Associazioni antimafia

Data Sat 11 October 2014 6:00 | Categoria: lo Stato del meridione

Persino le associazioni “antimafia” sono diventate terreno di conquista della criminalità organizzata

di Filippo Piccione

La forza e la longevità delle mafie stanno nella capacità di mutazione e di adattamento alla situazione data che le consentono di dettare le sue regole e imporre i suoi stili di vita in un secolo e mezzo della nostra storia. La loro potenza cominciò a prendere consistenza quando la mafia si placò, non sparò nemmeno più un colpo, si immerse, fino a diventare invisibile, dando vita a una “cosa” nuova, quella cosa con cui ora sta pensando di completare il definitivo assalto dell’Italia.

L’epoca dei Totò Riina, dei Bernardo Provenzano e dei Matteo Messina Denaro è acqua passata. Se le infiltrazioni, le scalate, l’accaparramento di pezzi rilevanti dell’economia legale continuano a produrre i propri effetti, un gruppo bene addestrato di “cosa” nuova agisce alla luce del sole, in modo ordinato, composto. Nelle sue valigette eleganti non ci sono pistole, ma tablet dell’ultima generazione. L’estorsione, l’intimidazione, la minaccia e il ricatto, che servivano a controllare il territorio, sono strumenti del passato - anche se vengono utilizzati in molte realtà della Penisola da quel che resta della vecchia guardia, nostalgica e spietata.

Ora per arricchirsi, gli uomini di questa “cosa” nuova, che alcuni chiamano Cosa Grigia, i soldi se li fanno consegnare direttamente dalla Pubblica amministrazione per mezzo della quale trovano persino i canali per farsi arrivare i fondi dalla stessa Ue. Quella “cosa” nuova è ambientalista, come noi. Non sopporta più la vecchia politica, come noi. Dice come noi che la mafia le fa schifo.
Tanto che si è saputa camuffare così bene ed è presente con i suoi uomini nelle sedi e nelle associazioni antimafia. Che sono centinaia. Nate da Nord a Sud, sull’onda emotiva di arresti clamorosi fatti contro esponenti del crimine organizzato. Esse operando sul territorio nazionale sono diventate paladine della legalità. Queste associazioni, non sono però tutte affidabili. Lo rilevano i rapporti della polizia giudiziaria, i racconti dei pentiti, le inchieste dei magistrati. Dietro e dentro alcune associazioni si nascondono e si muovono interessi personali, vicini alla stessa criminalità organizzata che poi finiscono per emergere, facendo disperdere così lo scopo della lotta, della passione, del rischio e del coraggio di quanti hanno dato vita a piccole realtà che si erano ispirate al modello di Libera, Caponnetto, del movimento delle Agende Rosse, daSud, Addiopizzo, immuni ancora da infiltrazioni delinquenziali.

Il numero delle associazioni antimafia raggiunge oramai quota 87 mila di cui quasi 50 mila sono diventate onlus e si iscrivono nel registro dell’Agenzia delle entrate per poter ricevere il 5 per mille dei contributi Irpef degli italiani. Alcuni soggetti contigui alla mafia si inseriscono nelle associazioni antimafia. Addirittura fondandone alcune ex novo per avvicinarsi a cooperative a cui era stata affidata la gestione dei beni confiscati agli stessi mafiosi per permettere loro, in qualche modo, di riappropriarsene, puntando soprattutto sulle aziende produttive.

La crescita di comitati di impegno civile contro le mafie è un fatto di per sé positivo perché incentiva la cultura della legalità. Ma non può diventare ricettacolo o lavanderia per i riciclati pronti a fare di nuovo i fiancheggiatori della criminalità organizzata.

Anche qui occorre vigilare e questo compito principalmente deve essere affidato alle istituzioni di polizia e della magistratura. I dirigenti delle benemerite associazioni antimafia non possono fare da soli opera di autodisciplina e contrastare le insidie a volte raffinate e a volte minacciose degli infiltrati male intenzionati. I promotori di queste associazioni possono denunciare, segnalare anomalie, individuare comportamenti che destano sospetti. Il cittadino non vuole più imbattersi in una scritta che dice non solo: “la mafia uccide lo Stato ringrazia”, ma sentirsi stimolato a dare la sua fattiva collaborazione perché lo Stato e le istituzioni siano in grado finalmente di estirpare la malapianta mafiosa, dell’illegalità e della corruzione.




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