Mafia e informazione

Data Sun 10 January 2016 5:00 | Categoria: lo Stato del meridione

Il rapporto mafia – informazione ha sempre rappresentato un riferimento importante per capire la tenuta del sistema informativo rispetto alle minacce della criminalità organizzata, piccola, media o grande che sia. Di tanto in tanto viene fuori che i giornali, su carta stampata e on line, ma anche le radio e le televisioni, soprattutto locali, per una serie di ragioni, non riescono a fronteggiare e contrastare, con i loro servizi, la presenza e le azioni malavitose dei clan. Una di queste ragioni è senz’altro da ricercare nel fatto che i giornalisti, il più delle volte, sono costretti a confrontarsi con un mercato del lavoro “in cui la retribuzione media di un pezzo di cronaca non supera i venti euro”. Una condizione di precarietà che si manifesta soprattutto nelle periferie, dove le mafie del luogo hanno gioco facile per tenere a bada coloro che operano in questo settore importante della vita civile, come testimoniano le migliaia di episodi censiti dalla Commissione Parlamentare Antimafia.

Dalla relazione, presentata da Claudio Fava, approvata il 5 agosto scorso, emerge l’esistenza di “una guerra a bassa intensità, fatta di minacce, intimidazioni, violenze, in un crescendo sistematico che va dalla lettera minatoria all’auto data alle fiamme, fino alle aggressioni vere e proprie”. Quanto basta, senza bisogno di ricorrere al gesto eclatante, a raggiungere l’obiettivo, che è il silenzio o l’annacquamento della notizia, della testata giornalistica.

Non è certo l’unica soluzione per sconfiggere questo allarmante fenomeno, ma può essere una buona idea quella di mandare in onda, su Raiuno, le storie di questi invisibili e indifesi cronisti dell’antimafia, raccontate in cinque puntate, una per ogni giornalista, poco o per nulla conosciuti al grande pubblico, che sono costretti a confrontarsi con le minacce quotidiane delle famiglie mafiose.
Ben venga il servizio pubblico ad illuminare anche quest’altro aspetto, anch’esso connaturato al malaffare, spesso sottovalutato e sottaciuto dalla grande informazione e ancora più frequentemente trascurato dalle istituzioni che sono chiamate a vigilare ogni qualvolta che si aprono varchi di illegalità e di sopraffazione. Anche questa realtà - che in prima battuta colpisce tutti quelli che fanno questo lavoro - se lasciata a sé finisce per diventare la banalità del male endemico che oltre a perpetuare violenza e intimidazione, crea sudditanza, complicità e silenzio, che è il brodo di coltura della malavita organizzata.

Filippo Piccione




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