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La Scelta Giusta (4)

Data Fri 6 February 2015 4:00 | Categoria: il legame

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Kant risponde ad Aristotele. È errato fondare la legge morale su un concetto universale di cosa sia la vita giusta. Dov'è l'individuo in questa concezione? Dov'è lo spazio per la libertà individuale ?
Noi ci limitiamo ad invitarvi a fare attenzione al postulato implicito ed inconscio in tutti i pensatori moderni: che ci sia conflitto fra l'individuo e la comunità, che l'interesse, il benessere, la libertà dell'individuo divergano da quelli della comunità.
L'idea che l'interesse individuale coincida con l'interesse generale non è nemmeno discussa, è implicitamente inconcepibile.
Grandi sono le conseguenze teoriche di tale impostazione, del pensiero 'moderno': da un lato, per quel che riguarda l'individuo, vuol dire concepire l'individuo come un essere egoistico; dall'altro, per quel che riguarda la comunità, significa concepire la comunità come un aggregato di individui, come una macchina - e non come un organismo (avete mai visto un polmone i cui interessi siano in conflitto con quelli dello stomaco o del cuore? In un organismo le parti esistono solo come parti del tutto, separate da questo non esistono e non possono sopravvivere).
In questo modo di pensare l'individuo precede (teoricamente) la comunità.
L'unico pensatore moderno che ha contestato alla radice questo framework teorico, insistendo che l'individuo non esiste al di fuori della comunità, è stato Karl Marx (di cui Sandel ovviamente non parla). Fate però attenzione: il passo che Marx compie è "incompleto" (siamo a metà Ottocento, ha ottime ragioni, il dibattito sulla legge morale non è certo un dibattito teorico). Marx vede la società come il teatro di conflitti fra gruppi di individui organizzati fra loro ('classi sociali'). Siamo ancora all'insieme costruito attraverso il conflitto delle parti (anche se con Marx non parliamo più d'individui, di parti 'atomiche').




Questo impianto teorico si trascina sino ai nostri tempi e costituisce l'ostacolo (teorico) più grande che ci impedisce d'affrontare i problemi globali quali il cambiamento climatico, il riscaldamento globale, la gestione delle risorse mondiali che scarseggiano, la pianificazione della popolazione mondiale, la povertà mondiale (con tutte le questioni associate, l'esistenza pervasiva della open defecation, il non accesso ad un'assistenza sanitaria, all'educazione, al nutrimento adeguati per la maggioranza della popolazione mondiale), il controllo dei processi meteorologici alla base delle catastrofi naturali per usarne invece l'energia associata, e così via ogni volta in cui abbiamo a che fare con un insieme organico, ogni volta che il paradigma del macchinismo non è adeguato.
Lo sviluppo di una scienza degli organismi è ancora oggi ostacolata dal paradigma della scienza delle macchine (ricordate Cartesio?), dall'idea che per studiare un qualsiasi organismo lo si debba ridurre ad una macchina. Perché? Perché altrimenti si teme di perdere la capacità di predizione della scienza (senza la quale la scienza non esiste). Questa è precisamente la vera ragione che ha esiliato l'idea di finalità al di fuori della scienza, il terrore di non poter più prevedere e quindi trasformare la realtà.
Siamo ancora vittime del grande successo teorico della scienza moderna.
Ma se l'umanità non sarà capace di voltare questa pagina (teorica) - e, dopo aver creato una meravigliosa scienza delle macchine, di creare una scienza degli organismi - si estinguerà.







Concludiamo qui la nostra breve escursione nel campo della legge morale.
Le altre lezioni di Sandel sono state pubblicate qui:

parte prima

parte seconda

parte terza







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