Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Per una nuova civiltà (31) - Pagina stampabile - economia di solidarietà - Fulmini e Saette


Per una nuova civiltà (31)

Data Thu 2 February 2012 5:00 | Categoria: economia di solidarietà

{Da mercoledì 29 giugno 2010, vado pubblicando una serie organica di video di Luis Razeto, accompagnati di volta in volta dalla traduzione italiana, e dal testo originario in spagnolo.}

¿Cómo iniciar la creación de una nueva civilización? (31)


XXXI. Dove si mostra che il consumo creativo, autonomo e solidale, richiede un altro modo di pensare e vivere i bisogni.

Il consumatore moderno non è un consumatore creativo, autonomo e solidale. Al contrario, il suo consumo è imitativo, dipendente e competitivo. Così lo vogliono l’economia e la politica dominanti, il mercato capitalista e lo Stato assistenziale. Si tratta di un consumo che rimpicciolisce le persone, e che alla fine genera insoddisfazione e infelicità, che pare essere lo stato normale, più esteso, in cui si trovano molte persone nella fase terminale della crisi della civiltà moderna.

Di questo consumo imitativo, dipendente, compulsivo e competitivo, dobbiamo liberarci, per accedere a un consumo autonomo, creativo e solidale come quello che corrisponde a una nuova e superiore civiltà. E questa trasformazione non la realizzeranno né il mercato né lo Stato; è assurdo domandarlo al mercato o esigerlo dallo Stato, che sono i promotori del consumo dipendente e passivo. La trasformazione dei modi del consumo è possibile soltanto se la realizziamo noi stessi, trasformando ciascuno di noi, e generando intorno a noi una trasformazione culturale che vada espandendo un nuovo modo di vivere i bisogni e di consumare ciò che è conveniente per la nostra realizzazione personale e per il nostro sviluppo sociale.

Il consumo autonomo è quello che non è orientato dalla pubblicità, né quello che imita ciò che fanno gli altri, né nasce dall’entrare in competizione con i vicini per avere più di loro. Il consumo autonomo non nasce nemmeno dal farsi prendere dai propri desideri e capricci, che è piuttosto una forma di schiavitù, e che implica non controllare la nostra propria esistenza con coscienza e libertà.

Il consumatore veramente autonomo è quello che identifica i propri obiettivi cercando la propria realizzazione come persona umana integrale, la soddisfazione dei propri autentici bisogni, che non sono quelli indicati dal mercato e dallo Stato, tanto meno i nostri istinti immediati, bensì ciò che scopriamo mediante la conoscenza della nostra natura umana, di ciò che siamo e di ciò che siamo orientati a essere.
In questo modo comprendiamo che tutti i nostri bisogni si inquadrano in quattro grandi dimensioni dell’esperienza umana, che possiamo rappresentare con due assi che si intersecano, o quattro vettori che si diffondono da un punto d’origine.

Il primo asse lo costituiscono, da un lato il vettore dei bisogni che abbiamo come individui: bisogni di sicurezza e protezione, di identità personale, di realizzazione dei nostri interessi e progetti individuali. Sul lato opposto, il vettore dei bisogni come comunità e società: esigenze di comunicazione, di convivenza, di partecipazione, di realizzazione di progetti collettivi.

Il secondo asse lo formano, verso il basso il vettore dei bisogni fisici e materiali: il bisogno di cibo, salute, alloggio, protezione dalle inclemenze naturali, di utensili ed equipaggiamenti vari, etc. Verso l’alto il vettore delle necessità culturali e spirituali: esigenze di conoscenza, di espressione artistica, di trascendenza, di bellezza, di bontà, di verità, di valori ed esperienze superiori.

La nostra realizzazione si compie attraverso la progressiva soddisfazione dei bisogni che si vanno presentando nei processi della nostra espansione e perfezionamento in queste quattro dimensioni dell’esperienza umana. In questi processi utilizziamo cose e servizi di cui ci provvede l’economia; ma i bisogni sono soddisfatti in noi e attraverso la nostra attività, che si serve di queste cose e di questi servizi. Questa è la prospettiva nella quale bisogna porre il consumo, invertendo l'attuale situazione che mette le persone al servizio delle cose, ribaltando il rapporto razionale tra mezzi e fini.

Nella prospettiva di questo consumo realizzatore delle persone e delle comunità, i bisogni non si presentano più come carenze o vuoti da colmare con oggetti, ma come potenzialità, come esperienze che possiamo dispiegare attivamente. Loro – i bisogni – sono detonanti di attività, iniziative e processi tendenti a convertire in atto ciò che sta solamente in potenza, come virtualità, in ogni individuo e in ogni gruppo.

La possibilità di pensare un nuovo paradigma economico sta nella riscoperta dell'uomo come dotato di spirito, coscienza e libertà, e quindi creativo, autonomo e solidale, responsabile delle proprie azioni. Da qui derivano alcune precisazioni sui bisogni in quanto specificamente umani.

La prima è che i bisogni li sperimentiamo nel piano della coscienza. Persino i bisogni corporei, come quelli di alimentarci e di ripararci, li viviamo soggettivamente. Nell’essere umano tutto accade e tutto si vive coscientemente, cioè contemporaneamente nel piano interiore e nel piano corporeo, e in ambo i piani si cerca di trovare la soddisfazione dei bisogni, che sarà sempre qualche realizzazione personale o sociale.

Associato a ciò che precede è il fatto che i nostri bisogni sono energie che aspettano di essere dispiegate, sono forze che cercano di manifestarsi. Sono vettori direzionati, nel senso che sono attivamente alla ricerca di qualche successo, di qualche risultato per l’individuo o il gruppo. Sono energie, ma energie creative in grado di produrre ciò con cui soddisfarsi. Questo ci permette di comprendere la creatività nel consumo.

Parliamo dunque di consumo autonomo e creativo. Partendo dal fatto che il bisogno non si soddisfa solamente mediante la cosa o l’azione esterna a cui si accede, bensì attraverso l’azione del soggetto che utilizza la cosa o il servizio esterno, scopriamo che la vera soddisfazione del bisogno si ottiene mediante il dispiegamento dell’energia che libera il bisogno stesso. Il bisogno di nutrirci non lo soddisfa l’alimento ma la nostra attività di alimentazione e nutrimento. Il bisogno di conoscenza non si soddisfa attraverso le informazioni che si offrono alla persona affinché le memorizzi e apprenda passivamente, colmando così la propria ignoranza pensata come un vuoto da colmare, bensì mediante la costruzione attiva della conoscenza, costruzione che utilizza come componente le conoscenze e informazioni che altri hanno elaborato precedentemente; ma non si produce nessun effetto nel soggetto, se questo non lo ricostruisce mediante la propria azione e processo di apprendimento.

Oltre a ciò, i bisogni sperimentano un processo, il che implica che più che semplicemente ricorrenti, come si afferma abitualmente, si perfezionano progressivamente. Per esempio, una persona ha bisogno di lettura, di leggere racconti, poesia, musica etc. Questi bisogni li sviluppiamo e perfezioniamo nella misura in cui leggiamo, ascoltiamo musica, studiamo. Sviluppiamo le esigenze estetiche nella misura in cui osserviamo (o meglio ancora, che creiamo) pittura, scultura, ossia che ci coltiviamo.

Per ciò, pensare a un consumo che ci porti a soddisfare autonomamente e creativamente le nostre esigenze, perfezionando il nostro essere, è un differenziarsi e prendere le distanze non soltanto dal consumismo contemporaneo, ma anche da una certa idea che immagina che l’unico stato di piena soddisfazione che possa trovare un essere umano è quando abbia raggiunto l’annullamento dei propri bisogni, e che concepisce la felicità come il non sperimentare bisogni. Se pensiamo i bisogni umani come energie positive, non immaginiamo che la realizzazione stia nel raggiungere questo stato di appagamento dei bisogni, di non desiderare nulla e perciò essere soddisfatti. Questa non è una buona antropologia. Sebbene l’essere umano possa, con disciplina e sforzo interiore, appagare alcuni dei propri bisogni, bloccare la propria azione e restare in certo modo “in pace” con se stesso, ciò non implica necessariamente avvicinarsi alla realizzazione della “natura umana”.

I bisogni sono forze costruttive, in quanto sono espressione di ciò che è in potenza nelle persone, espressione del fatto che desideriamo essere più di ciò che siamo. E questo voler essere di più di ciò che siamo, produce a volte insoddisfazione. Ma è una insoddisfazione rispetto a ciò che già siamo come risultato di qualcosa precedentemente raggiunto, e che ci permette anche di essere contenti, essere soddisfatti di ciò. Non è dunque l’insoddisfazione di non possedere cose o non accedere a certi servizi, bensì l’inquietudine che risulta dallo sperimentare la vocazione a essere di più, a espandere la nostra coscienza, ad attingere fini superiori.

L’insoddisfazione così intesa ci porta a concepire il bisogno come un progetto Di fatto noi esseri umani viviamo i bisogni come progetti. Persino il bisogno di alimentarci include il progetto del pranzo che dobbiamo prepararci per soddisfare questo bisogno. Il bisogno motiva, spinge, muove a essere di più, a perfezionarci. Orientare il nostro consumo all’obiettivo della realizzazione e del perfezionamento personale e sociale, ci indirizza verso una civiltà superiore, nella quale l’esperienza umana potrà scoprire orizzonti nuovi, sconosciuti fino ad ora.

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XXXI. Donde se muestra que el consumo creativo, autónomo y solidario, requiere otro modo de pensar y vivir las necesidades.

El consumidor moderno no es un consumidor creativo, autónomo y solidario. Al contrario, su consumo es imitativo, dependiente y competitivo. Así lo quieren la economía y la política dominantes, el mercado capitalista y el Estado asistencial. Se trata de un consumo que empequeñece a las personas, y que en definitiva genera insatisfacción e infelicidad, que parece ser el estado habitual, más extendido, en que se encuentran muchas personas en la fase terminal de la crisis de la civilización moderna.

De este consumo imitativo, dependiente, compulsivo y competitivo tendremos que liberarnos, para acceder a un consumo autónomo, creativo y solidario como el que corresponde a una nueva y superior civilización. Y ese cambio no lo harán ni el mercado ni el Estado; es absurdo demandarlo al mercado ni exigirlo ante el Estado, que son los impulsores del consumo dependiente y pasivo. El cambio en los modos del consumo sólo es posible si lo hacemos nosotros mismos, cambiando cada uno, y generando desde nuestro entorno un cambio cultural que vaya expandiendo un nuevo modo de vivir las necesidades y de consumir lo conveniente para nuestra realización personal y para nuestro desarrollo social.

El consumo autónomo es aquél que no se orienta por la publicidad, ni imita las decisiones que hacen los otros, ni entra en competencia por tener más que los vecinos. El consumo autónomo no es tampoco el que se deja llevar por los propios deseos y caprichos, que es más bien una forma de esclavitud, y que implica que no controlamos nuestra propia existencia con conciencia y libertad.

El consumidor verdaderamente autónomo es aquél que identifica sus objetivos buscando su realización como persona humana integral, la satisfacción de sus verdaderas necesidades, que no son las que indican el mercado y el Estado, ni tampoco nuestros instintos inmediatos, sino las que descubrimos mediante el conocimiento de nuestra naturaleza humana, de lo que somos y de lo que estamos orientados a ser.

De este modo comprendemos que todas nuestras necesidades se enmarcan en cuatro grandes dimensiones de la experiencia humana, que podemos representar por dos ejes que se cruzan, o por cuatro vectores que se despliegan a partir de un punto de origen.

El primer eje lo forman, hacia un lado el vector de las necesidades que tenemos como individuos: necesidades de seguridad y protección, de identidad personal, de logro de nuestros intereses y proyectos individuales. Hacia el lado opuesto, el vector de las necesidades como comunidad y sociedad: necesidades de comunicación, de convivencia, de participación, de realización de proyectos colectivos.
El segundo eje lo forman, hacia abajo el vector de las necesidades corporales y materiales: necesidad de alimentación, de salud, de vivienda, de protección de las inclemencias de la naturaleza, de utensilios y equipamientos diversos, etc. Hacia arriba el vector de las necesidades culturales y espirituales: necesidad de conocimiento, de expresión artística, de trascendencia, de belleza, de bondad, de verdad, de valores y experiencias superiores.

Nuestra realización se cumple en la progresiva satisfacción de las necesidades que se van presentando en los procesos de nuestra expansión y perfeccionamiento en esas cuatro dimensiones de la experiencia humana. En esos procesos utilizamos cosas y servicios que nos provisiona la economía; pero las necesidades se cumplen en nosotros y por nuestra propia actividad, que se sirve de esas cosas y de esos servicios. Esta es la perspectiva en que hay que poner el consumo, revirtiendo la situación actual en que se pone a las personas al servicio de las cosas, trastocando la relación racional entre los medios y los fines.

En la perspectiva de este consumo realizador de las personas y de las comunidades, las necesidades ya no se presentan como carencias o vacíos que llenar con objetos, sino como potencialidades, como experiencias que podemos desplegar activamente. Ellas – las necesidades - son detonantes de actividades, iniciativas y procesos tendientes a convertir en acto lo que está solamente en potencia, como virtualidad, en cada individuo y en cada grupo.

La posibilidad de pensar un nuevo paradigma económico radica en el re-descubrimiento del ser humano como dotado de espíritu, de conciencia y de libertad, y en consecuencia creativo, autónomo y solidario, responsable de sus acciones. De aquí derivan algunas precisiones sobre las necesidades en cuanto específicamente humanas.

Lo primero es que las necesidades las experimentamos en el plano de la conciencia. Incluso las necesidades corporales, como la de alimentarnos y abrigarnos, se viven subjetivamente. En el ser humano todo ocurre y todo se vive concientemente, es decir, simultáneamente en el plano interior y en el plano corporal, y en ambos planos se busca encontrar la satisfacción de la necesidad, que será siempre alguna realización personal o social.

Asociado a lo anterior está el hecho que nuestras necesidades son energías que esperan ser desplegadas, son fuerzas que buscan manifestarse. Son vectores direccionados, en el sentido que están buscando activamente algún logro, algún resultado para el individuo o para el grupo. Son energías, pero energías creativas, capaces de producir aquello con lo que se satisfacen. Esto nos permite comprender la creatividad en el consumo.

Pues hablamos de consumo autónomo y creativo. Partiendo de que la necesidad no se satisface solamente mediante la cosa o la acción externa que se posee o a la cual se accede, sino por la acción del sujeto que emplea la cosa o el servicio externo, descubrimos que la verdadera satisfacción de la necesidad se obtiene mediante el despliegue de la energía que libera la necesidad misma. La necesidad de nutrirnos no la satisface el alimento sino nuestra actividad alimentaria y nutricional. La necesidad de conocimiento no se satisface a través de las informaciones que se presentan a la persona para que las memorice y las aprenda pasivamente, llenando así su ignorancia pensada como el vacío que llenar, sino mediante la construcción activa del conocimiento, construcción que utiliza como insumo o componente los conocimientos e informaciones que otros han elaborado anteriormente; pero no se produce ningún efecto en el sujeto, si éste no los reconstruye mediante su propia acción y proceso de aprendizaje.

Además, las necesidades experimentan un proceso, lo que implica que más que simplemente recurrentes, como se afirma habitualmente, se perfeccionan progressivamente. Por ejemplo, una persona tiene necesidad de lectura, de leer novelas, poesía, de escuchar música, etc. Esas necesidades las desarrollamos y perfeccionamos en la medida que leemos, que escuchamos música, que estudiamos. Desarrollamos las necesidades estéticas en la medida que observamos (o mejor aún, que creamos) pinturas, esculturas, o sea que nos cultivamos.

Por esto, pensar en un consumo que nos lleve a satisfacer autónoma y creativamente nuestras necesidades, perfeccionando nuestro ser, se diferencia y distancia no solamente del consumismo contemporáneo, sino también de cierta idea que imagina que el único estado de plena satisfacción en que puede encontrarse un ser humano es cuando haya logrado anular sus necesidades, y que concibe la felicidad como el no experimentar necesidades. Si pensamos las necesidades humanas como energías positivas, no imaginemos que la realización sea llegar a ese estado de apagamiento de las necesidades, de no desear nada y por ello estar satisfechos. Esa no es una buena antropología. Si bien el ser humano puede, con disciplina y esfuerzo interior, apagar algunas de sus necesidades, detener su acción y quedar en cierto modo “en paz” consigo mismo, eso no implica necesariamente aproximarse a la realización de la “naturaleza humana”.

Las necesidades son fuerzas constructivas en cuanto son expresión de lo que está en potencia en las personas, que queremos ser más que los que somos. Y ese querer ser más que lo que somos, produce a veces insatisfacción. Pero es una insatisfacción con respecto a lo que ya somos como resultado de algo anteriormente logrado, y que nos permite también estar contentos, estar satisfechos de aquello. No es entonces la insatisfacción por no tener cosas o no acceder a ciertos servicios, sino el desasosiego que resulta del experimentar la vocación a ser más, a expandir nuestra conciencia, a alcanzar fines superiores.

La insatisfacción así entendida nos lleva a concebir la necesidad como un proyecto. De hecho los seres humanos vivimos las necesidades como proyectos. Incluso la necesidad de alimentarnos incluye el proyecto del almuerzo que tenemos que prepararnos para satisfacer esa necesidad. La necesidad motiva, impulsa, mueve a ser más, a perfeccionarnos. Orientar nuestro consumo por el objetivo de la realización y el perfeccionamiento personal y social, nos encamina hacia una civilización superior, en la cual la experiencia humana podrá descubrir horizontes nuevos, incluso desconocidos hasta ahora.






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