1 - Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale

Data Sat 8 December 2007 7:30 | Categoria: diritto e rovescio

[Nasce oggi la nuova rubrica DIRITTO E ROVESCIO di ‘Giuseppe’, uno studente di diritto e studioso di rovescio.]

Pensieri passeggeri sui fondamenti del diritto penale.

Il diritto penale, i suoi fondamenti, la sua legittimazione.

Tema affascinante, perché questa della pena, del castigo, è una realtà con la quale veniamo a contatto fin da bambini, quando scopriamo che l’affetto dei genitori può manifestarsi con gesti di tutt’altro sapore (ad esempio, con sonore pacche sul sedere), e che ci accompagna per tutta la vita.

Ma andiamo con disordine.

Il primo pensiero che s’affaccia alla mia mente è che si tratti di un atto mostruoso, dico che una persona decida deliberatamente di dirigersi verso un’altra creatura, con questo proposito: “ora ti faccio soffrire”. In chi prova questa esperienza, ma anche in chi non la prova, in noi tutti insomma, sorge l’eterno interrogativo: “perché?”.
Anche per questo aspetto, non c’è soluzione di continuità con la nostra infanzia: i genitori, nell’atto del punirci, dichiaravano “lo faccio per il tuo bene!”, i più spiritosi dicevano “da grande mi ringrazierai!” Ed anche l’attuale ordinamento giuridico sembra voler dire al condannato “è per il tuo bene”. Il 27 comma tre della Costituzione, infatti, stabilisce che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. E qui i pensieri si affollano.

Anzitutto, per quanto mi riguarda, la parola “pena” mi rimanda ad un ambito interamente contrario al senso di umanità, nel quale cioè non riesco ad individuare uno spazio conforme al criterio di umanità. E poi c’è appunto quello che dicevo prima, l’antico ritornello, “lo faccio per il tuo bene”, che trova qui identica connotazione: “lo faccio per [ri]educarti”.

Vi sono diverse teorie che si propongono di render ragione della pena, le citerò. Nel prossimo post. Fulmini m’ha imposto di essere breve, ed io non so farlo se non facendomi a rate. Mi dispongo in ascolto dei vostri commenti, dei tuoi commenti, gentile lettore, gentile lettrice, e mi firmo




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