crisi irreversibile del centro-sinistra

Data Wed 30 January 2008 8:00 | Categoria: il crogiolo

Cade il Governo Prodi per la prevista implosione della maggioranza di centro sinistra. La causa è da attribuire alla vicenda Mastella ma sarebbe riduttivo fermare l'analisi a questo livello.
Cade il Governo Prodi per la prevista implosione della maggioranza di centro sinistra. La causa è da attribuire alla vicenda Mastella ma sarebbe riduttivo fermare l'analisi a questo livello. Il paradosso italiano è rappresentato dal fatto che già a partire dalla fase costituente di questa maggioranza, in sede di definizione di quel maestoso programma di governo, onnicomprensivo e che proprio per queste ambigue caratteristiche venne accettato da tutte le forze politiche, che andavano da Mastella, appunto, a Dini, per arrivare a Bertinotti passando per Pecoraro Scanio, si vedevano le crepe di quella alleanza e già si prevedeva che la legislatura sarebbe stata a termine. Maggioranza quotidianamente litigiosa, i cui esponenti avevano come obiettivo principale quello di apparire, farsi notare, con dichiarazioni che spesso anticipavano in forma distorta prese di posizioni o provvedimenti del governo e la cui vera motivazione era quella di parlare al proprio elettorato. Ne discendeva una occupazione militare dei mass media in una campagna elettorale continua mai interrotta che dall’alba fino a notte inoltrata vedeva i politici presenti nelle varie televisioni e nei più disparati programmi, fenomeno unico nell’occidente dove la politica prevalentemente amministra e occupa i palinsesti solo nelle giornate che precedono e seguono una scadenza elettorale.

Crisi annunciata inevitabile del centro sinistra. E ora? E' indubbio che per la prima volta la sinistra riformista italiana deve porsi il problema della governabilità. La storia della sinistra italiana è la storia di partiti, il PCI in passato, di opposizione la cui cultura prevalente era caratterizzata dal dare voce alle istanze, ai bisogni, alle domande sociali che provenivano dal proletariato agricolo ed industriale prima ed in seguito anche dalla piccola borghesia. Ma come partito dell'opposizione, che per la nota situazione politica internazionale tale doveva restare, poteva prescindere dal farsi carico di quelle compatibilità di sistema che sono essenziali per governare. La nuova forza di una sinistra riformista deve porre al centro del suo programma il tema della governabilità.

La proposta di Walter Veltroni, andare alle elezioni come PD senza alleati forti della sola proposta politica da sottoporre agli elettori, va in questa direzione ed è rivoluzionaria per il contesto politico italiano, mentre nei paesi di antica tradizione democratica viene praticata da secoli. Le reazioni infatti da parte dei partiti collocati alla “sinistra” del PD sono state di una violenza direttamente proporzionale al rischio di vedere ridimensionata in un prossimo futuro la propria forza elettorale o addirittura di scomparire dalla scena politica nazionale.

Da tale impostazione è scaturita la proposta fatta a Berlusconi, come leader del partito più grande dell’opposizione, di avviare un dialogo sulla riforma del sistema elettorale e più in generale per una riforma istituzionale incentrata su pochi qualificati punti da attuare prima dello scioglimento delle camere da parte di un governo “tecnico” o “istituzionale” sostenuto in Parlamento da quei partiti che si riconoscono in questo programma minimo.

Lo “statista” Berlusconi, però, fugge dalle responsabilità, avverte nell’aria una facile vittoria elettorale, con la possibilità di ritornare al governo per azzerare innanzitutto quel disegno di legge Gentiloni che si era posto il rivoluzionario compito di avvicinare il sistema dei mass media italiano a quello europeo ridimensionando le risorse pubblicitarie che vengono a confluire sul duopolio rai - mediaset per indirizzarne una quota verso le televisioni minori ed i giornali. Questo Disegno di Legge fu tacciato da Berlusconi come liberticida, criminale; facile prevedere che sarà azzerato il primo giorno del suo purtroppo possibile insediamento a Palazzo Chigi.

Veltroni ha riproposto al Capo dello Stato nelle consultazioni del 9 gennaio, il varo di un Governo in grado di porre mano alla riforma della legge elettorale, di attuare una riforma istituzionale da concordare con le forze politiche che si dichiarano disponibili a sostenere questo nuovo Governo e di fissare la data delle prossime elezioni.

Difficilmente questa proposta troverà una maggioranza. Contro infatti sono Berlusconi, Fini e Bossi con Casini che si dichiara disponibile per un Governo di responsabilità a patto che anche Berlusconi lo appoggi. La paura di Casini è quella di offrire il fianco ad una campagna elettorale da parte di Berlusconi incentrata su tematiche anti comuniste , cui gran parte dell’elettorato dell’UDC sarebbe sensibile. La posizione attuale di Casini è quella di distinguere le sue posizioni da quelle degli alleati della CDL ma senza rompere l’alleanza ed infatti, notizia dell’ultima ora, è corso ad allinearsi alle posizioni di Berlusconi.

Anche i partiti alla sinistra del PD sono diffidenti in quanto la strategia proposta da Veltroni opera una scissione definitiva dell’alleanza nei confronti di partiti come la Sinistra Democratica di Mussi, Rifondazione Comunista, Il Partito dei Comunisti Italiani. Accetterebbero solo se fosse varata una legge elettorale proporzionale con una soglia di sbarramento che permetta la sopravvivenza ad alcuni di essi o ad una loro coalizione.

E siamo nuovamente in pieno caos. La proposta di semplificazione del quadro politico fatta da Veltroni a Berlusconi è stata respinta al mittente per ragioni di opportunismo da parte di quest’ultimo. La proposta di un Governo a termine per il varo di un Governo delle riforme ha bisogno del sostegno dei partiti della sinistra massimalista. Ma questi chiedono garanzie per la loro sopravvivenza politica nel momento in cui la strategia del PD non li vede più come possibili alleati.

La probabilità di elezioni anticipate è sempre più realistica.




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