Il bordo della medaglia

Data Thu 13 December 2007 3:40 | Categoria: zona di sovrapposizione

Dove, parlando di miracoli, si dice perché scienza e religione sono la stessa medaglia e non le facce della stessa medaglia.
Capita di sentir parlare di miracoli: alcune volte per motivare la beatificazione di qualche meritevole; altre perché ci si imbatte in persone che sostengono di essere state miracolate.
Come quel signore che, in una trasmissione dell’Infedele di Gad Lerner, sosteneva di essere stato operato nell’ospedale di San Giovanni Rotondo, notoriamente terra di Padre Pio, di un tumore con metastasi ormai ovunque. Il chirurgo, a suo dire, aveva praticato un’operazione impegnativa rimuovendo tutto quello che le conoscenze gli suggerivano di togliere. Devozione e fiducia in san Pio avevano fatto da sfondo all’intervento. Tornato per un controllo e risultando, a quella data, guarito, il medico avrebbe manifestato il suo stupore aggiungendo che non sapeva spiegarsi quella a quella data guarigione se non con un miracolo, che il guarito attribuiva al Santo in questione.
Ora, se il racconto rispondesse a verità, ci sarebbero molte cose da dire sul bravo medico. Quello che mi interessa sostenere in questo caso, però, è che noi siamo, ed ancor più eravamo, circondati da fenomeni che non riusciamo a spiegare. Ma ciò non giustifica una spiegazione che chiami in causa un intervento esterno. Se, infatti, su una faccia della medaglia poniamo la scienza e sull’altra la religione, è sul bordo che accadono le cose più turbolente, difficili e dolorose. Ma anche la più bella: la conoscenza. Il bordo è la parte più scomoda: stretto; alle estremità presenta due spigoli ed inoltre spesso è rigato (altri spigoli, quindi). A me pare che nel corso della storia dell’umanità il flusso di scambio fra le due facce è sempre avvenuto a senso unico: dalla faccia religiosa a quella scientifica. Passando per il bordo, dove si sono verificate le lotte più aspre e le conquiste più belle. Ecco perché mi sembra che i miracoli sono fra quelle cose che si trovano sul bordo e che prima o poi passeranno sulla faccia della scienza. Come al solito.

P.S.: Vorrei fosse chiaro che tutto quello che vado sostenendo non mira affatto a negare l’esistenza di un dio, è semplicemente il tentativo di affrontare certe questioni con gli strumenti dei quali siamo stati forniti. La divinità, così, acquisterebbe più importanza.



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