6 - Fabio Benincasa, Arte del ricordo e scienza dei sogni

Data Thu 20 December 2007 8:30 | Categoria: eyes wide open

Di recente mi capitano spesso sotto gli occhi immagini e spezzoni di Eternal Sunshine of the Spotless Mind (1) di Michel Gondry e mi viene dunque spontaneo spendere due parole su questo regista. Per la carriera che ha avuto non c’è dubbio che Gondry è uno che sa che cos’è l’audiovisivo. Ha fatto videoclip per Bjork e spot per la Adidas. Alla fine è approdato a Hollywood in coppia con quello che è forse uno dei più importanti sceneggiatori americani sulla piazza: Charlie Kaufman, l’uomo del Ladro di Orchidee o di Essere John Malkovich.
Eternal Sunshine malamente ribattezzato Se mi lasci ti cancello con l’idea balzana che la gente vuole vedere film demenziali, in realtà è un film sulla memoria e sull’oblio. Cosa succederebbe se ci fosse un metodo per perdere la memoria degli amori finiti male? Sarebbe etico? Rifaremmo sempre gli stessi errori? Diventeremmo esseri manipolabili? Così il protagonista, un bravissimo Jim Carrey, si trova a fuggire nei suoi stessi ricordi per evitarne la cancellazione (inutilmente): un viaggio totalmente mentale. Il film è presto diventato un cult, specie negli USA; in Italia, terra di smemoratezze e rimozioni, non ha preso molto il pubblico. Gondry è diventato famoso come «giovane promessa» (in realtà è nato nel 1963) è tornato in Francia e ha girato La science des rêves, malamente tradotto in Italia come L’arte dei sogni.

Il film, grazie anche a un Gael Garcia Bernal molto gigione, ha avuto un enorme successo in Europa. Di solito lo si ritiene superiore ad Eternal Sunshine (vi prego non me lo fate chiamare Se mi lasci ti cancello). Io non sono molto d’accordo e già quel titolo che chiama in causa una «scienza» dei sogni mi suscita antipatia. In questi due film abbiamo davanti a noi due possibili immagini del lavoro dell’artista. Conservare la memoria e produrre i sogni. Ma nel secondo caso l’intero approccio di Gondry sembra adulterato. Bernal si muove in un mondo di sogni che spesso e volentieri è preferibile alla realtà, Jim Carrey si muoveva all’interno di ricordi, magari falsati, ma che voleva conservare.

Perché Gondry si preoccupa tanto di passare dall’Arte del ricordo alla Scienza del sogno? Ma per dimostrare ai suoi compatrioti di saper produrre sogni come un autore. L’Arte del sogno cerca immagini belle attraverso effetti poetici: troppo scoperto elogio della fantasia (il difetto che aveva per esempio Amelie). Il pubblico viene gratificato perché può sentirsi tanto tanto poetico e infatti nel film è completamente assente il cinismo ebreo-americano di Kaufman. Allora faccio un elogio del cinismo? Piuttosto a me piace l’ambiguità nelle immagini. Quando sono lasciato libero di decidere che cosa è poetico e che cosa non lo è, che cosa è arte e che cosa è scienza.

Fabio Benincasa

(1) Da un verso del poeta inglese Alexander Pope che significa “L’eterno splendore della mente immacolata”




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