Alberi e Uomini

Data Sun 4 December 2011 5:00 | Categoria: fratelli alberi

Certi uomini somigliano a certi alberi. Alberi che hanno un buon tronco, dal quale si dipartono due o tre o quattro rami: un bell’impianto, insomma. Ma. Il padrone degli alberi, o l’operatore ecologico del Comune, un diavolo dispettoso, o altri che conosceremo meglio più avanti, un brutto giorno decidono che bisogna mutilare, umiliare quest’albero, questi alberi. Detto fatto, stroncano alla base i due o tre o quattro rami decisivi.

Se l’albero e i suoi fratelli non muoiono - si può morire di questo - dopo qualche giorno o settimana fanno capoccetta, sparsi sul tronco, e tutt’intorno all’orlatura alla base dei commoventi rami passati, dei rametti, dei ramuncoli, dei ciuffi informi, getti e protuberanze che rami veri e propri non diventeranno più (a meno che qualche Marcovaldo, di notte, non intervenga con una riparatrice potatura).

Così come a questi alberi, accade a certi uomini, spesso, non ci crederete, con la loro complicità. Infatti costoro, i mutilandi, gli umiliandi, non sanno, non hanno imparato attraverso una lucida auto-osservazione, quali siano i loro due o tre o quattro rami capaci di produrre un essere creativo e autonomo e solidale. Lasciano fare ai genitori, ai professori, ai preti, agli analisti, e passano la vita a fare nemmeno loro sanno più cosa e perché, tutto meno quelle due o tre o quattro cose che potevano e sapevano e dovevano fare.

Pasquale Misuraca





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