Capitale infetta

Data Tue 15 March 2016 5:00 | Categoria: lo Stato del meridione

Alfonso Sabella, ex assessore alla legalità nella giunta Marino, presenta il suo libro “Capitale Infetta”.

di Filippo Piccione

Dopo l’esperienza con la giunta Marino, il magistrato antimafia Alfonso Sabella ha scritto un libro intitolato 'Capitale Infetta', che ha presentato da pochi giorni alla libreria Feltrinelli, Galleria Alberto Sordi, alla quale ha partecipato Raffaele Cantone, anche lui magistrato in aspettativa, con l’incarico di vigilare sugli appalti e l’anticorruzione.

Un evento importante sia per le conseguenze della vicenda Mafia Capitale, che hanno portato alla caduta della Giunta Marino, sia in vista della campagna elettorale per il rinnovo dell’Amministrazione capitolina.
Ancora non ci si rende perfettamente conto di come Roma abbia potuto essere soggiogata da Carminati e Buzzi, i quali per lungo tempo, indisturbati, riuscivano a intrattenere rapporti illeciti e corruttivi con l’intero arco delle istituzioni centrali e periferiche della città, - Ostia in particolare - creando quel “Mondo di mezzo” che nessuno ha saputo individuare e che ha dato vita a una criminalità di stampo mafioso sui generis di fronte al quale, in primis, la politica si è dimostrata incapace di comprenderne appieno le reali proporzioni.

Sabella è convinto che durante la giunta Marino le cose stavano cambiando. Il rispetto delle regole e della legalità nella vita amministrativa, la trasparenza delle gare d’appalto e l’ avvio della formazione di una nuova squadra di dirigenti - in particolare nei dipartimenti più delicati e nei municipi chiave – erano segnali che potevano far bene sperare. Ma resta ancora il mistero di Roma Capitale. Lo conferma la campagna elettorale appena iniziata con le primarie del Pd, dove è quasi completamente assente la questione del fenomeno mafioso che ha investito la Capitale.

In parte perché si pensa che esso sia stato ridimensionato con l’arresto dei suoi 37 persone che facevano capo al Mondo di mezzo e, in parte, perché, l’argomento, in sé, suscita imbarazzo e difficoltà anche per coloro che, pur volendo dare un volto nuovo e pulito alla capitale, non dispongono di mezzi efficaci per rimuoverlo definitivamente.

C’è però un passo del libro – ferma restando la validità e l’importanza del lavoro complessivo dell’Autore - su cui vale la pena riflettere. Ed è quello in cui si fa riferimento a Gaspare Spatuzza, killer di Cosa Nostra e poi collaboratore di giustizia. In sostanza egli aveva tracciato, già prima dell’avvento di Mafia capitale e della retata del 2 dicembre 2014 dei suoi esponenti, una fotografia nitida di quella mafia generatasi dall’amalgama tra la struttura corruttiva di Buzzi e quella militare di Carminati, dando una chiave di lettura delle specifiche dinamiche criminali di Ostia e di quelle dinamiche ancora inesplorate dalla stessa magistratura.

“Tutto quello che si muove: mobile e immobile, anche l’aria, è controllato dal responsabile di zona. Così era per me a Brancaccio a Palermo e così era per Triassi a Ostia. La cosa che ho notato, aggiunge Spatuzza, è che rispetto alla mafia, alla mafia palermitana o siciliana, a Roma hanno tutta un’altra mentalità, nel senso che non si vogliono sporcare le mani direttamente. Rispetto a Cosa nostra i romani cercano il criminale per investire ma nello stesso tempo rimanere dietro le quinte. Sulla sfera sociale è più difficile arrivare a questi soggetti che sono ancora più criminali della manovalanza, perché fin quando sei sulla sfera “braccio armato” e “braccio operativo”, viene più facile localizzarlo ma quelli dietro le quinte…”.

Fatte le dovute differenze con Tommaso Buscetta, il super pentito di Cosa nostra, che ha rivelato a Giovanni Falcone il sistema della mafia siciliana, anche le parole di Spatuzza potrebbero contenere qualche elemento per capire meglio gli intrecci di Mafia capitale con il modo politico e quello della burocrazia.




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