4 - Intervista al Museo dell'Ara Pacis a Roma

Data Sun 27 January 2008 8:00 | Categoria: edifici contemporanei

Arrivo da Piazza di Spagna, attraversando le vie minori e gli edifici con portici degli anni trenta, che costeggiano il Mausoleo di Augusto. La vedo intanto in controluce, un po' di fianco e un po' di dietro. Più sexy di come tanti la descrivono:


E infine, di fronte:



- Buongiorno: potrei farle una breve intervista? E' per il blog-rivista ‘fulminiesaette’.

- Un'altro! E va bene, ma ad una condizione: che non faccia domande con intento polemico o malevolo. Non mi chieda insomma se sembro un benzinaio.

- Sì signora, non lo farò, lo prometto. Allora, la mia prima domanda è questa: si trova a suo agio in questa terra straniera, a Roma, in Italia?

Mentre attendo la risposta, vedo il violento contrastare delle dure e grosse ombre portate dai grandi serramenti con le ombre proprie e delicate del marmo dell'Ara Pacis:



l'incombere delle massicce ed elementari strutture della piastra e della copertura (con superficie bianca, già macchiata dal tempo) sulle finissime e precise sculture dell'Ara:



la abilità nel risolvere i raccordi di livello all'esterno; l'eleganza fredda e un poco indifferente del disegno della signora; gli enormi muri di travertino a spacco o levigato, che muri non sono, ma volumi cavi con ossatura metallica che sorregge le lastre; la troppo composita, non netta e chiara, struttura:



La volontà di fare entrare l'esterno all'interno, in parte vanificata dalla eccessiva presenza dei grandi serramenti.
Vedo la grande difficoltà del fare una architettura che sia di forte identità, e nello stesso tempo interamente subordinata al suo contenuto. Che sia perfetto coro d'accompagnamento. Laddove invece mi pare costellato da una incontenibile serie di piccoli e talvolta dissonanti acuti da primadonna, in primo luogo nel suggerire e poi contraddire senza motivo elementi di simmetria, cioè nel non avere l'umiltà e il coraggio di quella simmetria; e infine nel fare spesso massiccio ciò che il senso comune vorrebbe leggero, e leggero ciò che vorrebbe massiccio.
Vedo un disegno e un colore senza cuore, che non è Roma.
Finché il sole smette di battere.



- Si trova a suo agio a Roma, signora? Risponda, la prego. Signora?



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