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LUCE SENZ'OMBRA. Capitolo quarto.

Data Sun 25 October 2020 2:00 | Categoria: iLibrieleNotti



finestra e foglio di plastica



Capitolo quarto


La prima inquadratura del film Luce senz’ombra è una panoramica, non esattamente questa che seguirà, ma qualcosa del genere: ciò che si vede dall’alto dei Monti Sabatini, che si trovano nella Tuscia, dalle parti di Bassano Romano e Sutri e Trevignano. Anzi che si vedeva nei primi Anni Novanta del Novecento, quando ho girato in quei luoghi il mio secondo film, Non ho parole:
https://www.youtube.com/watch?v=F0n7GzuFDA8

In quel film ho raccontato il mio sgomento per la morte di Eftimios adolescente e nello stesso tempo per la morte della vecchia civiltà moderna.

La vita e la morte e i miracoli di Eftimios li ho poi raccontati per esteso qui:
https://www.youtube.com/watch?v=e5hreaIQvy4&t=84s

La vita e la morte e i miracoli della civiltà moderna li ho raccontati (con Luis Razeto) nel libro multimediale in chiaro La Vita Nuova:
http://pasqualemisuraca.com/sito/index.php/scienza/196-la-vita-nuova-versione-multimediale.html

Dicevo: la prima scena di Luce senz’ombra è una panoramica sulla natura da una finestra, seguita da una serie di inquadrature all’interno di una casa tra gli alberi al lago, dove parlano e agiscono un figlio adolescente, Eftimios, e un padre, io.

La seconda scena è una ripresa cittadina da una finestra, seguita da una serie di inquadrature prima all’interno di un appartamento e poi all’esterno, per le vie notturne romane, dalle parti tuscolane, di tre giovani infelici.
Per capire cosa siano i ‘giovani infelici’ secondo Pasolini leggere questo saggio peripatetico: http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=3026

Ma è venuto il momento di rivelare per intero il soggetto del film Luce senz’ombra. Cosa mette in scena e in immagine questo film?

Questo film racconta i figli del Sessantotto, nel momento in cui stanno passando dall’adolescenza alla giovinezza. I figli del Sessantotto si dividono grosso modo in due tipi fondamentali (mettendo subito bene in chiaro che i ‘tipi fondamentali’ sono generizzazioni sociologiche, e nella realtà esistono soltanto singoli individui tutti diversi tra loro): i ‘felici nonostante tutto’ e gli ‘infelici nonostante tutto’-

I ‘felici nonostante tutto’ sono rappresentati, personificati, da un figlio che vive in una casa tra gli alberi al lago, e scrive col padre la sceneggiatura per un film – siamo verso la fine degli Anni Ottanta del Novecento. Il figlio è malato, di un tumore maligno al cervello, tuttavia è sereno, e lavora con gioia col padre alla costruzione di un mondo nuovo.

Gli ‘infelici nonostante tutto’ sono rappresentati, personificati, da un gruppetto di giovanissimi, e precisamente da quei giovanissimi terroristi che verso la fine degli Anni Ottanta del Novecento hanno sequestrato, imprigionato una vigilante del carcere romano di Rebibbia, l’hanno interrogata, giudicata, ammazzata. Insomma lavorano infelicemente alla distruzione del vecchio mondo.

Il padre e il figlio sono persone storiche, realmente esistite. Il padre sono io e il figlio è Eftimios. I giovanissimi terroristi e la vigilatrice di Rebibbia sono anche loro persone storiche, sono realmente esistite, e la loro storia l’ho appresa dai giornali, dalle televisioni, dalle radio, dai libri.

Insomma (secondo me, si capisce) verso la fine del Novecento alcuni giovani hanno cominciato a costruire un mondo nuovo, e alcuni altri hanno cominciato a distruggere il mondo vecchio. Oggi si continua a fare questo, confusamente, contraddittoriamente, mentre la gran massa degli intellettuali, degli scienziati, degli artisti, si baloccano con problemi oziosi, e in dissolvenza incrociata sta continuando a morire la vecchia civiltà moderna e sta continuando a nascere la nuova civiltà degli umani creativi e autonomi e solidali.

Il film si concluderà con la morte di Eftimios così come è effettivamente avvenuta nella primavera del 1987. È triste, è atroce, morire adolescente in primavera, sì, intuendolo Eftimios e vedendolo coi miei occhi io suo padre, eppure, nonostante tutto, Eftimios è andato a morire serenamente, col sorriso sulle labbra, senza mai versare una lacrima, senza mai lamentarsi. Una vera ‘luce senz’ombra’, per me. Forse anche per voi.

Dovete sapere che vent’anni fa, quando era una bambina – ora è una dottoressa che cura le malattie -, Virginia, la figlia minore di Guido, un mio amico molto amico, sapendo che scrivevo poesie e racconti, un bel giorno mi ha scritto una email nella quale mi chiedeva di scrivere per lei un racconto su una statua di un bambino che sta al centro della piazza principale di una città. L’ho fatto, ispirandomi – pensate un po’ – al bambino, al ragazzo, all’adolescente dagli occhi lucenti, ad Eftimios:

“Nella piazza principale della nostra città c’è la statua di un bambino in cima ad una colonna. Bianca la colonna, bianco il bambino dal profilo antico, l’indice poggiato orizzontalmente alle labbra, lo sguardo volto all’infinito. Nessuno di noi ricorda da quanto tempo ci siano la colonna e la statua, ma tutti conosciamo la leggenda che c’erano da prima e la città venne dopo. C’era dunque un bambino molto bello che un giorno camminava tra le colline e il mare, fu preso da un grande pensiero e si fermò accanto ad un roveto. Le spine gli ferirono i piedi, che cominciarono a sanguinare. Il bambino più pensava e più imbiancava ma non si fece distrarre dal dolore. I pescatori e i contadini lo videro da lontano, un lampo fermo al centro di un lago che si muoveva, si avvicinarono e non smettevano di guardarlo tanto era bello. Finché una notte, spaventati dal fatto che non si corrompeva, scavarono una buca per seppellirlo. Ma vi trovarono dentro una colonna bianca. Allora la innalzarono sul posto, posero sopra il bambino, segnarono il perimetro del suo sangue e dentro costruirono la città. La colonna è di marmo, ma di che materia sia la statua non è certo, nessuno è mai voluto salire fin lassù. Gli abitanti delle città vicine dicono sia d’alabastro o di quarzo, ma quando la luce del sole e della luna la colpiscono in un certo modo noi leggiamo sotto l’epidermide le vene i muscoli le ossa il cuore i polmoni il cervello del nostro bambino immutabilmente concentrato.”

https://www.youtube.com/watch?v=Y4qeE9OfRpo&t=6s


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L'insieme del libro multimediale, mano a mano che saranno resi pubblici i suoi singoli capitoli, andrà componendosi nel sito-rivista Fulmini e Saette e precisamente qui: http://www.fulminiesaette.it/modules/news/article.php?storyid=5067




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