Oro bianco

Data Fri 15 May 2015 6:00 | Categoria: lo Stato del meridione

L’”Oro Bianco” della ‘ndrangheta diventa sempre più lucente

di Filippo Piccione

Il sodalizio fra Nicola Gratteri, magistrato di spicco nella lotta alla ‘ndrangheta e Antonio Nicastro, autorevole storico delle organizzazioni criminali, è di lunga data. Insieme hanno scritto con la Mondadori sei libri, cui se ne è aggiunto un altro intitolato “Oro Bianco – storie di uomini, traffici, e denaro dall’impero della cocaina”. Come per i precedenti la lettura di questo libro, nel fornirti nuove informazioni e dati sempre più interessanti, rende più chiara la conoscenza della complessa macchina, oramai divenuta la più potente, che è quella rappresentata dalla ‘ndrangheta.

Frutto delle loro ricerche fatte sul campo e su riscontri obiettivi derivanti dalle indagini e inchieste condotte con scrupolo ed efficacia, anche questa volta ci troviamo davanti un documento essenziale per capire gli intrecci esistenti e sempre più solidi fra le organizzazioni criminali, la politica e le amministrazioni pubbliche. Con la potenza economica derivante dal traffico e dal mercato della droga, che ormai non conosce più confini geografici, così come l’azione svolta nei vari settori produttivi su cui investono con oculatezza e competenza, compreso il modo delle imprese e del commercio legali, la sua espansione non sembra avere limiti.
L’aspetto più rilevante che gli autori intendono sottolineare è che fra l’economia legale e quella criminale non c’è più separatezza, incompatibilità, l’una non contrasta l’altra. Potremmo dire con una battuta che è l’unico mercato libero dove non c’è concorrenza. Sembra che sia la convenienza reciproca a caratterizzare il proprio rapporto.

Perché e come nasce questa simbiosi? Perché l’enorme ricchezza delle mafie deriva prevalentemente dal traffico di droga, dal viaggio dell’Oro bianco” nel mondo che inizia in America Latina, dalla Colombia che, attraverso l’Atlantico, raggiunge l’Africa e l’Europa. Il business nel mondo supera 500 miliardi di dollari l’anno, l’equivalente di un quarto del nostro Pil. Nel bilancio della ‘ndrangheta il traffico della cocaina rappresenta la voce più consistente, pari al 66 per cento delle entrate dell’intero bilancio. Esso è gestito in larga parte da suoi uomini entrati a pieno titolo nelle stanze del potere che investono miliardi di euro in Italia, soprattutto alle aziende carenti di liquidità, e nel mondo.

Di fronte a tale allarmante situazione Gratteri e Nicaso osservano, sconsolati, ma non rassegnati, che le Istituzioni, comprese quelle dell’Ue, si limitano a promettere misure efficaci ma poi non mantengono gli impegni presi.

Una spiegazione al riguardo si rinviene nel fatto che nel 2014, l’Eurostat, l’agenzia statistica dell’Unione, ha deciso di inserire nel calcolo del Pil alcune forme di economia criminale come il contrabbando, la prostituzione e la droga, cui la il nostro paese si è uniformato, mentre alcuni pochi paesi, fra cui la Francia, no.




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