Ponchielli: Danza delle Ore

Data Sun 16 March 2008 12:00 | Categoria: briciole musicali


(Previati - La Danza delle Ore, 1899)


Inevitabilmente vi saranno già apparsi dinanzi agli occhi gli struzzi e gl’ippopotami danzanti di Walt Disney. Vorrei invece proporvi due altre chiavi di lettura di questa musica: 1) un quadro, un autore, una mostra; e 2) come siamo fatti noi.

Ecco come lo stesso tema è stato trattato da un altro autore usando un’altra tecnica, la pittura. Gaetano Previati (1852-1920), La Danza delle Ore (1899) quadro che ha attirato molteplici critiche (“è troppo semplice e troppo poco nuovo….. il disegno delle figure ne è eccessivamente trascurato”) ma che piacque ad altri: “Il colore giunge a spogliare la materia e a restare pura vibrazione. Il segreto che rivela la commozione dell’artista sta nel metodo impiegato, tenendo divisi i pochi colori componenti e distendendoli sempre in tratteggi sottili, di forma circolare.” (Tumiati). Potete formarvi la vostra opinione su quest’interpretazione del nostro tema odierno recandovi alla mostra “Ottocento: da Canova al Quarto Stato” a Roma, Scuderie del Quirinale (sino al 10 giugno). Potrete ammirarvi un altro quadro del Previati, Maternità - per me un’interpretazione unica di questo soggetto. Oppure il Quarto Stato di Pellizza, Il Bacio di Hayez (dove le figure scompaiono e resta solo il protagonista, il Bacio), il Ghiacciaio di Longoni, il Napoleone Bonaparte di Appiani, i Pugilatori di Canova, La Preghiera del Mattino di Vela, i tetti di Roma (uscendo). Noi ci fermiamo qui, augurandoci che magari altri nostri collaboratori vi parlino di questa mostra - meglio di quanto non sappiamo fare noi.

L’interpretazione di Ponchielli del nostro soggetto odierno sfrutta appieno quella che Bernstein chiama ‘l’attesa della ripetizione’ ma in modo diabolico. Ponchielli sceglie un tema minuscolo, esile, dichiaratamente banale. Le due note chiave del motivetto annunciano una chiusura inevitabile, secondo le regole dell’armonia. Il tema è annunciato subito, ma in modo incompleto; e l’esercizio è talmente semplice che siamo tutti capaci di completarlo da soli. Ed infatti lo completiamo mentalmente ed attendiamo l’inevitabile sviluppo. Come si passa dalla banalità alla bellezza? Sorprendendoci, ed obbligandoci ad attendere, il tema non si completa, la chiusura non arriva, Ponchielli ci riporta infinite volte indietro e ogni volta dopo quelle due note sembra non esserci più nulla, tutto si sospende. Attendiamo un’inesorabile conclusione che crediamo annunciata ma che non arriva mai. Solo quando abbiamo perso l’orientamento finalmente l’artefice chiude il tema, ciò che provoca un’inevitabile sensazione d’appagamento. Quindi il tema si ripete e si sviluppa nel modo più prevedibile possibile: siamo rassicurati – ma invece ci sta facendo abbassare la guardia. Su un passaggio ripetuto in modo ossessivo ed illogico entra in scena una tenue arpa: il suo suono dolce e sussurrato sembra rassicurante, invece è l’annuncio di un nuovo tema (i coccodrilli), di nuovo un tema incompleto che si chiuderà (ancora!) su due note, minacciose (i mantelli dei coccodrilli) finché (di colpo!) le briglie vengono sciolte alla danza finale, sempre più accelerata.

Di Amilcare Ponchielli (1834-1886), dal terzo atto, scena sesta dell’opera La Gioconda, state ascoltando: La Danza delle Ore.



P.S.= Nell’opera, il pezzo illustra un ricevimento alla Ca’ d’Oro di Venezia. Nessuna bella e giovane damigella veneziana ha accettato di ballare con noi, e così ci è toccato di restare seduti ad ascoltare la musica. Ma alla fine siamo ugualmente sfiniti ed appagati.









Walt Disney - Fantasia




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