Attimo fuggente e attimo persistente

Data Mon 3 December 2007 8:00 | Categoria: sociografie

In un recente programma televisivo di intrattenimento popolare, un conduttore di successo ha chiesto ad un baldo giovane se credeva nella relatività del tempo; il giovane ha risposto che ci credeva perché quando era al lavoro il tempo non passava mai, mentre quando era con la ragazza scorreva “veloce come un lampo”.
Il conduttore ha concluso che quella era la spiegazione più semplice e convincente che avesse mai udito riguardo a una teoria fisica moderna.

E’ senz’altro vero che tutti noi abbiamo avuto esperienze simili a quelle di quel giovane, ed è anche vero che potremmo pensare che quel concetto fosse stato rappresentato in modo un po’ troppo banale, anche se molto efficace; tuttavia, che uno degli aspetti della fisica della relatività, forse il più importante, sia costituito dall’essenzialità del punto di vista o del punto di partenza del soggetto che osserva, è un dato di fatto sicuro. Anche l’esempio che fece Einstein dei due gemelli ai quali il tempo scorreva diversamente, a seconda che stessero sulla terra o a bordo di un astronave in viaggio a velocità elevatissime, ha al suo centro il punto di osservazione che varia in relazione all’esperienza che si fa.

Ciò che pensiamo sul tempo è alla base delle nostre convinzioni filosofiche e religiose e detta il corso dei nostri pensieri, dei nostri ragionamenti e anche dei nostri comportamenti. La cognizione comune del tempo stabilisce che esiste un prima e un dopo, e che il presente sia dunque ciò che i romantici chiamano l’attimo fuggente. Ma chi crede fermamente nel tempo è portato alla programmazione e minuziosa organizzazione della propria vita - a pensare a futuro; chi invece ci crede fuggevolmente si concentra sul presente - e vive la propria vita con meno ansia.



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