Perché Roma è violenta?

Data Fri 10 February 2012 5:00 | Categoria: lo Stato del meridione

I dati e le analisi qui utilizzati in larga parte sono tratti dall’allegato - “Roma violenta” - al XIII rapporto di “SOS Impresa” di cui ci siamo occupati nel precedente post di gennaio. Omicidi (35, nel 2011, 6, fra gennaio e i primi giorni di febbraio 2012), gambizzazioni, regolamenti di conti, estorsioni, usura, rapine, droga, riciclaggio.

La profezia contenuta in questa frase: “In un passato molto vicino, una banda di delinquenti di strada tenta di impossessarsi di Roma”, pare si stia avverando. Un drammatico scenario al quale ciascuno cerca di dare una sua propria spiegazione. Chi vede nella multietnicità la causa principale; chi la fa risalire allo scontro di gruppi criminali contrapposti, chi alla crisi economica che, oltre ai danni sociali, contribuisce a fare aumentare le estorsioni, l’usura, il riciclaggio, il traffico e lo spaccio di droga. Si tratta per lo più di considerazioni formulate da coloro che rivestono incarichi pubblici e istituzionali i quali, per un motivo o per un altro, non colgono in pieno il vero problema, che ogni cittadino della capitale è costretto ad affrontare quotidianamente. Questo problema si chiama ancora “sicurezza”.

L’assenza di efficaci provvedimenti per garantirla fa crescere le responsabilità di chi avrebbe dovuto indicarne le soluzioni, in primis l’attuale sindaco il quale, proprio sulla questione della sicurezza, in maniera demagogica e spregiudicata, ha impostato quasi per intero la sua campagna elettorale facendogli vincere le elezioni. Ora il clima di paura e di inquietudine si sta diffondendo tra tutti gli strati della popolazione. L’autore di “Roma Criminale”, Yari Selvetella ci ripropone con “Impero del crimine” uno spaccato che evidenzia i misfatti compiuti da gruppi malavitosi e le organizzazioni delinquenziali - mafia, ‘ndrangheta e camorra - che si contendono il dominio della città, ora alleandosi ora scontrandosi fra di loro. L’indagine mette in risalto un altro aspetto preoccupante. Le mafie e la micro criminalità imperversano, ciascuno a suo modo, con i loro atti criminosi, a tal punto che Roma è diventata una delle città più esposte e più pericolose d’Italia. Lo stesso concetto di “malavita” ha varcato i confini della normalità e si estende a macchia d’olio fra i “colletti bianchi”, le cui attività spesso vengono svolte fino a confondersi con quelle della malavita organizzata. Una “casta” sui generis che intreccia con la mafia gialla, russa e ciociara - più casereccia e nostrana ma non meno pericolosa - ogni genere di intrighi e di corruzione, insieme ad altre cento modalità illegali, che stanno letteralmente infestando la Capitale in ogni suo angolo e spazio vitale.
Con la lunga scia di sangue dell’anno appena concluso iniziata con la tragica rapina del 4 gennaio e fino all’uccisione di Torrevecchia, il numero delle sparatorie e degli omicidi sono più di quelli se ne siano verificati a Catania, Palermo, Napoli e Reggio Calabria, città, come è noto, a forte radicamento mafioso. A questi fatti estremi si aggiungono fattispecie di reato altrettanto gravi che destano allarme e inquietudine come il tentato omicidio, minacce, lesioni, danneggiamento, rissa che, da due tre anni, fanno registrare un’impennata nelle statistiche. Un fenomeno che non investe soltanto le periferie e le borgate ma anche il centro storico e i quartieri più ricchi come Prati, Parioli, l’Eur. Non tutti questi fatti di sangue e di violenza sono imputabili ad un’unica regia criminale ma ad alcuni particolari clan e famiglie mafiose che non si limitano al riciclaggio o allo spaccio di stupefacenti ma anche all’utilizzo di modalità tipiche della criminalità organizzata per la riscossione del pizzo e l’ampliarsi del giro dell’usura. Da alcuni anni nel territorio romano, come rilevato nel testo citato, si sono realizzate alleanze tra clan mafiosi-camorristici, gruppi criminali locali e consorterie criminali stranieri. I dati forniti da Confesercenti in proposito ci danno un quadro della situazione malavitosa, assai preoccupante e al limite dell’emergenza. A quella che fu ed è la Banda della Magliana, che fa capo al clan Fasciani e al clan nomadi dei Casamonica la quale, oltre all’attività estorsiva e all’usura, controlla la quasi totalità dei parcheggi abusivi delle piazze di Roma e quelli di Spada e Di Silvio che dominano i settori della droga, dell’estorsione e dell’usura, si uniscono i clan camorristici guidati dai casalesi e i Mallardo, le ‘ndrine calabresi, la mafia russa, gruppi criminali rumeni e albanesi, clan nigeriani e cinesi.

A completare il quadro è il massiccio e diffuso riciclaggio del denaro sporco. In questo senso la Capitale, per certi aspetti, rappresenta il crocevia nel quale si incontrano e si consolidano gli interessi professionali ed imprenditoriali che tentano di occultare i propri redditi al fisco così come i ricchi clan criminali che agiscono in combutta con i vari furbi e furbetti dei quartieri bene della città.

Ma non si tratta, come accennato, soltanto di malaffare basato su questo tipo di rapporti e di connivenze. Nel territorio romano, così come in alcune realtà laziali, non mancano gli attentati, le intimidazioni, e gli avvertimenti mirati, compiuti sistematicamente all’ombra del racket, sottoforma di vigilanza privata, vissuto dai commercianti come una tassa sulla sicurezza.

Sono esercizi commerciali che non potendo o non volendo pagare un sistema sicuritario legale con telecamere, vigilanza, blindature, “accettano” lo stesso servizio garantito da clan malavitosi romani. Quei clan che allo stesso tempo gestiscono il mercato dello spaccio e del gioco d’azzardo.

L’altro fronte delicato, in apparenza soft e dal volto pulito ma foriero di atti criminosi aggressivi e violenti, è quello dell’usura. A Roma il fenomeno si alimenta e si articola in varie forme: un sistema gerarchico che tende ad ampliare il suo raggio d’azione e di influenza sempre più vasto. Dal cravattaro classico (di strada, nel posto di lavoro, pensionato o singolo professionista) alle bande di quartiere; dalla criminalità organizzata alle finanziarie, ben collegate agli ambienti professionali: alcuni imprenditori, commercialisti, avvocati, notai, bancari, che conoscono bene i meccanismi del mercato del credito legale e le condizioni economiche delle proprie vittime. Fino alle vecchie reti usuraie che, sebbene smantellate ripetutamente dalle forze dell’Ordine, riescono a ricomporsi con rapidità sorprendente.

Di fronte a una situazione così drammatica, Roma non può restare indifferente o, peggio, rassegnarsi. Il pericolo più grave da cui occorre difendersi è di come viene utilizzata la liquidità da parte della malavita organizzata. La “Mafia Spa” dispone di circa 65 miliardi di euro l’anno. Una somma di tale entità, con la crisi finanziaria incombente, inevitabilmente si trasforma in un potere di influenza e di condizionamento e quasi sempre finisce per introdurre elementi di inquinamento su ampi settori dell’economia legale, difficilmente rimuovibili.

Una potente holding di cui la malavita romana è una delle filiali più consistenti. Per affermarsi ed esercitare il suo dominio nel territorio non rinuncia ad utilizzare le tradizionali armi della violenza e della paura, come sta accadendo da qualche anno a Roma.

Filippo Piccione






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