la lunga crisi

Data Sat 22 March 2008 8:00 | Categoria: il crogiolo

La crisi finanziaria internazionale riserva ogni giorno un evento nuovo. Il rischio di una crisi sistemica si avvicina ogni giorno di più. Una crisi che vedrà nuovi fallimenti di istituzioni finanziarie dopo quelli della banca Bern Stearn, delle società di privaty equity, Carlyle e Blackstone, di societ cioè che sino ad oggi hanno valorizzato i risparmi, prestato denaro per gli investimenti, regolato i movimenti di valuta ecc. Il rischio che la crisi finanziaria condizioni l’economia mondiale è reale e molte economie stanno registrando notevoli decrementi nella produzione del loro reddito nazionale. Una crisi dagli effetti devastanti dell’economia mondiale come quella del 1929 è nelle probabilità, ma se lasciata a se stessa potrebbe avere effetti ancora più distruttivi proprio perché più stretta è la connessione tra i mercati e più estesa la quantità di strumenti finanziari creati a debito in questi ultimi anni. Oggi si hanno, però, rispetto al passato, conoscenze teoriche più elaborate sulle crisi finanziarie.
I provvedimenti presi dalla Fed ieri si pongono in questa logica e confermano il ruolo, anche disperato che le autorità americane stanno svolgendo..Come si vedrà in seguito molti di questi provvedimenti sono presi utilizzando soldi pubblici e questo sta aprendo un confronto, molto debole in verità, tra liberisti ortodossi, contrari, ed il resto degli economisti, che benché di scuole differenti, nei casi di emergenza come questi, si iscrivono, da buoni americani, alla scuola dell’economia pragmatica.

Uno degli interventi della Fed, la Banca centrale americana, è stato quello di abbassare al 2,25% dal 3%, il tasso dei Fondi Federale e cioè dei prestiti che le banche si scambiano tra loro.
La Fed ha preso però un’iniziativa più importante che di solito viene praticata nelle situazioni di crisi epocali, si è posta cioè come creditrice di ultima istanza nei confronti del sistema finanziario. Operativamente l’operazione si svolge così: se uno strumento finanziario non troverà un prezzo congruo sul mercato (il che sarà la regola), l’intermediario che lo possiede potrà collocarlo, anche per un periodo di sei mesi, presso la Fed ricevendo in cambio liquidità. Uno degli aspetti peculiari di questa crisi infatti è rappresentato dall’impossibilità di prezzare i miliardi di titoli strutturati, di derivati, in patrimonio delle società. In alcuni post precedenti abbiamo spiegato la natura di questa difficoltà.

Le nuove regole contabili, infatti, impongono, per la valutazione dei titoli, il mark to market, cioè la valutazione giornaliera che il mercato effettua dei titoli nelle operazioni di acquisto e vendita. Ma se il mercato, come oggi accade, non tratta quelle attività? Si dovrebbe passare al mark to matrix e cioè i titoli in portafoglio delle società dovrebbero essere valutati comparandoli ad atri titoli dalle caratteristiche simili. E se non ci sono titoli confrontabili sul mercato? Allora dovremmo passare al mark to model, ma le valutazioni ottenute dai modelli sono troppo teoriche e nelle fasi di crisi diffusa come l’attuale nessun operatore prende come base di valutazione di un titolo, il prezzo teorico scaturito dal modello. Ecco l’importanza del provvedimento della Fed; valorizza il titolo e fornisce all’istituto finanziario proprietario la liquidità che non trova sul mercato, in questo modo è garantito il corretto funzionamento del mercato.

La Fed ha inoltre stabilito che a fronte del fallimento di una banca un’altra banca patrimonialmente sana può acquistarla, infatti la Bearn Stearn fallita è stata acquistata da una grande banca come la JP Mprgan.
Saranno sufficienti questi provvedimenti ad arrestare la crisi ? Vedremo nei prossimi giorni. L’estensione dei soggetti interessati e la sua profondità ci fa prevedere ancora tempi lunghi.





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