3 - Dialogo con le uscite degli ascensori per disabili del nuovo metrò a Torino

Data Wed 5 December 2007 8:00 | Categoria: edifici contemporanei

- E tu chi sei? Non ti avevo mai visto, eppure passo sempre da qua!

- Sono l’involucro dell’ascensore per disabili del nuovo metrò di Torino, fermata Re Umberto. Sono costituito da elementi vetrati, per tre lati in vetro chiaro stratificato temperato di 20 mm di spessore, composto da due vetri temperati da 10 mm assemblati con film di PVB, mantenuti in opera mediante aggrappi circolari a sfera in acciaio inox (spazzolato grana 220), con traverse, compresa interposizione di rondelle di tenuta in neoprene, e steli in acciaio inox (spazzolato grana 220), fissati…
- Ehi, fermati! Interessante, ma non ti ho chiesto di parlarmi con il Capitolato con cui sei stato realizzato. (1)

- D’accordo, cosa desidera sapere?

- Perché pensi tu sia stato realizzato in vetro e acciaio? E inoltre, gli involucri degli ascensori delle altre fermate sono stati realizzati uguali?

- “Prima domanda: penso che mi hanno fatto così perché l’acciaio e il vetro rappresentano la modernità, l’aggiornamento, e il metrò è anche tutto questo, no? E poi, il montaggio così è più veloce, a secco, formato quasi interamente in officina e solo da assemblare in opera, quindi con minimi inconvenienti possibili. Seconda domanda: sì, ho un gemello omozigote per ogni fermata. Più che altro, siamo cloni, a dire il vero. In generale “La progettazione delle stazioni (stazioni tipo e stazioni speciali) è stata sviluppata attenendosi agli indirizzi generali architettonici contenute nella Carta dell'Architettura dell'Arch. B. Kohn fornita dal Committente. L'obiettivo principale della Carta dell'Architettura è stato di garantire la coerenza estetica dell'insieme delle stazioni affermando un'omogeneità della concezione spaziale e un concetto architettonico che unifichi le stazioni sia dal punto di vista dei volumi, che della trasparenza e dell'architettura: principi di…



- Alt alt! Ora mi stai ripetendo quanto scritto nel sito di Geodata. Senti, ma secondo te, non sarebbe stato meglio caratterizzarvi un poco diversamente, a seconda della parte di città in cui siete, ciascuno con un proprio disegno, magari affidato a qualche giovane mamma (architetto). Ti trovo dignitoso, ma forse un inserimento migliore e più vivace sarebbe stato possibile.



- Forse si. Ma vedi, sarebbe costato di più, esponeva a rischi, bandi di concorso, forse ritardi nei tempi, o altre grane. Io no, sono, con i miei gemelli, un oggetto di design; definito una volta per tutte, seriale. Uguale qui come a Collegno, come in corso Francia. Asettico, neutro, moderno, cerco di non dar fastidio, e perdite di tempo in fase di progettazione ed esecuzione.



Lo so: le mie dimensioni non derivano da proporzioni compositive quali sezioni auree, rettangoli armonici, ma da normative, economie costruttive e meccanica. La mia posizione non è relazionata al passo dei portici. D’accordo, forse non ho molto spirito. Ma lo spirito (esiste?) è una complicazione inutile: del resto, non crediate che voi uomini, sempre più simili a macchine e sempre più dipendenti da esse, ne siate tanto forniti. Allora, che fai? Mi provi o prendi la scala mobile?

Note:

1) in realtà, quella parte di descrizione è tratta da un altro capitolato di un’opera analoga.



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