Diavoli del Meridione (2)

Data Sun 7 October 2012 6:00 | Categoria: racconti di poche parole

{Ieri, sabato 6 ottobre 2012, è uscito su 'Alias', supplemento culturale settimanale de 'il manifesto' inteso come quotidiano, il mio 'fulmine' d'ottobre: tengo una rubrica mensile dal titolo 'Fulmini e Saette' che cade il primo sabato di ogni mese. Lo ri-pubblico qui per i lettori del sito-rivista. Pasquale Misuraca}

Fino ai diciotto anni ho vissuto in Calabria, un paradiso abitato da diavoli.

2. ‘Ntoni

A nove anni ho conosciuto il capo ‘ndrangheta della Locride.

Tornavamo a casa, mia madre ed io. Finite le strade asfaltate di Siderno verso est, prendiamo il vallone verso nord, percorriamo il suo letto di sabbia e creta e pozze di girini. Scompaiono le ultime case, e noto con la coda dell’occhio un uomo strano che ci segue. Strano perché vestito elegantemente su quelle terre scomposte e polverose, e in un giorno non festivo. Porta un cappello a larghe tese, giacca e gilet e pantaloni di velluto. Cammina a passo fermo.

Mia madre seguendo il mio sguardo lo guarda e non parla.

Lo tengo d’occhio, lei non si volta più. La fila di frassini a sinistra, il canneto a destra, poi tutto si stringe, il vallone s’incrocia con un altro vallone che va da est a ovest e segna il confine meridionale della contrada, chiusa da quattro valloni: Contrada Chiusa si chiamava, infatti. Svoltiamo, l’uomo ci segue ancora, senza avvicinarsi, senza allontanarsi. A destra la casa dei contadini, nessuno, intravvedo solo le galline, l’asino e, risalito anche lui il fianco del vallone, l’uomo costante e silenzioso.

Ora prendiamo il viottolo tra la vigna dei contadini e il nostro limoneto.

L’uomo aumenta il passo e s’avvicina progressivamente. Non so che fare, non decido niente. Il viottolo sfocia di lato alla nostra casa dal lato della cisterna. Mia madre si ferma, si volta e aspetta. Io guardo lei e poi guardo lui. È un uomo fatto, come papà, non è giovane e neppure vecchio. Tiene lo sguardo dritto, non mi guarda, guarda mia madre. Si ferma, si leva il cappello e le dice: “Dite a don Lucrezio che ‘Ntoni Macrì vi ha accompagnato per proteggervi dai suoi uomini.” (Ah! - penso al volo - era uno dei tuoi picciotti lo zappatore sfrontato che papà ha sparato l’altro ieri!”)

‘Ntoni accenna un inchino, si rimette il cappello, si gira e se ne va.



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