Reality di Matteo Garrone

Data Sat 13 October 2012 6:00 | Categoria: eyes wide open

Come vede un regista un film di un altro regista?

L’altro ieri sera, giovedì 11 ottobre, ho visto al cinema Reality di Matteo Garrone.

Nell’insieme mi è parso consistente, a tratti ispirato. Vi ho ritrovato un po’ di realtà e mi ha commosso qualche immaginazione.

Dirò quattro parole ancora, da regista appunto, non volendo farla lunga e parlare delle mille cose che mi sono venute in mente mentre lo vedevo, mentre tornavo a casa, e poi, a ondate, fino a ora, la sera dopo - venerdì 12 ottobre.

INCIPIT
Il film comincia con un lungo piano sequenza in movimento orizzontale, dall’alto: si vede il Vesuvio e le case che lo assediano e una strada e una carrozza antica trainata da due cavalli bianchi e ci avviciniamo sempre più… La ripresa l’ha realizzata con un elicottero, mi sono detto. Buona idea ben realizzata. Un po’ troppo lunga, ho aggiunto tra me e me, leggermente insistita.

MONTAGGIO
Mentre vedevo il film, più d’una volta mi sono detto: qui si poteva stringere, tagliare, levare. Alla fine il film sarebbe dimagrito di una buona mezz’ora.

LINGUAGGIO
Siamo nel 2012, mi sono detto verso la fine, e si girano ancora film costruiti come i romanzi ottocenteschi. Il cinema agli inizi del Novecento era rivoluzionario, ora è conservatore – nel linguaggio.

EXPLICIT
Il film finisce con un lungo piano sequenza in movimento verticale, verso l’alto: si vede la sala bianca del Grande Fratello dall’alto col protagonista sdraiato che ride istericamente, ci allontaniamo salendo, usciamo dalla sala, ci allontaniamo ancora, si vede la luce della sala ritagliata nel buio lunare della notte, una zona sempre più vasta, si sale, si sale… La ripresa l’ha realizzata con il pallone aerostatico, mi sono detto. Buona idea ben realizzata. Un po’ troppo lunga, ho concluso tra me e me, leggermente telefonata.

Pasquale Misuraca





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