Il sonoro de 'La Via Lattea'

Data Mon 3 June 2013 6:00 | Categoria: leOpereeiGiorni

Il commento di ieri di Venises al mio post nei dintorni del Vangelo laico secondo Feliciano, centrato su Luis Buñuel autore del film surrealistico La Via Lattea, mi ha dato molto da pensare:

”Personalmente trovo che l'assenza di canti dal film, ne costituisca il limite maggiore.
La musica - e specialmente il canto - ha sempre avuto un ruolo centrale nella religiosità (non solo nell'ambito della religione cristiana).
Un potere di cui la religione ha cercato d'appropriarsi e che ha spesso faticato a tenere sotto controllo.
Espungere totalmente il canto da una cronaca allegorica dei pellegrinaggi e delle eresie mi sembra imperdonabile.
Nonostante ciò, La Via Lattea, resta una delle opere più coraggiose e spregiudicate che mai siano state realizzate."

In un primo tempo, assumendo il punto di vista dello spettatore, del critico, del filologo, mi sono detto: Sì, concordo con Venises. Che ragione c'era per non usare in qualche modo, in qualche misura, il Libro Vermiglio?

Poi ho provato ad assumere un altro punto di vista: quello dello sceneggiatore, del regista, dell’autore. Ho rivisto una volta ancora per intero il film, e ho creduto di capire perché Buñuel non abbia adoperato né musica né canto in questa sua opera cinematografica.

La Via Lattea è un film molto liberamente composto, narrato, scritto: le storie sono immaginificamente intersecate, e i personaggi viaggiano nello spazio e nel tempo, passando addirittura sotto gli occhi dello spettatore da un’epoca a un’altra. Ebbene, credo che Buñuel non abbia adoperato musica e/o canto (come nei film in genere convenzionalmente si fa) per accentuare il carattere liberissimo di quest’opera surrealissima. E bene ha fatto.

Quindi, secondo me (i miei due me), Venises ha ragione e non ha ragione. Ah, il surrealismo è infettivo! Il principio di non contraddizione è andato a farsi benedire.

Pasquale Misuraca




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