5 - settembre 2007

Data Sun 30 September 2007 7:10 | Categoria: ultimogiornodelmese

Qual è l’evento più importante del mese di settembre 2007, accaduto tra il centro dell'anima e i confini dell’universo? Cinque amici e amiche di blog lo raccontano qui, in ordine alfabetico, per 'fare insieme'.

Passaggio del testimone.

[Per me, Fulmini, l'evento degli eventi è stato rivedere e riabbracciare un vecchio amico e la sua nuova complice, Pietro e Svetlana, nella loro casa di campagna di Vitorchiano, agli inizi di questo vecchio e nuovo autunno. Ecco uno dei loro meli. A sinistra, in secondo piano, un ulivo; a destra, in fondo - nell'azzurro leonardesco della prospettiva dei colori - l'Umbria.]

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Pressappoco.
Ho visto un grillo parlante alla "nessuno dei suddetti", dire pressappoco delle verità, ho visto dei blitz finire pressappoco bene, ho visto che la terra morirà pressappoco fra cinque miliardi di anni, ho visto un uomo piangere davanti alle immagini di Richard Nixon dimissionario in tv e subito dopo un isomorfo socialista rimpiangere un dimissionato Craxi Bettino: il che è pressappoco lo stesso, ho visto un arbitro fischiare un fuorigioco e il giocatore era pressappoco sulla stessa linea del difensore,
ho visto le borse mondiali bruciare pressappoco duecento miliardi di dollari un giorno sì e l'altro pure, ho visto dei ladri entrare da una finestra che era pressappoco fatta su misura. Questo ho visto in questo settembre.
Non ho visto, neanche quest'anno i "settembrini", bluastri fiorellini spontanei "tipici" del capodanno contadino. In loro perdurante assenza, mi godo, pressappoco, il prodotto veramente tipico di questo "mio" settembre: il pressappochismo... dilagare!
[http://ilbokkaglio.ilcannocchiale.it/ ]
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Persuasione occulta e libertà di Mercato.
Ci saranno dentro anche messaggi subliminali? Chissà e poi, chi li controlla? Fortunatamente (ma forse sfortunatamente) non sono più interessato al fenomeno però, l’ho vissuto. Come tutti i genitori, del resto, che hanno o hanno avuto figli alle classi elementari e su di lì.
La signora era indispettita dal fatto che si è soggetti ad una implacabile dittatura commerciale. “Insomma, fanno un vero e proprio lavaggio del cervello a questi bimbi durante trasmissioni cosiddette per ragazzi che sono dei veri e propri contenitori di pubblicità. Ti ritrovi poi ad essere costretta a comperare scarpe, magliette, zainetti e compagnia bella che non valgono più di tanto ma te le fanno pagare a peso d’oro, un’iradiddìo. Hanno così convinto i ragazzini che, se non comperi quella marca, ti piantano di quei casini, pianti ed urla che devi per forza cedere. Ti considerano “rivale” se non gli comperi quella marca” .
Si lamentava di questo, la mia cliente, e suggeriva la soluzione: “Il Mercato deve essere libero, è giusto questo ma, anche chi acquista deve essere libero di scegliere. Ed invece, di fatto non lo è causa rimbambimento del figlio (testuale). Allora, a questo punto, come già hanno fatto con i superalcolici, le sigarette, potrebbero anche vietare la pubblicità dei prodotti destinati ai ragazzini visto che questi non sono in grado di discernere ancora.”
Non so chi legge ma, di primo acchito mi sembra che abbia ragione.
[http://fort.ilcannocchiale.it ]
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Niente lifting per me, grazie.
Come ogni anno a settembre accendendo la TV rimango colpita dalle varie showgirl e conduttrici (ma anche dai vari showman e conduttori), che tornano dopo l’estate tirate a lucido e “liftate” più che mai. Mi colpiscono i loro visi levigati, artificiali, gli occhi che si fanno sempre più piccoli e sempre meno espressivi, gli zigomi piallati, le labbra rimpolpate… E ogni volta ripenso alla vecchia Minolta di mio padre e al divano di pelle dei miei genitori.
La vecchia Minolta di mio padre andava sempre con lui. La ricordo nello zaino, protetta solo da un caldo maglione, o penzoloni al collo di mio padre, mentre affrontava una discesa sulla neve o si inerpicava fra le rocce delle dolomiti. Ne ha presi di colpi, la vecchia Minolta e si vedono tutti: la ghiera dell’obiettivo è sbeccata, ci sono segni un po’ dappertutto. Ma mio padre diceva: devo averla pronta, se passa uno stambecco… E così ne ha visti di stambecchi, la vecchia Minolta, e quanti ne ha immortalati! Ed ora viene con me, avvolta in un sacchetto di plastica sul gommone: se salta fuori una balena… E quando mi dicono “ma se si rovina” rispondo con le stesse parole che usava mio padre: è fatta per essere usata, non per rimanere a casa nella custodia.
Ecco, io voglio essere come la Minolta di mio padre: voglio che intorno ai miei occhi si vedano i segni di tutte le cose che hanno guardato, per le quali si sono sgranati o socchiusi; voglio che intorno ai miei occhi si vedano i raggi di tutto il sole che li ha rallegrati. Non voglio che i miei occhi siano come quelli di chi ancora non ha visto niente, di chi è stato lasciato a casa nella custodia. Voglio che la mia pelle sia segnata come quella del divano dei miei genitori, su cui sono passati piedi irriverenti di bambini e abbracci e ciotole di pop corn. Voglio una pelle su cui si leggano i segni delle risate, una fronte che si è preoccupata, guance che hanno accolto i baci e il vento. Non voglio una pelle come quella dei divani a cui nessuno ha mai tolto la fodera.
Quindi, niente lifting per me, grazie.
[Per caso mi è caduto lo sguardo su questo post che avevo pubblicato lo scorso anno, a settembre, sul mio blog. Mi piacerebbe riproporlo per la "nostra" rubrica ‘fare insieme’ perché, ahimè, rispecchia ancora perfettamente quello che ho pensato anche quest'anno accendendo la tv.]
[http://www.prishilla.splinder.com ]
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Shofar
Dopo la sincope dei calori estivi, settembre è il vero inizio dell’anno come gli ebrei sanno bene visto che il loro Capodanno, Rosh Hashanah, si festeggia questo mese. Riprende puntuale nel paese la farandola della politica-spettacolo fra minacce di fucilate, Vaffa-Day, Grilli gridanti e Mastelli volanti. Alla TV non c’è più il plastico di Cogne, ma la bicicletta di Garlasco: si è passati direttamente al dadaismo. Tutto ciò cade nel mio quieto disinteresse. Mentre gli italiani sono distratti, i birmani sfidano la reazione del loro spietato regime. Si massacrano i reporter e si taglia internet per isolare il paese. L’offensiva del governo di Rangoon contro il web mi porta a riflettere. In caso di colpo di Stato la televisione si addomestica, la radio trasmette marce militari. Ma internet non ha un centro è troppo difficile da controllare: bisogna solo farlo sparire. Durerà ancora molto la lotta fra utopia della comunicazione e censura. Intanto ieri il commissario europeo Frattini ha richiesto la censura selettiva di alcune parole pericolose come «genocidio» o «bomba». Sempre per la nostra sicurezza, come succede in Birmania.
[http://sogniebisogni.ilcannocchiale.it ]
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Settembre, andiamo.
Settembre è un po’ come capodanno. Noi non c’eravamo quando riempire i granai annunciava la preparazione al nuovo ciclo vegetativo che veniva così celebrato rendendo grazie a Dio per la sua benevolenza. Né quando il computo del tempo “alla bizantina” faceva iniziare l’anno da questo mese, e così per tutti gli anni che, quindici per volta, componevano il ciclo dell’indizione. E ancor prima, in coincidenza con l’equinozio d’autunno, alla faccia di quel mese che il calendario voleva settimo dell’anno liturgico, ignorando il tempo degli uomini. Che era tempo fiscale ed agricolo, ahinoi, che pure continua a scorrerci nel sangue se dobbiamo prestar fede e ascolto alle coincidenze che nella nostra mente scavano un solco profondo, lasciando “al di là” ciò che siamo stati (ferie comprese) e “al di qua” i cocci dell’ozio, ma anche una sostanziosa lista di conti e di buoni propositi spesso difficili da onorare.
Settembre, fino a poco tempo fa, si portava via un’ora di luce riappropriandosi della notte, consuetudine sciaguratamente trasformata in proroga inutile, ché l’ora legale ad ottobre è solo una deformazione della nostra paura nei confronti dei commiati. Da quando il Poeta disse che era “tempo di migrare”, in ognuna delle nostre vite ha cominciato a specchiarsi l“erbal fiume silente” sul quale, in direzione del mare, le partenze dolorose sembrano essersi moltiplicate insieme alle fughe di ogni ulteriore primavera.
È davvero sorprendente quanto le strade di settembre invitino ad andare avanti senza voltarsi indietro, pena un sovrapprezzo di malinconia troppo alto da sopportare. Esuli e pellegrini coincidono così al di là delle scelte personali, riuscendo persino a fare un po’ di strada insieme. I primi hanno in tasca un biglietto di sola andata e nell’iPod ascoltano da trent’anni ad libitum quel Neil Diamond che di September morning
http://www.youtube.com/watch?v=V6SuqSrbfIw
e di distacchi se ne intendeva. I più ottimisti canticchiano Alberto Fortis, nel cui testo prevalgono i verbi declinati al futuro.
http://www.youtube.com/watch?v=XW3J5M2Kq1I
Nell’aggregarmi alla carovana moderatamente pensierosa non posso fare a meno di ripassare Lucio Battisti, un 30 settembre qualunque e un uomo qualunque “seduto in quel caffè” a far finta di essere impermeabile alla nostalgia, a tentare una fuga dalla realtà prima di sbatterci il naso e veder svaporare le cose, a frantumare e ricomporre la vita accaduta “già e non ancora”. D’altronde, chi più di lui (e in tempi non sospetti) ha scritto qualcosa proprio sull’ULTIMOGIORNODELMESE?
http://www.youtube.com/watch?v=DWtKQX3c5yI
[http://squilibri.splinder.com/ ]




La fonte di questa news è Fulmini e Saette
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