Gabriel Kolko

Data Fri 21 March 2008 8:00 | Categoria: saperi sociali

Ci si può chiedere che cosa è realmente accaduto nel XX secolo.

Gli storici e in genere gli scienziati sociali tendono ad interpretare il secolo appena passato con paradigmi e strumenti analitici formatisi nel corso del processo costitutivo del cosiddetto sistema mondiale moderno. Si tratta della forma assunta della costituzione della divisione europea del lavoro a partire dal XV secolo circa. Il modello vincente della definizione della divisione europea del lavoro è il complesso teorico che da Adam Smith giunge fino a Marx, per comodità denominato 'liberal-marxismo'.

Questo modello, denominato anche ‘concezione materialistica della storia’, attribuisce ai modi di produzione e al loro funzionamento un ruolo esplicativo dei principali processi organizzativi. L’economicismo, un pregiudizio positivo nei confronti della cosiddetta economia, ha dominato i modi di pensare il mondo del XX secolo. In questa ottica le grandi crisi economiche, i cicli, le recessioni etc., sono chiamati a spiegare i processi complessivi che segnano l’esistenza dei diversi gruppi umani. Insieme alle interpretazioni politiche della storia, quelle economiche continuano ad essere privilegiate ancora oggi.

Di fronte a questa diffusa, e sana, tendenza economicista, il processo costitutivo appare come un conflitto incessante fra operatori economici, in una sorta di concezione ultrasocializzata dell’agire, che finisce per ignorare o trascurare processi oggettivi fuori della portata dell’agire consapevole e volontario. Il XX secolo può e deve essere utilmente ‘spiegato’ in termini di storia economica e politica, ma vi sono altre variabili che non solo intervengono, ma addirittura possono segnare il processo in modo determinante. È questa la tesi centrale del libro di Gabriel Kolko, Il libro nero della guerra. Politica, conflitti e società dal 1914 al nuovo millennio, Roma, Fazi 2005.
La guerra, le guerre, sono al centro della spiegazione del XX secolo. Lo hanno segnato, hanno scandito le fasi principali del processo costitutivo, hanno imposto i ritmi della politica e dell’economia, disegnando le forme del sistema interstatale e della divisione del lavoro mondiale. La guerra diviene un canone di interpretazione della storia.

Gabriel Kolko è probabilmente oggi la figura più originale e autorevole della sinistra mondiale, certamente la più coerente e rigorosa. La sua interpretazione del nuovo capitalismo americano, il sistema delle 'giant corporations', nel suo intreccio con le strutture politiche, denuncia senza possibilità di smentite l’esito conservatore della democrazia americana, e The Triumph of Conservatism: A Reinterpretation of American History, 1900-1916 (1963) è una sorta di epitaffio per il progressivismo e per la ‘democrazia perduta’. L’elite del potere americana non farà che seguire, per dovere d’ufficio, i bisogni organizzativi del sistema delle società per azioni giganti, indipendentemente dalle sue propensioni sociali e culturali. Nessuna deroga è ammissibile¹.

L’interpretazione radical dello sviluppo organizzativo degli Stati Uniti, che avrebbe ‘dato un nome al sistema’ come capitalismo corporato, pur avendo uno spazio nelle biblioteche e fra cerchie minori dell’intellighentsia, non ha mai fatto breccia nel discorso politico che conta, ed è tenuta fuori con molta cura dal Partito Democratico². Kolko comunque, su queste basi sviluppa la sua storia della ‘costruzione americana del mondo’, ossia un’interpretazione di sinistra del XX secolo come secolo americano.

Insieme alla costruzione americana del mondo, il libro nero della guerra veicola un messaggio ancora più pessimistico, denunciando la radicale inanità di ogni guerra ‘by design’, ossia di ogni pretesa dei fautori di conflitti militari di risolvere i problemi o anche semplicemente di anticiparne gli effetti perversi. Il Libro di Kolko segue passo passo le principali guerre del ventesimo secolo, col loro carico di illusioni e di fallimenti, distruzioni, devastazione degli assetti materiali, istituzionali e culturali, fino alla perversione totale dell’umanità.

Di fronte a tanti altri processi epocali che hanno segnato il mondo, quello delle guerre endemiche appare come il tratto più perverso, una tentazione costante dei gruppi umani, che poi passano gran parte del loro tempo a ricomporne gli effetti traumatici. Nel Libro nero come in altre sue opere, la potenza storiografica di Kolko lo eleva ad una sorta di Dante del nostro tempo, alle prese con un inferno che non sarà mai esorcizzato.


¹ Questa tesi è al centro di Gabriel Kolko, The Roots of American Foreign Policy: An Analysis of Power and Purpose, Boston, Beacon Press 1969

² Per un quadro più argomentato, cfr. Orlando Lentini, La sinistra americana pensa il mondo, Milano, Angeli 2008




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