Stabat Mater

Data Sun 16 June 2013 4:00 | Categoria: il legame

Abbiamo già incontrato, più volte, lo Stabat Mater.
Nelle briciole, si trattava di musica.



Luigi Boccherini (1743-1805): Stabat Mater Dolorosa




Avete mai riflettuto su quale sia il soggetto dello Stabat Mater? Di cosa parli?
Se sia un soggetto religioso, o se possa essere anche laico ed universale?
Vi siete mai meravigliati – speriamo vivamente di sì - di come un soggetto così universale non esista in quella forma d’arte che è la pittura?
Tanti Stabat Mater in musica (sopra a tutti giganteggia quello composto da Pergolesi), ma neanche un dipinto che valga la pena citare.
Perché?


Crocifissione-Giotto
Giotto (1267-1337): Crocifissione

Crocifissione-SimoneMartini
Simone Martini (1284-1344): Crocifissione
(Osservate quanta attenzione è riservata alla rappresentazione del dolore della Madonna.
Simone - così come Giotto - appartiene al periodo culturale di Iacopone, quello che ha scoperto il dolore della Madre.
)

Lo Stabat Mater è una lauda dovuta al francescano Iacopone da Todi (1230-1306). Qualcuno disputa tale attribuzione, e presumibilmente a buon ragione; non a scapito d'un autore alternativo ma piuttosto perché il testo è stato progressivamente assemblato da mani diverse. Questa disputa da filologi (vil razza dannata) fa come sempre sfuggire il punto chiave: per oltre mille anni uno "Stabat" non è esistito nella tradizione cristiana. Tutta concentrata non sul dolore della morte, ma sul dolore di chi muore, la cultura cristiana non ha avuto attenzione per il dolore di chi resta.

Di cosa parla, infatti, lo Stabat Mater?
Parla del dolore di una madre che vede morire il figlio, così, davanti a lei, poco a poco – e che non può far nulla per salvarlo. Il proprio figlio, cioè la cosa più grande, più preziosa per qualunque essere umano.
Un innocente. Un giovane. È la descrizione del dolore più grande che un essere umano (non solo una madre) possa sperimentare. Un dolore che non è privilegio dei cristiani né esclusiva dei credenti, un dolore che appartiene ugualmente ai laici, ai non-credenti, persino a coloro che accettano la morte come parte integrante della vita. Perché in questo caso si tratta di un dolore contro natura. Si può (a fatica) accettare di perdere il proprio genitore, si può considerare che la morte faccia parte della vita; ma non si può accettare di sopravvivere alla nostra stessa prole.
Lo Stabat Mater è la narrazione del dolore più grande, più profondo che un essere umano possa mai sperimentare. Per questo la sua rappresentazione in musica non deve essere gridata – perché di fronte ad un tale orrore non si ha quasi neppure più la forza di ribellarsi, di recriminare: perché tutto è perduto. La musica deve descrivere l’abbandono delle forze, la perdita di ogni determinazione, l’abisso infinito in cui si piomba.


Come parla di questo dolore, lo Stabat Mater?
Ne parla in terza persona. Non lo descrive dal di dentro, non è la sofferenza a parlare, ma è lo spettacolo della sofferenza ad essere rappresentato. Per questo la musica deve parlarne con rispetto, sussurrando. Ne parla dal punto di vista di spettatori che assistano alla scena e la narrino a terzi. Non si rivolgono alla Madonna1, non ingaggiano un dialogo con quella: si rivolgono ad una platea lontana e raccontano ciò a cui hanno assistito.
Questo punto di vista detta la forma musicale, impone cioè il canone: le voci devono obbligatoriamente essere trattate in modo contrappuntistico.
Ascoltate l’attacco dello Stabat Mater di Boccherini. Ci riferiamo alla versione originale del 1781 e non a quella rimaneggiata del 1801 (per titillare il gusto del pubblico della società cittadina d’allora, per la quale aggiunse un Allegro molto strumentale quale Introduzione – copiato dalla sinfonia Op.35 n.4). Fate attenzione all’entrata delle voci, in successione [contatore a 0:55 del brano qui sopra]2; quindi seguitele.


Alcune delle migliori interpretazioni dello Stabat Mater Dolorosa della storia della pittura:

Rogier van der Weyden (1400-1464): Crocifissione



Masaccio (1401-1428): Crocifissione



Andrea Mantegna (1431-1506): Crocifissione



Pietro Perugino (1448-1523): Crocifissione



Raffaello Sanzio (1483-1520): Crocifissione



Johann Köler (1826-1899): Crocifissione


Possiamo affermare che lo Stabat Mater, cioè la rappresentazione del dolore più profondo che un essere possa provare, non esista nella pittura3.
Non esiste in modo autonomo, quale soggetto principale, quale fuoco dell’attenzione.
Esiste solo come soggetto a margine della Crocifissione, oscurato da quello: un grande tema universale che – nella tradizione cristiana – soccombe totalmente ad un altro tema universale, quello del sacrificio e del coraggio di morire (magari pure da giovani, magari per i nostri ideali, magari innocenti).
La pittura - così attenta al dolore di colui che muore - non è stata sinora capace d’affrontare il dolore di chi deve sopravvivere.
Così vigile verso chi ha scelto di sacrificarsi e così sorda verso coloro ai quali non è stata data scelta.
Un’Arte così sublime, l’Arte della visione, eppure così cieca4.






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1 Platea che si rivolge alla Madonna in un secondo momento, ma solo per chiedere, per ottenere qualcosa da lei.
Molto ci sarebbe da dire sulla seconda parte dello Stabat Mater (inizia da Eia, mater, fons amóris, me sentíre vim dolóris). Noi qui ci limitiamo a sostenere che non facesse parte della composizione originaria. Che fu aggiunta da altre mani. Un’invocazione diretta che stona – nel forma e nel contenuto – con la natura (della prima parte) dello Stabat, con questa inconciliabile.

2 Coloro che siano catturati dal primo (secondo) movimento, consultino il saggio di Cristina Cruz-Uribe.

3 Non si faccia confusione con i seguenti altri soggetti, tutti trattati dalla pittura: la Pietà, la Deposizione, l’Addolorata (o Madonna dei sette dolori).
Se non si fa troppo i difficili (la croce non c'è) qualche eccezione la si riesce a trovare, per esempio Tiziano (forse), a mani giunte e a mani aperte.
A dire il vero, almeno un’eccezione autentica esiste nella storia della pittura ed è costituita dal francese James Tissot (1836-1902), il quale ha rappresentato in modo appropriato e specifico il soggetto della Mater Dolorosa, a partire dall’inquadratura (la croce c'è ma non la sofferenza di Gesù). Tissot ha dedicato parecchi dipinti al tema della crocifissione (oltre 300 sulla vita di Gesù). Su tutti, insieme alla Mater Dolorosa, spicca certamente Ciò che Vide Nostro Signore dalla Croce.

4 Questo testo è dedicato ad una nostra carissima amica.







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