Per una nuova civiltà (27)

Data Wed 4 January 2012 5:00 | Categoria: economia di solidarietà

{Da mercoledì 29 giugno, vado pubblicando una serie organica di video di Luis Razeto, accompagnati di volta in volta dalla traduzione italiana, e dal testo originario in spagnolo.}

¿Cómo iniciar la creación de una nueva civilización? (27)


XXVII. Le nazioni, i popoli originari, le etnie e le comunità nazionali, nella creazione della nuova civiltà.

Avviandoci alla conclusione di queste riflessioni sulla nuova politica, affronterò la questione delle nazioni e delle nazionalità. Una questione legata al tema dello Stato, che abbiamo esaminato nella presentazione precedente, ma che è chiaramente diversa, ragione per cui è necessario esaminarla per se stessa e mettendo in evidenza la sua importanza riguardo il passaggio a una nuova civiltà. Perché, sebbene molti degli Stati moderni abbiano una base nazionale e siano soliti caratterizzarsi come Stati nazionali, non è la stessa cosa parlare di nazioni e di Stati.

Quando parliamo di nazioni ci riferiamo a grandi unità storico-sociali, a comunità umane che nel corso del tempo, attraverso generazioni successive, sono andate configurando una identità culturale. In questo senso, il termine ‘nazione’ può risultare restrittivo, per ciò precisiamo che intenderemo qui come ‘nazioni’ differenti realtà storiche che sono conosciute con nomi diversi; la nostra idea di ‘nazione’ include, per esempio, i popoli originari dell’America Latina che hanno conservato la propria identità culturale nel corso dei secoli; e anche le ‘nazionalità’ che hanno una propria lingua e che sussistono all’interno di vari paesi europei; e diverse ‘etnie’ che caratterizzano le complesse realtà sociali africane; e così altre denominazioni con le quali sono soliti identificarsi popoli che hanno una propria cultura e una propria continuità storica.

L’elemento determinante di ciò che qui intendiamo come una ‘nazione’ è l’identità culturale e il senso di continuità storica, che fanno sì che tra i suoi partecipanti si generi un forte senso di appartenenza, un sentimento di identità condivisa, che si trasmette di generazione in generazione. Si tratta di unità collettive che si sono generate attraverso processi di lunga durata e di grande estensione, nei quali certe popolazioni umane numerose sono andate conformando una certa cultura, una lingua, alcune tradizioni, alcuni modi di vivere, e una memoria collettiva, che dànno loro un senso di continuità storica. Talvolta le nazioni si fondano sopra una medesima radice etnica, e su concezioni del mondo e credenze religiose ampiamente diffuse, e su basi territoriali e geografiche delimitate; ma questi elementi non sono necessariamente presenti in tutte le nazioni.
Gli Stati, invece, solitamente si formano attraverso atti costituenti esercitati da situazioni di potere, e articolano e integrano gli insediamenti umani esistenti all’interno di un territorio chiaramente definito da limiti considerati ‘sovrani’ e che sono difesi con le armi. Gli Stati sottomettono questi insediamenti umani a un determinato potere politico e militare centralizzato, e a un insieme di istituzioni e di leggi la cui osservazione può essere imposta a tutti gli abitanti del territorio.

In sintesi: quando parliamo di nazioni parliamo di società civili, quando parliamo di Stati parliamo di società politiche. Le nazioni sono anteriori agli Stati. Ed è accaduto troppo spesso nella civiltà moderna che gli Stati non si siano configurati su una base nazionale bensì che si siano imposti sopra più di una nazione, integrando alcune di queste in maniera autoritaria. È successo che gli Stati si siano definiti territorialmente dividendo nazioni già costituite.

Praticamente, in tutti i casi in cui lo Stato non si è costituito sulla base di realtà nazionali date, alle quali non è corrisposta l’estensione del suo potere istituzionale e di governo, è stata inevitabile l’insorgenza di conflitti e di guerre, sia del tipo ‘guerra civile’ che si manifestano all’interno di uno Stato, sia come guerra tra Stati che pretendono di ridisegnare i propri confini estendendosi su più ampie basi nazionali. La maggior parte delle guerre e conflitti che si sono dati e continuano a verificarsi nella civiltà moderna, hanno origine dall’inesistente corrispondenza tra le due istanze menzionate, la civile delle nazioni e la politica degli Stati.

Il problema si acutizza nei casi in cui la conformazione dell’unità statale si è imposta autoritariamente sopra più nazioni, cercando di sottometterle e pretendendo di generare qualche identità collettiva sovranazionale. È così che gli Stati sono soliti creare e concepire una identità che denominano ‘patriottica’, dal momento che è intorno all’idea di Patria che gli Stati hanno cercato di generare un’identità culturale su basi non nazionali, e che non hanno profonde radici storiche. Detto in altro modo, con l’idea di ‘patria’ si è cercato di soppiantare le precedenti identità nazionali, e creando un sentimento patriottico si cerca di disarticolare o indebolire collettivi nazionali precedenti, le cui basi geografiche non coincidono con le delimitazioni territoriali dello Stato.

Occorre dunque segnalare che nel passaggio alla nuova civiltà a cui pensiamo, questa origine di tanti conflitti e guerre dovrà sparire, ogni volta che nella nuova civiltà gli Stati perderanno potere di fronte alle nazioni, come conseguenza del recupero dell’autonomia di queste, da un lato, e per il riconoscimento della presenza e partecipazione delle nazioni alle istanze internazionali e planetarie, dall’altro. In entrambi i sensi, le nazioni – popoli originari, etnie, comunità nazionali, nazionalità, ecc. – saranno anche protagoniste della creazione della nuova civiltà.

Ordunque, occorre notare che nella civiltà moderna è accaduto spesso che le nazioni sussunte e spesso sottomesse alle entità statali che le controllano, hanno finito con l’adottare forme di azione politica che non fanno parte delle proprie tradizioni culturali ma che in realtà sono proprie della civiltà statale, diventando movimenti nazionalisti e indipendentisti che esercitano la propria azione anche per vie violente. Aldilà della discussione sulla legittimità o illegittimità di tali forme di azione politica (problema che si potrà discernere considerando il grado di oppressione e di distruzione che gli Stati che le dominano hanno esercitato ed esercitano sopra di esse), è importante comprendere che un reale ed effettivo superamento del conflitto e delle sue cause potrà essere raggiunto nel processo di creazione di una nuova civiltà, post-statale, che riconosca e valorizzi le comunità locali e nazionali, e le integri in modo armonico in una nuova identità di carattere universale.

In tale processo e come parte dello stesso, è importante ciò che faranno le nazioni per recuperare la propria identità, le proprie lingue, la proprie cultura, la musica, l’arte, i costumi e le tradizioni, liberandosi da quelle incrostazioni delle forme proprie di fare politica che possono aver acquisito come effetto della loro integrazione subordinata nella civiltà statale moderna.

Parimenti, bisognerà comprendere che la nuova civiltà guarda verso l’avvenire e si apre a nuove forme di conoscenza, e di arte, e verso nuove forme di fare economia e di fare politica, superiori a quelle che l’umanità ha sperimentato e conosciuto fino ad ora, e di conseguenza superiori anche a quelle che hanno sperimentato nel passato le nazioni. In questo senso, le realtà nazionali, integrandosi ai processi creativi della nuova civiltà, dovranno crescere in creatività, in autonomia e solidarietà, come tutti i soggetti individuali e collettivi che devono costruire la nuova civiltà.

La ‘forma unificante’ di una nuova e superiore civiltà non è lo Stato; ma neppure la nazione. Importante è riconoscere che le nazioni, le comunità, le etnie, per se stesse e indipendentemente dagli Stati, avranno un proprio luogo riconosciuto e daranno un contributo speciale al farsi creativo di un nuovo ordine sociale e di nuove dinamiche di trasformazione, sviluppo e perfezionamento dell’esperienza umana. In questo senso è decisivo ed essenziale comprendere che la nuova ‘forma unificante’ non sarà distruttiva delle formazioni sociali minori, e non si costruirà mediante la negazione delle diversità e pluralità delle culture nazionali ed etniche, bensì le potenzierà, le arricchirà fino ad incorporare i dinamismi propri che derivano dai suoi valori fondanti: la creatività, l’autonomia e la solidarietà, nei termini e con i significati con cui li abbiamo definiti.

Dispiegando la propria creatività, autonomia e solidarietà, le nazioni, ossia i popoli originari, le nazionalità, le comunità storiche, le etnie, saranno importanti soggetti creativi della nuova civiltà. Recuperando i propri valori, le proprie culture, le proprie tecnologie, i propri saperi e le proprie identità, esse contribuiranno ad arricchire la nuova civiltà, con quei contenuti che sono riusciti a conservare e riscattare, molti dei quali provenienti da civiltà precedenti l’epoca moderna, e che sono portatori di sapienze, esperienze e ricchezze umane e comunitarie che nel futuro potranno condividere con tutta l’umanità.

Con questo concludiamo le riflessioni sulla nuova politica, e ci prepariamo ad entrare nell’analisi della nuova economia.

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XXVII. Las naciones, los pueblos originarios, las etnias y las comunidades nacionales, en la creación de la nueva civilización.

Llegando ya al final de estas reflexiones sobre la nueva política, me referiré a la cuestión de las naciones y de las nacionalidades. Una cuestión relacionada con el tema del Estado que examinamos en la presentación anterior, pero que es claramente distinta, por lo que es necesario examinarla en sí misma y relevando su propia importancia en relación al tránsito hacia una nueva civilización. Porque si bien muchos de los Estados modernos tienen una base nacional y suelen caracterizarse como Estados nacionales, no es lo mismo hablar de naciones que de Estados.

Cuando hablamos de naciones nos referimos a grandes unidades histórico-sociales, a comunidades humanas que a lo largo del tiempo, a través de sucesivas generaciones, han ido configurando una identidad cultural. En tal sentido, el término 'nación' puede resultar restrictivo, por lo que precisamos que entenderemos aquí como 'naciones' a diferentes realidades históricas que se conocen con distintos nombres; nuestra idea de 'nación' incluye, por ejemplo, a los pueblos originarios de América Latina que han conservado su identidad cultural a lo largo de siglos; también a las 'nacionalidades' que tienen sus propias lenguas y que subsisten al interior de varios de los países europeos; y a diversas 'etnias' que caracterizan a las complejas realidades sociales africanas; y así a otras denominaciones con que suelen identificarse pueblos que tienen su propia cultura y su propia continuidad histórica.

Lo determinante de lo que aquí entendemos como una 'nación' es la identidad cultural y el sentido de continuidad histórica, que hacen que entre sus integrantes se genere un fuerte sentido de pertenencia, un sentimiento de identidad compartida, que se trasmite de generación en generación. Se trata de unidades colectivas que se han generado a través de procesos de larga duración y de extendida amplitud, en los cuales ciertas poblaciones humanas numerosas han ido conformando una cierta cultura, un idioma, unas tradiciones, unos modos modos de vivir, y una memoria colectiva, que les proporcionan un sentido de continuidad histórica. A menudo las naciones se fundan sobre unas mismas raíces étnicas, y sobre concepciones del mundo o creencias religiosas ampliamente difundidas, y sobre bases territoriales y geográficas delimitadas; pero estos elementos no están necesariamente presentes en todas las naciones.

Los Estados, en cambio, suelen formarse a través de actos constituyentes ejercidos desde situaciones de poder, y articulan e integran a los asentamientos humanos existentes al interior de un territorio claramente demarcado por límites considerados 'soberanos' y que se defienden con las armas. Los Estados sujetan dichos asentamientos humanos a un determinado poder político y militar centralizado, y a un conjunto de instituciones y de leyes cuyo cumplimiento puede ser impuesto a todos los habitantes del territorio.

Sintéticamente: cuando hablamos de naciones hablamos de sociedades civiles, cuando hablamos de Estados hablamos de sociedades políticas. Las naciones son anteriores a los Estados. Y ha ocurrido demasiado a menudo en la civilización moderna, que los Estados no se configuran sobre una base nacional sino que se imponen sobre más de una nación, integrando a varias de ellas de manera autoritaria. También ha ocurrido que los Estados se demarcan territorialmente dividiendo naciones previamente constituidas.

Prácticamente en todos los casos en que el Estado no se constituye en base a realidades nacionales dadas, a las cuales no corresponde la extensión de su poder institucional y de gobierno, ha sido inevitable que el surgimiento de conflictos y guerras, sea del tipo 'guerras civiles' que se manifiestan al interior de un Estado, sea como guerras entre Estados que pretenden rediseñar sus confines extendiéndose sobre más amplias bases nacionales. La mayor parte de las guerras y conflictos que se han dado y continúan verificándose en la civilización moderna, tienen en su origen la inexistente correspondencia entre las dos instancias mencionadas, la civil de las naciones y la política de los Estados.

El problema se agudiza especialmente en los casos en que la conformación de la unidad estatal se ha impuesto autoritariamente sobre varias naciones, intentando someterlas y pretendiendo generar alguna nueva identidad colectiva supranacional. Es así que los Estados suelen crear y concebir una identidad que denominan 'patriótica', siendo en torno a la idea de Patria que los Estados han buscado generar una identidad cultural sobre bases que no son nacionales, y que no tienen hondas raíces históricas. Dicho de otro modo, ha sido corriente que con la idea de 'patria' se haya buscado suplantar a anteriores identidades nacionales, y creando un sentimiento patriótico se intenta desarticular o debilitar colectivos nacionales anteriores, cuyas bases geográficas no coinciden con las demarcaciones territoriales del Estado.
Cabe, entonces señalar, que en el tránsito a la nueva civilización que pretendemos, este origen y fundamento de tantos conflictos y guerras debiera desaparecer, toda vez que en la nueva civilización, los Estados perderían poder frente a las naciones, como consecuencia de la recuperación de las autonomías de éstas, por un lado, y por el reconocimiento de la presencia y participación de las naciones en las instancias internacionales y planetarias, por el otro. En ambos sentidos las naciones – pueblos originarios, étnias, comunidades nacionales, nacionalidades, etc. - serán también protagonistas de la creación de la civilización nueva.

Ahora bien, cabe advertir que en la civilización moderna ha ocurrido a menudo que las naciones, subsumidas y a menudo sometidas a las entidades estatales que las controlan, han terminado adoptando formas de acción política que no forman parte de sus tradiciones culturales sino que en realidad son propias de la civilización estatal, derivando en movimientos políticos nacionalistas e independentistas que ejercen su acción incluso por vías violentas. Más allá de la discusión sobre la legitimidad o ilegitimidad de tales formas de acción política (asunto que podrá discernirse considerando el grado de opresión y de destrucción que los Estados que las dominan hayan ejercido y ejerzan sobre ellas), es importante comprender que una real y definitiva superación del conflicto y de sus causas podrá lograrse solamente en un proceso de creación de una civilización nueva, post-estatal, que reconozca y valorice a las comunidades locales y nacionales, y que las integre de modo armónico en una nueva identidad de carácter universal.

En tal proceso y como parte del mismo, es importante lo que realicen las naciones por recuperar sus identidades, sus idiomas, sus culturas, su música, su arte, costumbres y tradiciones, desprendiéndose de aquellas incrustaciones de elementos propios de las formas de hacer política que puedan haber adquirido como efecto de su integración subordinada en la civilización estatal moderna.

Asimismo, habrá que comprender que la nueva civilización mira hacia el porvenir y se abre hacia nuevas formas de conocimiento, de cultura, de pensamiento y de arte, y hacia nuevas formas de hacer economía y de hacer política, superiores a las que la humanidad ha experimentado y conocido hasta ahora, y en consecuencia superiores también a las que hayan vivido en el pasado las naciones. En tal sentido, las realidades nacionales, al integrarse a los procesos creadores de la nueva civilización, habrán de crecer en creatividad, en autonomía y en solidaridad, igual que todos los sujetos individuales y colectivos que han de conformar la nueva civilización.

La 'forma unificante' de una civilización nueva y superior no es el Estado; pero tampoco es la nación. Lo importante es reconocer que las naciones, las comunidades, las etnias, por sí mismas e independientemente de los Estados, tendrán su lugar reconocido y su aporte especial que hacer a la creación de un nuevo orden social y de nuevas dinámicas de transformación, desarrollo y perfeccionamiento de la experiencia humana. En tal sentido es decisivo y esencial comprender que la nueva 'forma unificante' no será destructiva de las formaciones sociales menores, ni se construirá mediante la negación de la diversidad y pluralidad de las culturas nacionales y étnicas, sino que las potenciará, las enriquecerá incluso al incorporarles los dinamismos propios que derivan de sus valores fundantes: la creatividad, la autonomía y la solidaridad, en los términos y con los significados con que los hemos comprendido.

Desplegando su propia creatividad, autonomía y solidaridad, las naciones, o sea los pueblos originarios, las nacionalidades, las comunidades históricas, las etnias, serán importantes sujetos creadores de la nueva civilización. Recuperando sus valores, sus culturas, sus tecnologías, sus saberes y sus identidades propias, ellas contribuirán a enriquecer la nueva civilización, con aquellos contenidos que han sabido conservar y rescatar, muchos de ellos provenientes desde civilizaciones anteriores a la época moderna, y que son aportadores de sabidurías, experiencias y riquezas humanas y comunitarias que en el futuro podrán compartir con toda la humanidad.

Con esto concluimos las reflexiones sobre la nueva política, y nos preparamos para entrar al análisis de la nueva economía.







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