Per una nuova civiltà (34)

Data Wed 22 February 2012 5:00 | Categoria: economia di solidarietà

{Da mercoledì 29 giugno 2011, vado pubblicando una serie organica di video di Luis Razeto, accompagnati di volta in volta dalla traduzione italiana, e dal testo originario in spagnolo.}

¿Cómo iniciar la creación de una nueva civilización? (34)


XXXIV. Si domanda: ¿esisteranno il mercato, il denaro e i profitti nella nuova economia?

Constatando le ingiustizie e le iniquità che si producono nel mercato, l’eccessiva importanza che ha acquisito il denaro, e l’esacerbazione della ricerca dei profitti da parte delle imprese e delle persone, molti hanno immaginato la possibilità e la convenienza di una economia che funzioni senza denaro, senza mercato e senza fini di profitto. ¿Forse il mercato, il denaro e il profitto non ci saranno più nella Nuova Civiltà?

L’analisi delle cause delle ingiustizie, iniquità e distorsioni morali dell’economia moderna, e la riflessione sui modi di organizzare la distribuzione della ricchezza, la produzione e il consumo in una società giusta e solidale, ci portano in un’altra direzione, che non è quella di pensare e domandare una economia senza mercato, senza denaro e senza profitti. Cominciamo pensando il mercato.

Prima di tutto bisogna considerare che il mercato non è una invenzione del capitalismo né si identifica con esso, bensì che esiste praticamente dagli inizi della storia, essendo presente in tutte le grandi civiltà. La verità è che il mercato esiste perché nessuno, nessuna persona, famiglia, comunità né paese, è autosufficiente nel provvedersi di tutto ciò di cui abbisogna; e poiché le capacità e le risorse si trovano distribuite socialmente e geograficamente, queste sono le ragioni che rendono necessario scambiare risorse, beni e servizi tra le diverse persone, famiglie, organizzazioni, comunità e paesi. In realtà, il mercato è una espressione del fatto che noi abbiamo bisogno gli uni degli altri e che lavoriamo gli uni per gli altri.

Le famiglie, le comunità e i paesi, non sono isole indipendenti né disconnesse. Il mercato è una delle forme in cui noi relazioniamo gli individui e i gruppi umani in funzione del soddisfacimento dei nostri bisogni, e del rendere più efficiente l’uso delle capacità e delle risorse disponibili, che si trovano disseminate socialmente e disperse in diverse regioni del mondo.

In questo senso, il mercato è integratore della società. E nel quadro degli scambi, operando nel mercato, ogni persona, comunità, organizzazione e paese, ciascuno con le sue risorse e capacità, e producendo beni e servizi per soddisfare i bisogni degli altri, gli individui, le organizzazioni e le comunità dispieghiamo e accresciamo la nostra creatività, autonomia e solidarietà.
Dunque il problema, cosa genera le iniquità e gli sfruttamenti, non è il mercato in quanto tale, bensì, attualmente, la sua configurazione capitalista e statalista. In particolare la speculazione finanziaria, nella quale si generano e si riproducono processi di arricchimento al di fuori di ogni attività economica utile.

Appare dunque la questione del denaro. ¿Sarà il denaro all’origine dei mali? ¿Sarà che le distorsioni che portano alla concentrazione della ricchezza e all’espansione della povertà derivano dall’impiego del denaro nel mercato? Di fatto, ci sono alcuni che credono nella necessità di tornare al baratto, alla reciprocità e allo scambio senza denaro, come modi per giungere a una economia umana e socialmente giusta.

Ma non è il denaro la causa delle ingiustizie sociali, sebbene possiamo individuare nel suo modo di circolazione capitalista e statalista l’origine di moltissimi problemi e iniquità. In realtà il denaro è una delle più grandi invenzioni dell’umanità, che è stata perfezionata nel corso dei secoli, e ha una immensa utilità.

Sebbene gli attuali movimenti che propiziano il baratto e la reciprocità senza denaro realizzino esperienze preziose per la solidarietà, creatività e autonomia che insegnano, è certo che il baratto pone seri problemi di efficienza e di giustizia: è difficile da realizzare, perché esige ogni volta la coordinazione empirica delle decisioni di ciascun offerente con ciascun domandante; non permette di scambiare beni fisici al di là di certi spazi limitati; è solitamente ingiusto, perché non ha un meccanismo di misurazione del valore dei beni e dei servizi che si scambiano.

Il denaro risolve questi problemi compiendo le funzioni socialmente necessarie: serve come unità di misura del valore dei fattori, beni e servizi economici. È un mezzo di scambio universale, che facilita il coordinamento delle decisioni dei partecipanti al mercato. E fornisce informazioni importanti per prendere decisioni mediante il sistema dei prezzi.
E ci sono altri problemi che il denaro risolve. Gli individui e le società abbisognano di garantire il futuro e costituire riserve di risorse per il momento in cui ne avranno bisogno.

Ma accumulare riserve e beni fisici (grano, mattoni, etc.) sarebbe molto inefficiente, le cose si deteriorano, perdono valore, vengono rubate. Il denaro riesce, dunque, a compiere la funzione di mezzo di riserva e accumulazione del valore, attraverso il risparmio, che ci permetterà di accedere ai beni di cui necessiteremo nel futuro in base alla ricchezza prodotta nel passato e nel presente. E oltre a ciò, mediante il prestito e il credito, permette di coordinare nel tempo le decisioni di diversi agenti economici, facendo in modo che ciò che alcuni risparmiano oggi (per guadagnare domani) sia disponibile per coloro che lo necessitano oggi ma che potranno pagarlo solo domani.

Orbene, in maniera simile con ciò che avviene con il mercato, la organizzazione e il funzionamento capitalista del denaro lo deforma, riguardando negativamente tutte e ciascuna delle sue funzioni, con la conseguenza di gravissime ingiustizie e squilibri. Questione che ci porta al tema del guadagno, del profitto.

In effetti, l’ottenimento di utilità o guadagno, conosciuto anche come profitto, è stato messo in discussione da coloro che vogliono una economia giusta ed equa, i quali hanno proposto come soluzione una economia, imprese e attività economiche ‘senza fini di lucro’ o profitto. Poiché si osserva che è nel guadagno conseguito dagli imprenditori, dagli speculatori e dagli altri agenti economici, l’origine dell’arricchimento di pochi e dell’impoverimento e l’emarginazione di molti.

Ma anche riguardo al guadagno dobbiamo dire che non è, in se stesso, la causa degli squilibri e delle iniquità economiche e sociali. Generare utilità e guadagni consiste nel fatto che attraverso l’attività economica si genera valore, vale a dire, che il prodotto delle attività, ossia i beni e i servizi prodotti, valgono più delle risorse e i fattori impiegati nella loro produzione. In altre parole, gli outpouts dell’attività economica sono maggiori degli inputs, o più semplicemente, i benefici sono maggiori dei sacrifici.

L’attività economica crea valore, essendo l’utilità o il guadagno la differenza tra il valore degli investimenti e il valore dei prodotti. Se non ci fosse beneficio e creazione di valore, l’attività economica sarebbe semplice riproduzione dell’esistente, non ci sarebbe ragione per la creatività e l’innovazione, e la vita si svolgerebbe nella stagnazione.
Anche in questo caso, il problema non è il guadagno, ma il modo capitalista col quale si produce e si distribuisce il valore economico generato.

Dunque, dobbiamo individuare esattamente dove sta l’origine delle distorsioni che ha sperimentato il mercato, il denaro e il profitto nell’economia moderna, e poi scoprire i modi nuovi in cui possano organizzarsi – il mercato, il denaro, i profitti – nell’economia della nuova civiltà.

Sono le questioni che affronteremo nei prossimi capitoli. Ma prima di passare a questi ricaviamo da ciò una importante e cruciale conclusione: molte delle idee centrali e più diffuse sull’economia che sono circolate tra coloro che hanno lottato e lottano per una società più giusta, solidale ed equa, non erano fondate su una comprensione accurata del mercato, del denaro e dei profitti. E di conseguenza, quando si è postulato che una buona economia deve essere una economia non profit, senza mercato e senza denaro, l’obiettivo era sbagliato, e sbagliato il tipo di economia da costruire.

Ciò è stato causato dal non aver raggiunto l’autonomia nella critica del presente e nella concezione del cambiamento necessario, che si sono mantenuti nei piani subordinati della separazione e dell’antagonismo rispetto al capitalismo e lo statalismo. Partendo da una nuova struttura della conoscenza, con una teoria economica comprensiva, dovremo elaborare un nuovo progetto per l’economia buona, propria di una nuova e superiore civiltà.

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XXXIV. Se pregunta: ¿existirán el mercado, el dinero y las ganancias en la nueva economía?
Al constatar las injusticias e inequidades que se producen en el mercado, la excesiva importancia que ha adquirido el dinero, y la exacerbación de la búsqueda de las ganancias en las empresas y por las personas, muchos han imaginado la posibilidad y la conveniencia de una economía que funcione sin dinero, sin mercado y sin fines de ganancia. ¿Será acaso que el mercado, el dinero y la ganancia no debieran quedar en la Nueva Civilización?
El análisis de las causas de las injusticias, inequidades y distorsiones morales de la economía moderna, y la reflexión sobre los modos de organizar la distribución de la riqueza, la producción y el consumo en una sociedad justa y solidaria, nos llevan en otra dirección, que no es la de pensar y postular una economía sin mercado, sin dinero y sin ganancias. Comencemos pensando en el mercado.
Ante todo hay que asumir que el mercado no es una invención del capitalismo ni se identifica con éste, sino que existe prácticamente desde los comienzos de la historia, estando presente en todas las grandes civilizaciones. La verdad es que el mercado existe porque nadie, ninguna persona, familia, comunidad ni país, es autosuficiente para proveerse de todo lo que necesita; y porque las capacidades y recursos se encuentran distribuidos social y geográficamente, razones por las cuales se hace necesario intercambiar recursos, bienes y servicios entre las distintas personas, familias, organizaciones, comunidades y países. En realidad, el mercado es una expresión del hecho que nos necesitamos unos a otros y que trabajamos unos para otros.
Las familias, las comunidades y los países, no somos islas independientes ni desconectadas. El mercado es una de las formas en que nos relacionamos los individuos y los grupos humanos en función de satisfacer nuestras necesidades, y de hacer más eficiente el uso de las capacidades y de los recursos disponibles, que se encuentran diseminados socialmente y dispersos en distintas regiones del mundo,
En tal sentido, el mercado es integrador de la sociedad. Y en el marco de los intercambios, operando en el mercado, cada persona, comunidad, organización y país, cada uno con sus recursos y capacidades, y produciendo bienes y servicios para satisfacer las necesidades de otros, los individuos, las organizaciones y las comunidades desplegamos y acrecentamos nuestra creatividad, autonomía y solidaridad
Entonces el problema, lo que genera las inequidades y explotaciones, no es el mercado en cuanto tal, sino, en la actualidad, su configuración capitalista y estatista. En especial la especulación financiera, donde se generan y reproducen procesos de enriquecimiento por fuera de toda actividad económica útil.
Aparece entonces la interrogante por el dinero. ¿Estará el dinero en el origen de los males? ¿Será que las distorsiones que llevan a la concentración de la riqueza y a la expansión de la pobreza derivan del empleo del dinero en el mercado? De hecho, hay quienes creen en la necesidad de volver al trueque, a la reciprocidad y al intercambio sin dinero, como formas de llegar a una economía humana y socialmente justa.
Pero no es el dinero la causa de las injusticias sociales, aunque podemos identificar en su modo de circulación capitalista y estatista el origen de muchísimos problemas e inequidades. En realidad el dinero es uno de los más grandes inventos de la humanidad, que ha estado siendo perfeccionado durante siglos, y que tiene una utilidad inmensa.
Si bien los actuales movimientos que propician el trueque y la reciprocidad sin dinero realizan experiencias valiosas por la solidaridad, creatividad y autonomía que enseñan, lo cierto es que el trueque presenta serios problemas de eficiencia y de justicia: es difícil de realizar, porque exige cada vez la coordinación empírica de las decisiones de cada oferente con las de cada demandante; no permite intercambiar bienes físicos más allá de ciertos espacios reducidos; y suele ser injusto, porque no tiene un mecanismo de medición del valor de los bienes y servicios que se intercambian.
El dinero resuelve estos problemas al cumplir funciones socialmente necesarias: Sirve como unidad de medida del valor de los factores, bienes y servicios económicos. Es un medio de cambio universal, que facilita la coordinación de las decisiones de los participantes en el mercado. Y entrega información importante para tomar decisiones a través del sistema de precios.
Y hay otros problemas que el dinero resuelve. Los individuos y las sociedades necesitamos asegurar el futuro y hacer reservas de recursos y bienes para cuando los necesitemos. Pero acumular recursos y bienes físicos (trigo, ladrillos, etc.) sería muy ineficiente, pues las cosas se dañan, pierden valor, se las roban. El dinero viene, entonces, a cumplir la función de servir como medio de reserva y acumulación de valor, a través del ahorro, que nos permitirá acceder a bienes que necesitemos en el futuro en base a la riqueza producida en el pasado y en el presente. Y además, mediante el préstamo y el crédito, permite coordinar en el tiempo las decisiones de los distintos agentes económicos , haciendo que lo que unos ahorran hoy (para gastar mañana) esté disponible para quienes lo necesitan hoy pero que sólo podrán pagarlo después.
Ahora bien, de manera similar a lo que ocurre con el mercado, la organización y el funcionamiento capitalista del dinero lo distorsiona, afectando negativamente todas y cada una de sus funciones, con la consecuencia de gravísimas injusticias y desequilibrios. Cuestión que nos conduce al tema del lucro, de la ganancia.
En efecto, la obtención de utilidades o ganancias, conocida también como lucro, ha sido cuestionada por quienes quieren una economía justa y equitativa, proponiendo como solución una economía, empresas y actividades económicas 'sin fines de lucro' o ganancia. Pues se observa que es en la ganancia que obtienen los empresarios, los especuladores y otros agentes económicos, el origen del enriquecimiento de algunos y del empobrecimiento y marginación de muchos.
Pero también sobre la ganancia debemos decir que no es, por sí misma, la causa de los desequilibrios e inequidades económicas y sociales. Generar utilidades y ganancias consiste en que a través de la actividad económica se genera valor, esto es, que el producto de la actividad, o sea los bienes y servicios producidos, valen más que los recursos y factores empleados en su producción. En otras palabras, los outputs de la actividad económica son mayores que los inputs, o más sencillamente, los beneficios son mayores que los sacrificios.
La actividad económica crea valor, siendo la utilidad o ganancia la diferencia entre el valor de los insumos y el valor de los productos. Si no hubiera beneficio y creación de valor, la actividad económica sería simple reproducción de lo existente, no habría razón para la creatividad y la innovación, y la vida se desplegaría en el estancamiento.
Nuevamente, el problema no es la ganancia, sino el modo capitalista en que se produce y en que se distribuye el valor económico generado.
Entonces, tenemos que identificar exactamente dónde está el origen de las dirtorsiones que ha experimentado el mercado, el dinero y la ganancia en la economía moderna, y luego descubrir los modos nuevos en que puedan organizarse - el mercado, el dinero y las ganancias - en la economía de la nueva civilización.
Son las cuestiones que abordaremos en los próximos capítulos. Pero antes de pasar a ellos saquemos en éste una importante y crucial conclusión: muchas de las ideas centrales y más difundidas sobre la economía que han circulado entre quienes han luchado y luchan por una sociedad más justa, solidaria y equitativa, no han estado fundadas en una comprensión certera del mercado, del dinero y de las ganancias. Y en consecuencia, cuando se ha postulado que una buena economía ha de ser una economía non profit, sin mercado y sin dinero, se ha equivocado la meta, o el tipo de economía por construir.
Ello ha sido causado por no haberse accedido a la autonomía en la crítica del presente y en la concepción del cambio necesario, que se han mantenido en los planos subordinados de la separación y del antagonismo respecto al capitalismo y al estatismo. Desde una nueva estructura del conocimiento, desde una teoría económica comprensiva, tendremos que elaborar un nuevo proyecto para la economía buena, propia de una nueva y superior civilización.







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