Fellini ed io

Data Sat 12 November 2016 5:00 | Categoria: leOpereeiGiorni


Ho visto due volte Fellini, lui una volta me.

Era una mattina presto del 1986, avevo 38 anni e stavo girando il mio primo film – Angelus Novus. Precedendo di diverse ore la troupe arrivo a Piazza del Popolo, dove quel giorno si doveva girare la scienza iniziale del film (nel quale Mimmo Pesce impersonava Pier Paolo Pasolini). Sbuco da via del Corso nella Piazza, da sinistra entra nel mio campo visivo in piano a figura intera un omone con un mantello scuro, cammina a passi lenti e ampi e galleggianti e muove le mani come fossero ali e al rallentatore. A un certo punto si ferma, siamo al centro della Piazza, di lato all’obelisco, gli passo a fianco, lo guardo di profilo, è Federico Fellini che guarda fisso davanti a sé, il volto rivolto leggermente al cielo, un cielo nebbioso, non ancora mondato e illuminato dal Sole.

Qualche mese dopo, è un tardo pomeriggio, mi trovo nella saletta di attesa della visione dei giornalieri, a Cinecittà. Aspetto il mio turno, per vedere il girato dei giorni precedenti. Sono solo, anzi no. Dall’altra parte della saletta, c’è Fellini, seduto, anzi intronato in una poltrona scura, e ai suoi piedi, letteralmente, inginocchiata, una giovane bella donna lo ascolta rapita. Lui le sorride le dice qualcosa sottovoce lei assentisce. Io li guardo, anzi li scruto, i miei occhi si riducono a una fessura. Fellini si volta verso di me (lenta panoramica a sx e zoom) e replica al mio insistito sguardo giudicante con una fulminante occhiata iraconda. Non dice niente, gli occhi parlano per lui, mi dicono: “Cosa vuoi capire tu che sei giovane e potente, di queste cose, di questi rituali, di queste cerimonie?”



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