Caravaggio cineasta

Data Tue 25 September 2007 8:00 | Categoria: leOpereeiGiorni

Questo mese dedico la ‘descrizione di descrizione’ che mi tocca a 'La Morte della Vergine', un olio su tela di cm 369 x 245 dipinto verso il 1604 da Caravaggio per la cappella Cherubini di Santa Maria della Scala a Roma, e conservato al Museo del Louvre di Parigi.


Venises ha più volte mostrato su queste pagine i rapporti organici tra certe musiche e certi spazi - vedi per esempio il post del 24 settembre 2007, nella rubrica BRICIOLE MUSICALI. Io potrei mostrarvi il rapporti organici tra questo quadro e lo spazio della cappella a cui era originariamente destinato: anche Caravaggio, come Biber, era artista materialista. Ma scelgo un altro punto di vista (in un certo senso idealista), scelgo un altro angolo di descrizione possibile: il rapporto tra pittura e cinema. E affermo che se Caravaggio fosse nato nel Novecento sarebbe stato un cineasta (riecco il materialismo), e aggiungo che tre secoli prima della possibilità tecnica del cinema egli ha anticipato il modo cinematografico di vedere la realtà (riecco l’idealismo).

Osserviamo il dipinto. In primo piano, nella fascia inferiore della rappresentazione, Caravaggio descrive la parte prossima della scena dall’alto: il bacile e la Maddalena (con quella mano sfocata per la troppa vicinanza alla camera di ripresa). In secondo piano, nella fascia mediana, descrive il compianto dei testimoni rivolgendo loro lo sguardo orizzontale dell’astante (concludendo il loro cerchio aperto – un’opera aperta). In terzo piano, nella fascia superiore, inquadra dal basso l’immane drappo rosso incombente su tutti e specchiante la tunica rossa della Vergine. Questo dipinto a olio è una sequenza filmica realizzata con una panoramica verticale a scatti.



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