Le banche private salvate dai fondi pubblici

Data Wed 9 April 2008 8:10 | Categoria: il crogiolo

Le grandi banche nordamericane stanno dettando a Ben Bernanke, presidente della Banca Centrale Americana, i provvedimenti di utilizzo crescente di fondi pubblici nel finanziamento delle banche in crisi. In cambio le banche forniscono dati parziali sulle perdite, in modo da evitare il panico sui mercati.
La crisi finanziaria globale ha posto nuovamente in risalto il problema che emerge ciclicamente (in occasione delle crisi finanziarie, appunto) e cioé il nesso tra innovazione finanziaria sempre più rapida e regolamentazione dei mercati sempre più lenta.

Il segretario al Tesoro degli Stati Uniti Henry Paulson ha predisposto un piano di 281 pagine che pone al centro del sistema della vigilanza riformata la Fed, con compiti estesi anche al controllo di organismi non bancari, come le finanziarie e le assicurazioni. Anche in Europa si sta pensando ad una riforma della vigilanza bancaria operando un trasferimento della vigilanza alla Bce, e rimodulando in questo modo i compiti di vigilanza delle banche centrali dei singoli stati.

Intanto giorno per giorno emergono situazioni di crisi di banche internazionali. La Ubs, la più grande banca europea, annuncia una svalutazione del suo patrimonio di ulteriori 12,5 miliardi di dollari. Nel corso dell’anno altre grandi banche internazionali hanno operato svalutazioni. Infatti le più grandi banche d’investimento americane hanno effettuato svalutazioni del loro patrimonio deprezzando i titoli connessi ai mutui subprime. La JP Morgan ha ridotto il capitale per 2,9 miliardi di dollari, cifra rilevante eppure molto bassa se paragonata alle svalutazioni delle banche concorrenti: la Merril Lynch lo ha ridotto di 22 miliardi, la Citigroup di 20,4 miliardi, la Ubs di 18,7 miliardi e la Morgan Stanley di 10,1 miliardi.

Queste svalutazioni parziali del patrimonio creano problemi di valutazione economica delle società bancarie e finanziarie in crisi. Ne rappresenta un esempio l’acquisto da parte della JP Morgan della Banca Bearn Stearns. La banca americana Bearns nel 2007, a seguito della crisi di due suoi hedge fund, opera una svalutazione del suo patrimonio di 1,6 miliardi di dollari. A seguito della crisi e del panico che ne è scaturito i creditori della banca hanno interrotto i finanziamenti e gli azionisti hanno venduto sul mercato, in un lasso di tempo ristretto, un quantitativo enorme di azioni. Al fine di scongiurare un fallimento della banca il presidente della Fed incarica la JP Morgan di acquistarla fornendole un finanziamento di 29 miliardi di dollari. Il prezzo stabilito è di 2 dollari ad azione rispetto ai 159 dollari che il titolo aveva raggiunto come massimo dell’anno. Le reazioni di azionisti e dipendenti della banca sono veementi tanto da indurre i vertici della JP Morgan a quintuplicare l’offerta a 10 dollari ad azione.

Questa vicenda conferma come tutto il sistema è attraversato da profonde incertezze, e il timoniere naviga a vista operando scelte giorno per giorno. L’uscita dal tunnel della crisi si avrà quando l’ammontare delle perdite sarà stato interamente riportato nei bilanci delle società. Solo allora vi sarà la certezza sul valore reale degli assets e ritornerà la fiducia negli investitori.

La paura di una crisi sistemica del sistema finanziario internazionale sta portando ad una serie di proposte di riordino delle istituzioni di vigilanza e ad una rivisitazione dei regolamenti operativi. Nei prossimi giorni analizzeremo le proposte che stanno emergendo sia negli USA che nella UE .




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