Cos'è la Mafia SpA?

Data Fri 13 January 2012 10:50 | Categoria: lo Stato del meridione

“Mafia Spa”, il più grande agente economico del Paese. Una radiografia puntuale nel XIII Rapporto di SoS Impresa. Ma per battere un Antistato furbo e pericoloso, occorre uno Stato attrezzato, efficiente e veloce.

Il XIII Rapporto 2011 “SOS Impresa”, intitolato Le mani della Criminalità sulle imprese costituisce un documento di grande importanza anche per capire meglio e combattere più efficacemente le mafie. Come nelle edizioni precedenti anche quest’anno il Rapporto è stato presentato nella sede di Confesercenti, in via Nazionale a Roma. Si tratta di uno strumento di studio e di lavoro utile agli organismi istituzionali e a quanti si occupano del fenomeno mafioso. In questo Rapporto i dati, le analisi e le valutazioni - pubblicati da Alberti Editori in un volume di quasi 400 pagine, agile, di facile lettura e di immediata e proficua consultazione - si basano su elaborazioni e rilevazioni effettuati dall’Istat e dal Ministero dell’Interno, sui sondaggi condotti da Swg, da ricerche effettuate dal Centro studi TEMI, da numerose informazioni e testimonianze rilasciate dagli interessati e dalle dichiarazioni delle vittime di estorsione e usura raccolte da SOS Impresa.
Dal Rapporto 2011 emerge che la Mafia Spa si conferma come il più grande “agente economico del Paese”.

Prima il presidente di Confesercenti, Marco Venturi e poi Lino Busà, presidente nazionale di SoS Impresa - che insieme a Bianca La Rocca ha curato la stesura del volume - hanno dimostrato, dati alla mano, che siamo in presenza di una holding company, articolata su un network criminale, interconnesso con la società, l’economia, la politica. Muove un fatturato che si aggira intorno ai 140 miliardi di euro con un utile che ne supera 100 miliardi e 65 miliardi di liquidità. Per queste sue caratteristiche, Mafia Spa è la prima impresa italiana con cui trattano, o sono costretti a trattare altre imprese, esponenti politici, amministratori pubblici, che agiscono sia a livello periferico che centrale. La complicità e la collusione con la criminalità organizzata segna un discrimine: l’essere espulsi definitivamente dal mercato o continuare ad operare mantenendo questo tipo di relazioni con i clan.

In questa fase di crisi economica e finanziaria, l’unico soggetto economico imprenditoriale capace d’investire, è la Mafia Spa. Mafia Spa è la definizione che venne adottata nel 2006. Entrata nel linguaggio comune ha, nel tempo, assunto i connotati per diventare un potentissimo aggregato economico. A seconda dei punti di osservazione, esso misura la ricchezza o l’arretratezza del Paese e le condizioni di alcune fasce di cittadini e della società. Mafia Spa, per la sua forza di penetrazione e di estensione, oltre che per il grado di influenza esercitato su tutto il territorio nazionale in ampi settori produttivi e del commercio, rappresenta una sorta di pericoloso corto circuito di legalità - illegalità – legalità dal quale sembra ormai difficile, se non impossibile, liberarcene. Nonostante le forze dell’ordine e la magistratura siano riuscite ad assestare alcuni colpi pesanti ai vertici delle organizzazioni criminali, Mafia Spa ridisegna di volta in volta il suo modus operandi economico e finanziario, con performance efficaci e sempre più sofisticate.
Per dare un’idea precisa della sua capacità di adattamento è stata coniata l’espressione “La Mafia Camaleonte”. E’ una strategia che si realizza attraverso una duttilità nei comportamenti da parte dei vari clan mafiosi e camorristici sulla base delle condizioni date. Un genere di “inabissamento”: scarsa esposizione sì ma consolidando e allargando i propri insediamenti territoriali che si proiettano oltre i confini regionali e nazionali.

Un’operazione ingegnosa quella di saper rispondere al dilemma visibile-invisibile: visibili sul territorio (attraverso le fonti più redditizie - ad un tempo le più antiche e le più moderne - come il pizzo e l’usura), riconoscibili dal sistema delle imprese, dalla pubblica amministrazione, dalla politica; invisibili alle Forze dell’ordine e alla magistratura, mimetizzandosi e occultando aziende, patrimoni, terreni, immobili e facendo in modo da sfuggire al codice penale.
Le proprie attività di reinvestimento, reimpiego e riallocazione delle risorse mirano ad un duplice obiettivo: da un lato, raddoppiare gli utili, riciclando denaro sporco e, dall’altro, evitare interventi repressivi sul fronte patrimoniale. I terreni su cui si verifica l’allargamento e la diffusione dei poteri mafiosi sono la gestione finanziaria, l’acquisizione di nuovi mercati (specie quello ortofrutticolo e alimentare), in condizioni di monopolio, maggiore competitività e minore conflittualità sindacale. Questa situazione si combina con l’individuazione di nuovi comparti di investimento come quello sanitario, lo sport, comprese le scommesse clandestine, l’autotrasporto e la logistica, i servizi di vigilanza dei locali notturni. Si tratta di settori che producono alti utili a fronte di un basso rischio di sanzioni penali.

Accanto a tutto ciò la mafia “riesce ad attrarre nel proprio circuito pezzi di finanza deviata, professionisti senza scrupoli, qualche imprenditore convinto che la strada della collusione partecipata sia l’unica che gli consente di rimanere a galla”. Ed è grazie a questo tipo di rapporto che la malavita organizzata crea le condizioni e le premesse per un coinvolgimento anche del mondo politico e della pubblica amministrazione.

Altri dati ci danno la misura di quanto sia potente Mafia Spa. Il solo ramo commerciale sfiora i cento miliardi di euro, circa il 7 per cento del Pil nazionale.

Il numero di imprenditori, vittime di reato, sono oltre un milione, pari ad un quinto degli attivi.

Intanto le denunce anziché crescere diminuiscono, segno che le vittime (una rispetto a mille che subiscono estorsioni, intimidazioni, minacce o attentati di vario genere) non ricevono sufficiente protezione da parte delle istituzioni e spesso si sentono isolate e oggetto di altro e più pesante genere di violenza e ricatti.

Confesercenti e SoS Impresa sollecitano non solo un impianto legislativo più consono alla situazione attuale ma anche una maggiore incisività dal lato della concreta applicazione delle disposizioni normative.

L’impegno di uno sforzo collettivo, affinché il sistema di prevenzione e di solidarietà dia i frutti sperati, non può né deve limitarsi soltanto a raccogliere e a registrare i dati e i risultati eccellenti prodotti dalle attività “imprenditrici” della malavita organizzata. Occorre fare emergere il reato nella sua reale portata e nel contempo mettere a disposizione tutti gli strumenti capaci di aiutare e incoraggiare le vittime alla denuncia (investendo su di essa rendendola conveniente). Lavorare per il reinserimento economico e sociale e a facilitare il percorso di collaborazione con la magistratura e le Forze dell’ordine.

L’ampia panoramica delle attività illegali di stampo economico – mafioso, evidenziate nel XIII Rapporto di SoS Impresa – è tale per cui non basta più la semplice constatazione che “la mafia è forte, ma per fortuna, c’è una società civile che resiste e reagisce”. E’ importante ma è troppo al di sotto e troppo sproporzionata per essere in grado di contrastare l’imponenza e i mezzi micidiali che le organizzazioni criminali mettono in campo, con una rapidità impressionante di adattamento. Occorre uno Stato bene attrezzato per battere un Antistato sempre più pericoloso e furbo.

Filippo Piccione






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