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Il pozzo senza fondo della corruzione

Data Mon 10 December 2012 5:00 | Categoria: lo Stato del meridione

Se nel prodotto interno lordo, ovvero nella ricchezza nazionale, fossero conteggiati i 140 - 150 miliardi di euro delle organizzazioni criminali, i 120-130 miliardi che non vengono versati nelle casse dello Stato dagli evasori fiscali e gli 80-100 miliardi che vanno a finire nel pozzo senza fondo della corruzione la situazione economica, e non solo economica, dell’Italia sarebbe molto diversa.
Si tratta di una somma pari a venti volte la “legge di stabilità” (legge finanziaria o manovra economica) annuale, approvata dal Parlamento, che quasi sempre finisce per colpire coloro che hanno di meno o sono vittime inconsapevoli delle patologie che ammorbano il nostro sistema.
In questo post ci occuperemo della corruzione, avvalendoci di alcuni dati tratti da un libro pubblicato di recente, intitolato “Atlante della corruzione” di Alberto Vannucci - edizioni GruppoAbele, contenente le coordinate “per orientarsi nell’universo sotterraneo delle tangenti: natura, dimensioni, dinamiche e conseguenze del fenomeno nel sistema politico e nella società italiana”. Dal punto di vista soltanto monetario l’onere sui bilanci pubblici è tale per cui la corruzione peserebbe fra i mille duecento a millequattrocento euro per ogni anno su ciascun individuo. Quanto all’impatto negativo della corruzione, percepita su diverse variabili economiche, il peggioramento di un punto dell’indice di percezione della corruzione determina una riduzione annua del prodotto interno lordo pari allo 0,39 per cento, del reddito pro capite dello 0,41 per cento e della produttività del 4 per cento rispetto al prodotto interno lordo.
Anche gli investimenti stranieri, di cui si parla in questi giorni a proposito dello spread, vengono scoraggiati dalla percezione di un’elevata corruzione. “La corruzione consiste in un accordo tra una cerchia ristretta di soggetti che si appropriano di beni che spettano alla generalità della popolazione sulla quale ricadono i costi economici, politici e sociali di tali pratiche”. Questa è la definizione di corruzione rinvenuta in un Rapporto alla Camera dei deputati del 23 ottobre 1996.
Da allora e sull’onda di “mani pulite” l’impulso riformatore si è via via affievolito per la mancata volontà del ceto politico e per l’inerzia bipartisan che ha regnato per lunghi anni in Parlamento e nelle istituzioni elettive. Dopo una serie di tentativi falliti e una tardiva ratifica di una convenzione Onu sulla corruzione, nel 2009 - alla quale non ha fatto seguito nessuna efficace e adeguata applicazione - si è arrivati a varare un disegno di legge anticorruzione voluto dal governo tecnico Monti, che però presenta più ombre che luci.
Nonostante sia nota a tutti l’esistenza di una naturale processo simbiotico tra organizzazioni criminali, politici e funzionari corrotti e nonostante che nell’ultima legislatura, tra il 2008 e il 2012 siano stati 90 i parlamentari indagati, condannati o arrestati per corruzione, concussione, truffe e abuso d’ufficio - circa il 10 per cento di quelli che siedono alla Camera e al Senato - la legge anticorruzione, la legge appena approvata, è il frutto di un assemblaggio di norme eterogenee che sono destinate a non incidere, come sarebbe auspicabile, sui principali fattori di ineffettività sostanziale del sistema di repressione penale.
Ne elenchiamo alcuni: assenza di meccanismi in grado di intaccare il “patto di ferro” che si stringe fra corrotti e corruttori; la depenalizzazione dei principali “reato sentinella” (abuso d’ufficio e falso in bilancio, quest’ultimo come noto è già stato derubricato a fatto amministrativo dal governo Berlusconi); la moltiplicazione delle fattispecie penali che impegnano i giudici in un’opera defatigante di definizione del quadro giuridico; l’esaurirsi dei procedimenti per il decorso del tempo (nel 2010 quasi 142.000 procedimenti penali sono stati cancellati dalla prescrizione).
La prescrizione è un fattore decisivo di inefficacia del sistema repressivo dei reati di corruzione. Per alcuni magistrati l’attuale disciplina della prescrizione agisce “come un agente patogeno: introduce premialità di fatto e scoraggia le premialità legali e trasparenti, incentiva strategie dilatorie della difesa, incrementa oltre misura il numero delle impugnazioni”.
Bisogna aggiungere che nel testo di legge anticorruzione licenziato dal Parlamento vengono introdotte nel nostro ordinamento fattispecie già previste dalla Convenzione di Strasburgo firmata dall’Italia nel 1999, ma mai applicate, come la corruzione privata e il traffico di influenze illecite. Mentre il reato di corruzione per atto d’ufficio diventa reato per “corruzione per l’esercizio della funzione”, coprendo così i frequenti casi di funzionari e politici “a libro paga” dei corruttori. Ma la legge presenta altre lacune: non è previsto il reato di riciclaggio né quello del voto di scambio. C’è ancora tanta strada da percorrere, visto che su alcuni punti, si sono persino fatti passi indietro, come la scarsa tutela nei confronti di chi denuncia l’altrui corruzione. Una norma controproducente che può creare la falsa illusione di aver fornito una salvaguardia di fatto inesistente.
“La questione morale, nell’Italia di oggi, fa tutt’uno con l’occupazione dello Stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt’uno con la guerra per bande, fa tutt’uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano”. Enrico Berlinguer, 28 luglio 1981

Filippo Piccione





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