I figli della 'ndrangheta

Data Wed 10 February 2016 5:50 | Categoria: lo Stato del meridione

Salvare i figli della ‘ndrangheta è possibile

di Filippo Piccione

Lo scrittore calabrese Gioacchino Criaco, con il suo primo libro “Anime Nere” - pubblicato nel 2008 - Edizione Rubettino - da cui nel 2014 il regista Francesco Munzi ha tratto un film di successo, partecipando alla 71^ Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia - ha cercato di individuare i lati vulnerabili della ‘Ndrangheta.

Nel libro “Il saltozoppo” l’Autore afferma che “La Calabria è una terra strana, sospesa tra passato e presente. La sua lingua non conosce il futuro dei verbi e il domani è affidato al destino”. Il fascino del male in queste terre non è una finzione letteraria ma la vita vissuta di bambine e bambini sottoposti a una vera e propria educazione criminale che coinvolge anche i ragazzi delle famiglie normali e questo non cesserà fino a quando non si demolirà il mito della ‘Ndrangheta.

Quell’organizzazione criminale che si erge a potenza globale del mondo del malaffare, alleata dei Narcos e proiettata nei grandi traffici illeciti e nei grandi mercati finanziari strettamente legati al controllo del territorio attraverso un rete fitta con le famiglie dei luoghi in cui avviene la selezione dell’èlite criminale.
I capi famiglia trasmettono ai loro figli il codice d’onore, che consiste in una serie di reati come, il traffico e lo smercio di droga, l’intimidazione, l’uccisione, e l’ordine di eseguire un’esecuzione. I minori vengono avviati a intraprendere una vita criminale fin da piccoli e i figli dei mafiosi si sentono gli eredi naturali di questo potere impartito attraverso un rigoroso indottrinamento.

Roberto Di Bella, presidente del Tribunale dei Minori di Reggio Calabria, da un altro fronte, ci prova anche lui a colpire la ‘Ndrangheta in uno dei punti nevralgici della sua forza, intervenendo proprio sui minori nei confronti dei quali sia stata accertata una minaccia concreta alla loro integrità psicofisica.

Si comincia dalle attività illecite della famiglia: quando il minore commette un certo tipo di reati, come la resistenza al pubblico ufficiale, l’incendio dell’automezzo delle forze dell’ordine, che sono sintomatici di una escalation dell’attività mafiosa. In questi casi importante l’allontanamento del minore dal nucleo familiare e dal territorio per essere inserito in strutture comunitarie e soprattutto in famiglie, per consentirgli di respirare un’ area diversa da quella in cui è cresciuto, dandogli la possibilità di verificare che esistono altre modalità di relazione.

Si tratta sempre di provvedimenti provvisori sostenuti dal tentativo di avvicinare i genitori che mostrano segni di resipiscenza e voglia di collaborare con la magistratura e la polizia. Perché l’obiettivo è quello di sottrarre i ragazzi da un destino di sofferenza e di morte, di cui sono sempre più consapevoli le madri che sono stanche dei lutti e delle carcerazioni dei propri figli. Non è un’impresa facile.

Ma il progetto che ha in mente il presidente del Tribunale dei minori di Reggio Calabria, “Liberi di Scegliere”, che prevede la creazione di “èquipe educative antimafia”, può essere utile ai ragazzi che vogliono affrancarsi, proponendo altri valori e altre opportunità, in luogo di quelli della commissione del crimine e dell’esercizio della sopraffazione.

Il magistrato è convinto che questo percorso paga di più della repressione penale, indispensabile, e dello sequestro del patrimonio dei mafiosi che, sebbene anch’esso importante, finora non sono riusciti a estirpare il male, non solo della Calabria ma dell’intero nostro Paese.




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