I diavoli del Meridione (8)

Data Mon 15 July 2013 6:00 | Categoria: leOpereeiGiorni

I Diavoli del Meridione.

Fino ai diciotto anni ho vissuto in Calabria, un paradiso abitato da diavoli.

8. Signura

Nonna Ciccina aveva il cuore duro, si capiva dal fatto che non sorrideva mai, e dalla pettinatura.

Fra le sue domestiche una - più piccola e più giovane delle altre – era addetta alle sue unghie rosa e ai suoi lunghissimi capelli cenere. Il primo sabato di ogni mese li strecciava e lavava e oliava e pettinava e ricomponeva in una pettinatura sempre uguale: una treccia arrotolata sulla sua testa come un serpente su una roccia. La pettinatura di una Signora, e infatti era nota a tutti i paesani e i contadini e i pescatori come ‘a Signura’.

Tutti obbedivano ai suoi ordini, dati sempre da seduta.

Sempre seduta infatti la ricordo (solo alla fine era sdraiata, supina, ma di questo dirò dopo). Seduta era anche quel giorno del 1953, avevo appena compiuto 5 anni, quando regalò, tirandoli fuori con le mani bianche dal borsellino nero, 10 lire a Luigi fratello mio maggiore, e a me, fissando coi suoi occhi acquamarina i miei terra bruciata, 5 lire – la metà. La metà? Ritrassi la mano e dissi “Non li voglio”. Quel pomeriggio, di conseguenza, scoppiò l’Inferno.

Pasquale di Lucrezio e Tota aveva rifiutato un regalo di Nonna Ciccina!

Nessun parente ci poteva credere. La casa a tre piani dei Misuraca (abitata dalle famiglie dei suoi tre figli maschi – lei era insediata nell’appartamento del maggiore) fu squassata da urla e grida, porte sbattute e finestre serrate, e tremò come una casa normale tremava durante un terremoto. Seppi, anni dopo, che in quelle ore mio padre mi picchiò selvaggiamente, per l’affronto subito da sua madre Ciccina, Francesca D’Agostini discendente da Tommaso D’Aquino, a Signura. L’ho saputo ma non ricordo gli schiaffi e le cinghiate, solo l’eco dei rumori e le ombre instabili.

Ricordo invece che quando Nonna Ciccina morì, e stava supina sopra un letto, tutti i parenti, a turno, si chinavano davanti a lei e le davano il bacio d’addio. Non io. Nessuno ebbe il coraggio di costringermi – lei stessa mi aveva insegnato che non si bacia il diavolo.




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