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Anticorruzione

Data Thu 10 April 2014 6:00 | Categoria: lo Stato del meridione

Nella nota del 10 marzo scorso ci siamo occupati di due pubblicazioni: “La mafia non ha vinto”- il labirinto della trattativa - di Giovanni Fiandanca e Salvatore Lupo e “La Mafia ha vinto” di Saverio Lodato, contenente un’intervista con il super pentito Tommaso Buscetta.

Il libro “Operazione Penelope” – perché la lotta alla criminalità organizzata e al malaffare rischia di non finire mai - di Raffaele Cantone, in un certo senso, si pone in mezzo fra le due opposte posizioni sopra citate. L’autore è stato per otto anni un magistrato di punta alla direzione distrettuale antimafia di Napoli. Un osservatorio privilegiato e un avamposto decisivo per conoscere fino in fondo, e quindi poterlo meglio combattere, “un mondo complesso che affonda le sue radici nella realtà del Sud, da tempo uscito al di fuori dei confini della delinquenza tradizionale, diventando, a seconda delle convenienze e la capacità di penetrazione, ora un occulto quanto determinante socio in affari, ora un candidato “impresentabile” alle elezioni, ora un alibi dietro cui nascondere l’inefficienza delle amministrazioni pubbliche nel gestire grandi emergenze, prima fra tutte quella dei rifiuti campani”. Sia nel libro, che negli incontri pubblici (articoli sulla stampa, interventi in televisione e nelle varie interviste), egli ci fornisce uno spaccato reale della società italiana.

Una realtà da un lato dilaniata dall’anticultura imperante del malaffare e dall’altro la volontà di voltare pagina nel rispetto delle regole. Dalla sua opera emerge la speranza e l’invito di unire alla forza delle azioni il potere delle parole. Attraverso le parole e la comunicazione, ad avviso di Cantone, è più facile condividere una battaglia che è di tutti gli italiani. La battaglia contro l’illegalità diffusa che può corrodere, come sta corrompendo, le basi democratiche ed economiche dell’intero paese. Il suo delicato compito di uomo di legge e di osservatore attento ai mutamenti della società lo ha posto nelle condizioni di analizzare, meglio di altri, “le complesse trame tra la nuova borghesia camorrista dei colletti bianchi e gli amministratori pubblici, i politici collusi e tutto quel sottobosco delle cricche salendo su su fino ai centri del potere deviato e al fenomeno della corruzione, che rappresenta uno dei più gravi pericoli per la nostra economia attuale”.

Purtroppo non c’è solo la speranza ma anche la constatazione che questa efficientissima “zona grigia” - di cui hanno parlato prima di lui eminenti e valorosi suoi predecessori - contro la quale lottano magistrati e forze dell’ordine rischia di diventare appunto una tela di Penelope senza fine. In conclusione lancia un appello: per non lasciare soli chi sta in prima linea a combattere la criminalità organizzata occorre continuare a parlare e scrivere di corruzione e di malaffare.

Soltanto così l’illegalità potrà essere definitivamente sconfitta. Raffaele Cantone è stato nominato pochi giorni fa presidente nazionale anticorruzione dal consiglio dei ministri dopo il parere favorevole espresso all’unanimità dalle rispettive commissioni parlamentari. Un postazione importante occupata da un magistrato e da un uomo verso il quale non può mancare la fiducia e l’incoraggiamento dei cittadini che desiderano vivere in un paese legale.

Filippo Piccione



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