Gramsci e la crisi

Data Mon 5 March 2012 5:00 | Categoria: Gramsci

{E' apparso sabato 3 marzo 2012, su Alias settimanale culturale de 'il manifesto' (su cui tengo da parecchi anni la rubrica Fulmini e Saette), un articolo dedicato a Gramsci e la crisi che stiamo vivendo. Lo ri-pubblico qui per i lettori del sito-rivista.}

Gramsci e la crisi

I dodici autori che più ci fanno comprendere la crisi che stiamo vivendo – ecco il mio programma Alias 2012. Ho detto di Kafka e Buster Keaton (gennaio e febbraio), è venuto il momento di Gramsci.

Tra il 1929 e il 1935, scrivendo i Quaderni, Gramsci mostra e dimostra che la civiltà moderna è entrata in “crisi organica” agli inizi del Novecento.

Crisi “organica” vuol dire – estremamente semplificando: 1. di lunga durata, 2. di carattere mondiale, 3. che riguarda tutti gli Stati, 4. che è economica-sociale-politica-culturale, 5. che nasce dalla rottura degli automatismi economici-sociali-politici-culturali dati e dall’emergenza di nuovi modi di sentire-comprendere-capire-agire, che però non arrivano a espandersi fino a sostituire i precedenti.

Ecco perché Gramsci è attuale oggi: perché ha analizzato lo stato nascente di questa crisi. La crisi finanziaria dei subprime, scoppiata alla fine del 2006 negli Stati Uniti, dunque, non è l’inizio della crisi che stiamo vivendo, bensì l’inizio della fase terminale della ‘crisi organica’.

La prima guerra mondiale è “la prima risposta” alla crisi organica. Un primo tentativo, da parte delle classi dirigenti, di massificare e standardizzare le classi dirette – che iniziavano a sviluppare pericolosamente la loro creatività, autonomia, solidarietà.

Sulla scia della prima guerra mondiale, si elaborano, teoricamente e praticamente, tre grandi risposte regionali alla crisi organica mondiale. Il fascismo, lo stalinismo, l’americanismo. Tre risposte che non risolvono la crisi, solo la prolungano, e sfumano una dopo l’altra. Sconfitta del fascismo, crollo sovietico, declino americano.

Gramsci scrive i Quaderni quando queste risposte sono in costruzione, e fa una critica scientifica delle loro basi economiche, sociali, politiche, culturali – incentrata nella critica del marxismo e della sociologia, architravi teoriche delle tre risposte.

Gramsci oltre il marxismo? Sì, Gramsci, con i Quaderni, supera il marxismo dei marxisti e di Marx stesso – e lo sa: “Perché gli Epigoni dovrebbero essere inferiori ai progenitori? Nella tragedia greca, gli ‘Epigoni’ realmente portano a compimento l’impresa che i ‘Sette a Tebe’ non erano riusciti a compiere.” Quaderno 8 – 1931-32.

A partire da questa doppia critica Gramsci fonda una nuova scienza, la “scienza della storia e della politica”, e individua alcuni elementi fondamentali per una concatenazione di teorie scientifiche: la teoria della crisi organica prima fra queste.

Per risolvere questa crisi occorre sviluppare una nuova scienza. Le vecchie scienze economiche-sociali-politiche, da decenni, non comprendono la realtà, non prevedono i processi, non progettano il futuro.

Da anni (dalla scrittura del libro Sociologia e marxismo nella critica di Gramsci, De Donato, 1978) Luis Razeto e io stiamo lavorando alla costruzione della scienza della storia e della politica, partendo dal Gramsci dei Quaderni. Il primo passo è stato precisamente la teoria della crisi organica. I lettori italiani la trovano intera nella sezione ‘Scienza’ del mio sito-officina.

Pasquale Misuraca





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