo e mente una cosa sola. I muscoli non si stancano mai, la testa gode del vento e della pioggia. Cambiano gli scenari: montagna asfalto sterrato. Una libertà vissuta attraverso il movimento, ma che è anche mentale. Se rispetto questa fantasia, devo concludere che probabilmente mi piacerebbe esprimere la mia vitalità attraverso la corsa non solo intesa come sport. Se sono coerente con questa conclusione la traduco in pratica e succedono cose inaspettate. Vediamole.

Comincio a correre. Scopro che il risultato non è la fluidità sognata perché mi manca la tecnica e l’allenamento. Dopo i primi giorni capisco anche che non si possono bruciare le tappe, ma che ci sono tempi da rispettare e che i progressi maturano, non avvengono. Non si corre solo con le gambe, si corre molto anche con le braccia, importanti per imporre al corpo la rotazione necessaria all’avanzamento. Il passo non può essere più lungo della gamba. Anche nello sforzo i movimenti devono essere rotondi e morbidi per realizzare una buona economia di corsa. È indispensabile chiudere l’allenamento avendo svolto i lavori del giorno e raggiunto gli obiettivi prefissati. Anche solo fermandoci qui ce n’è abbastanza per dire che la leggerezza e l’instancabilità presenti nella fantasticheria hanno una corrispondenza nella realtà se si è in grado di riconoscerli nei progressi, nella presa di coscienza dei propri strumenti e capacità, nella pienezza di un allenamento e di una gara. Da qui al lavoro o ad altro il passo è breve.

Un gesto primordiale come la corsa è talmente semplice, che non ammette trucchi e costringe alla sincerità con sé stessi.
I suoi riflessi illuminano l’impostazione di altre attività. Avere interpretato un momento fantastico ci ha evitato delusioni e siamo finiti a migliorare la qualità della vita passando per un’attività di testa di sovrapposizioni.

L’esempio che ho portato è facile, ma quello che mi premeva dire è che non è detto che se si immagina una cosa e questa sembra irrealizzabile vuol dire che è impossibile soddisfare il bisogno che quella immaginazione mette in evidenza.
Anzi sono convinto del contrario e cioè che quel bisogno è possibile soddisfarlo. La soluzione passa attraverso la traduzione e l’analisi. Alcune volte dipende quasi solo da noi, nel senso che le condizioni ambientali esercitano vincoli quasi trascurabili; altre volte l’ambiente è determinante e le cose si complicano.

Come per esempio nel caso della giustizia cui facevo cenno nel Post n. 7. Ma questo potrà essere oggetto di riflessione dei prossimi post. In attesa del Post n. 9 invito l’eventuale lettore a fare qualche esercizio.




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