I diavoli del Meridione (1)

Data Thu 30 August 2012 6:00 | Categoria: racconti di poche parole

I DIAVOLI DEL MERIDIONE

Fino ai diciotto anni ho vissuto in Calabria, un paradiso abitato da diavoli.

Lucrezio

Ho visto mio padre sparare a un uomo, e mi è piaciuto il modo.

Era una mattina di giugno, avevo meno di dieci anni, lui più di quaranta. Stavamo nella vigna a spollonare. Lui nota tra gli zappatori del terreno confinante qualcuno e va verso di lui. Arrivato a pochi passi dal confine, costituito soltanto da un salto di terra, gli dice: “Senti, questo legname d’olivo che t’ho regalato, portalo via presto – mi serve la terra libera” Lo zappatore gli risponde a voce troppo alta, e riprende a zappare ignorandolo. Mio padre sale destramente sul terreno del vicino.

Da questo momento non sento più niente – vedo soltanto.

Visto il passo, la faccia di mio padre, due zappatori cercano di trattenerlo, ma lui si divincola allargando le braccia, e uno dei due cade come una bambola sul letto, si rialza, afferra la zappa e l’alza per dargliela in testa. Mio padre si guarda intorno. Di fronte lo zappatore che gli ha risposto male, di lato gli altri che lo controllano a breve distanza, dietro quello con la zappa in mano. Si fa largo, salta nel nostro terreno e va verso casa a larghi passi. Tutti si guardano. Don Lucrezio s’è spaventato e scappa?

Io resto nella vigna, tra loro perplessi e lui che non vedo più.

Ecco che mio padre esce dalla casa. Tiene il fucile con la sinistra. Una cartuccia nella destra. Lo zappatore che ha alzato la voce comincia a fuggire. Quello con la zappa la lascia cadere. Gli altri, impietriti. Mio padre apre il fucile, infila la cartuccia, lo chiude, segue con lo sguardo il fuggitivo, e aspetta. Cosa? Intuisco come in sogno che non vuole ucciderlo, solo impallinarlo. Quello continua a correre. Quando non si vede quasi più tra gli alberi, lo mira e lo spara.

Il rumore della fucilata ora lo sento, e il grido liberatorio.





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