Francesc Valls

Data Sat 24 December 2011 4:00 | Categoria: briciole musicali


Oggi incontriamo il grande compositore catalano Francesc Valls (1671-1747), il cui capolavoro, la Missa Scala Aretina suscitò una controversia che coinvolse 57 fra organisti e maestri di coro e che finì col varcare i confini della Spagna. Dichiariamo immediatamente che il passaggio incriminato a noi sembra divino, una di quelle cose che riescono una sola volta nella vita: ai geni.



Francesc Valls (1671-1747): Missa Scala Aretina
Cum Sancto Spiritu

Cum Sancto Spiritu in gloria Dei Patris.
Amen.

A dare scandalo fu un passaggio dal Qui tollis, l'entrata dissonante del secondo soprano. Più ancora che il carattere dissonante, a scatenare la polemica fu il carattere inatteso (non preparato musicalmente) di quell'entrata (che andava contro le regole della composizione del tempo). Noi osserviamo che con questo espediente il Valls conferisce complessità e mistero ad una musica caratterizzata da un tema sin troppo semplice (l'ascoltatore realizza solo a posteriori che la trama musicale è intenzionalmente scarna).


Francesc Valls (1671-1747): Missa Scala Aretina
Qui Tollis Peccata Mundi

Qui tollis peccata mundi, miserere nobis.
Qui tollis peccata mundi, suscipe deprecationem nostram.
Qui sedes ad dexteram Patris, miserere nobis.





Chiudiamo proponendovi un ultimo brano dalla Missa Scala Aretina, il Gloria.


Francesc Valls (1671-1747): Missa Scala Aretina
Gloria in excelsis Deo

Gloria in excelsis Deo
et in terra pax hominibus bonae voluntatis.
Laudamus Te. Benedicimus Te.
Adoramus Te. Glorificamus Te.





La polemica spagnola replica quella italiana, scatenata da Giovanni Artusi e incentrata contro il madrigale di Claudio Monteverdi Cruda Amarilli del 1600.
È nota la replica del Monteverdi, con la distinzione fra una prima prattica, nella quale il contrappunto segue regole rigide, le dissonanze devono essere preparate e dev’esserci equilibrio fra le voci, e una seconda prattica, nella quale il contrappunto è più libero, le dissonanze possono essere violente e si stabilisce una gerarchia fra le voci.
Nella prima prattica è la musica a dominare il testo, nella seconda prattica la musica deve conformarsi al testo.
Questa distinzione (con la teorizzazione di una seconda prattica) apre la via al canto monodico.
Quindi all'epoca del barocco. Quindi del classicismo fino all'opera. Quindi della modernità.

Nel madrigale Cruda Amarilli una violenta dissonanza sottolinea la crudeltà dell’amata: la forma sposa il contenuto.


Claudio Monteverdi (1567-1643): Cruda Amarilli

Cruda Amarilli che col nome ancora
D'amar, ahi lasso, amaramente insegni.
Amarilli del candido ligustro,
Più candida e più bella,
Ma dell'aspido sordo
E più sorda e più fera e più fugace.
Poi che col dir t'offendo
I mi morò tacendo.






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