Critica degli intellettuali-di-professione

Data Mon 12 December 2011 5:00 | Categoria: leOpereeiGiorni

Il banco dei Rosci al Mercato Vittorio di Roma

Pasquale Misuraca, Nicola il Roscio, 10 dicembre 2011

I miei amici sono soprattutto non-intellettuali-di-professione: macellai, meccanici, commercianti, contadini, pescatori, pescivendoli: come Nicola il Roscio - lo vedete, a sinistra, mentre spiega a un cliente come cucinare i pesci appena comprati al banco che tiene nel Mercato di Piazza Vittorio a Roma.

Invece io ho voluto fare di me un intellettuale-di-professione. L’idea mi è venuta a quindici anni, leggendo l’Apologia di Socrate. In gioventù mi sono anche circondato di amici intellettuali-di-professione, specialmente docenti, letterati, filosofi, storici, filologi, pensando che desiderassero come me il vero, il bello, il bene. No. Sbagliavo. Mi hanno deluso. Sono uscito dal gioco. Li ho lasciati lungo la strada. Con qualche eccezione, certo, ma non sono le eccezioni che fanno la giornata.

Le ragioni della delusione le ho rivelate, in forma sarcasticamente appassionata, in un libro ideato e scritto con Luis Razeto, Vangelo laico secondo Feliciano. Ecco il brano in cui Gesù, dopo aver ‘moltiplicato' i pani e i pesci, discute appunto con un gruppo di intellettuali-di-professione.

"...Uno di loro: - Bravo, Gesù. Un bel discorso quello che hai fatto alla moltitudine. Metodologicamente efficace, in un linguaggio semplice, diretto, ma pieno di immagini, di sapore, di sale, di luce, come ben hai detto.

Un altro: - E poi, hai toccato i temi dell'agenda del giorno.

Il primo: - Gli hai fatto pensare per un momento che possono educarsi, studiare, crescere.

Il secondo: - Quali sono le fonti di queste idee? Mi hai ricordato la scuola stoica.

Interviene un altro: - Ma no. Io ci trovo piuttosto la linea orientale, il Tao, un po’ di buddismo, un po’ di induismo...

Un quarto: - Io invece ci sento dentro la New Age, e in generale gli autori alternativi. Ma detto in un linguaggio antico, piuttosto poetico, pieno di metafore.

Un ultimo, sottovoce, a quello che gli sta di fianco: - Io non ho capito la moltiplicazione dei pani e dei pesci.

Gesù, che ha seguito in silenzio gli interventi dell'uno e dell'altro, abbozza un sorriso. Poi dice a tutti: - Voi non avete radici in voi stessi.

Uno: - Non avere radici in se stessi! Ma è fortissima, dove l'hai pescata questa battuta?

Un altro, a Gesù: - Ma, senti un po’, non starai mica criticando la ricerca filologica delle fonti del pensiero?

Gesù: - Ma lasciamo da parte le questioni del metodo e delle fonti. Su quello che ho detto, cosa ne pensate?

- A me è piaciuto: ampio, articolato, profondo.

- Soprattutto mi colpisce la struttura dialettica del discorso. Quel "è scritto, ma io vi dico", cioè tesi e antitesi, no?

- Guarda che ha fatto una cosa raffinata e precisa. Ha vuotato le teste di un contenuto, e ne ha messo un altro. Un'operazione intellettuale e pedagogica notevole. Ma dicci, Gesù, hai scritto dei libri? Non hai per caso un testo, magari la bozza del discorso?

Gesù, semiserio: - No, libri non ne scrivo. Lo sapete bene voi cosa succede dopo. Il pensiero viene cristallizzato, e le parole diventano oggetto di analisi filologiche che gli levano l'anima. Come si dice oggi? Ah sì, "il testo è un pretesto". E poi, se scrivi molto, non manca quello che scopre delle contraddizioni, e mette a confronto il periodo giovanile con quello della maturità... E se non metti le citazioni e non fai le note a pie' di pagina e le bibliografie, non ti prendono sul serio gli intellettuali di professione. Per non parlare degli errori di trascrizione, per cui una gomena, cercando di passare nella cruna di un ago, diventa un cammello che si sforza di passare per una porticina.

Il gruppetto degli intellettuali scoppia in una risata. Ma nessuno si azzarda più a parlare con Gesù, e riprendono a chiacchierare fra di loro..."





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