Deprecated: Assigning the return value of new by reference is deprecated in /storage/content/36/1010336/fulminiesaette.it/public_html/include/common.php on line 96 Per una nuova civiltà (20) - Pagina stampabile - economia di solidarietà - Fulmini e Saette


Per una nuova civiltà (20)

Data Wed 26 October 2011 6:00 | Categoria: economia di solidarietà

{Da mercoledì 29 giugno, vado pubblicando una serie organica di video di Luis Razeto, accompagnati di volta in volta dalla traduzione italiana, e dal testo originario in spagnolo.}

¿Cómo iniciar la creación de una nueva civilización? (20)


XX. Sulla ‘forma unificante’ della nuova civiltà, ovvero come si genera unità e integrazione sociale intorno al progetto della sua creazione.

Quando si parla di ‘rafforzamento delle proprie capacità’ delle persone e dei gruppi autodiretti, della disseminazione sociale del potere e della decentralizzazione delle decisioni – concetti propri di un nuovo paradigma di politica -, è probabile che molti li associno all’anarchia, e questa al disordine e al caos. In realtà, l’assenza di un potere centralizzato e di gruppi dirigenti che attraverso una combinazione di attività di dominio e di consenso garantiscono l’ordine sociale, potrebbe portare a una situazione seriamente disordinata e caotica, nella misura in cui ciascun individuo e ciascun gruppo siano guidati e agiti soltanto dai propri interessi e desideri particolari. Detto in altro modo, individui configurati secondo il modo della vecchia civiltà moderna, ossia individualisti e competitivi, consumisti ed educati alla subordinazione, immersi in una economia capitalista e in un mercato altamente concentrato, in assenza di uno Stato e di un ordine politico che li organizzi e disciplini, sicuramente darebbero luogo ad uno stato delle cose che sarebbe molto lontano da un ordine sociale, e ancora più lontano dal generare una nuova e superiore civiltà.

Diversa è la situazione in cui si tratta di individui creativi, autonomi e solidali, nel senso in cui abbiamo concepito queste tre qualità fondanti della nuova civiltà. Ma anche in questo caso, giungere all’integrazione sociale e a un ordine politico superiore, implica dispiegare – come parte della nuova struttura dell’azione trasformatrice – processi socialmente organizzatori e integratori.
La nuova struttura dell’azione trasformatrice deve creare e dispiegare i modi propri di generare unità e integrazione sociale. Ci avviciniamo, così, all’identificazione di un secondo elemento della nuova politica.

In effetti, ogni civiltà richiede qualcosa che la unifichi e la integri nei suoi componenti, siano persone, comunità, società, paesi etc. Gli studi sulle civiltà indicano che, insieme ad un determinato ‘tipo umano’ che le caratterizza, le civiltà hanno sempre avuto una ‘forma unificante’, che nelle civiltà passate sono potute essere un Impero, una Chiesa, una religione, e che nelle civiltà moderne sono gli Stati nazionali. Fino ad ora la ‘forma unificante’ delle civiltà che si è imposta ai suoi partecipanti attraverso una combinazione dei due fattori o forze integratrici: da un lato la forza, il dominio o la dominazione esercitata militarmente o burocraticamente dai detentori del potere, e dall’altro lato il consenso o il conformismo dei partecipanti subordinati, rispetto a una certa concezione del mondo, a una filosofia, ad alcune credenze religiose, a un’ideologia politica o ad una dottrina morale. Ma abbiamo già visto che nel progetto di una civiltà superiore basata sulla creatività, sull’autonomia e sulla solidarietà dei suoi partecipanti, non sono adeguate né la forza che impone la disciplina intorno ad un centro di potere, né una dottrina o ideologia predefinita che suscita la mera adesione, il consenso o il conformismo di coloro che si subordinano come ‘diretti’ a gruppi che si autoproclamano ‘dirigenti’. È necessario, dunque, costruire l’unità in un altro modo, e sviluppare un modo diverso di integrare i componenti attorno ad una nuova ‘forma unificante’.

Come strumento per la creazione della nuova unità culturale, Gramsci postula la necessità di “un centro culturale omogeneo”, che attraverso un lavoro educativo-formativo, elabori e promuova una coscienza collettiva, su una determinata base storico-sociale che contenga le premesse concrete di tale elaborazione. Aggiunge che questo centro non può limitarsi al semplice enunciato teorico dei principi ‘chiari’, il che costituirebbe un errore illuminista, una pura azione propria “di filosofi tipici del Settecento”. Lavorando su questa idea, Pasquale Misuraca ed io indichiamo nel libro La Travesía che “è necessario un centro di produzione, ordinamento e diffusione di attività teoriche e pratiche portatrici della nuova razionalità storica, che agisce come punto di raccordo e di sintesi di multiformi iniziative ed esperienze; un centro di intervento coerente su tutte le diverse attività, istituzioni, organizzazioni, soggetti e forze economiche, sociali, politiche e culturali esistenti per rinnovarle dall’interno e riorientarle a una comune prospettiva.

In realtà, più che un centro di elaborazione e diffusione, ciò che serve è una molteplicità di centri connessi in rete e articolati tra di loro, poiché questo richiede il compito di raccogliere e integrare tante esperienze, idee e iniziative diverse e disperse, e agire insieme a tanti soggetti attivi disseminati in tutto il mondo.

Ma questo è solamente uno strumento o un mezzo per l’unificazione e integrazione. Importante è concepire e attuare creativamente l’unità, guidati dall’idea centrale che l’unificazione si dà nella convergenza verso un progetto comune, che non è altro dalla creazione di una nuova civiltà.

Convergenza delle diversità, avvicinamento a un luogo condiviso da vari e molteplici itinerari. Itinerari che partono da situazioni diverse, singolari; che conducono però verso uno spazio di incontro, che è il progetto della nuova civiltà. Progetto che – come abbiamo visto – raccoglie la diversità di motivazioni, volontà, esperienze e concezioni che vanno elaborando autonomamente e solidalmente i creatori della nuova civiltà.

In questo modo è riconosciuta, nell’unità che si va costruendo, l’infinita ricchezza della diversità di ciò che, nel convergere, apporta ciascuno di suo, che sarà riconosciuto dagli altri nella misura in cui siano elementi che arricchiscono il progetto comune.

Ciò che fa il o i centri di elaborazione e diffusione unificanti, è un lavoro specificamente intellettuale, di elaborazione comprensiva, integratrice, e con ciò ritornante a ciascun partecipante e apportante, la visione dell’insieme, nella quale siano riconosciuti, integrati e valorizzati i contributi di tutti.

Questo centro, o questa rete di centri di elaborazione e comunicazione, non si costituiscono come un potere che centralizza e disciplina burocraticamente o autoritariamente, bensì è un centro o una rete di centri che costruiscono l’unità mediante l’elaborazione di sintesi integratrici e comprensive. Sintesi di molteplici elaborazioni. Centri unificanti, che elaborano e diffondono, che raccolgono e restituiscono.

Questo suppone costruire queste elaborazioni e queste sintesi davanti a tutti, in pubblico, mostrando l’elaborazione della sintesi in quanto connessa agli apporti ricevuti. Si elabora la ‘forma unificante’ della nuova civiltà, non mediante il potere bensì attraverso l’elaborazione comprensiva del medesimo progetto di creazione della nuova civiltà. La ‘forma unificante’ della nuova civiltà, non è altra cosa dal suo progetto. Si tratta di creare una forma unificante non burocratica, che non unifichi attraverso il dominio e il conformismo, ma che unifichi attraverso l’integrazione culturale dei molti che partecipano alla elaborazione del progetto della Nuova Civiltà. È il progetto ciò che unifica.

Nella costruzione di un progetto comune, tutti dispieghiamo e sviluppiamo la nostra autonomia e la nostra creatività, e nel farlo ci facciamo solidali, secondo il concetto di solidarietà che abbiamo individuato in precedenza, che viene dal vocabolo latino ‘solidus’, e che concepiamo come una comunità o collettivo umano unificato da ragioni fondamentali e veritiere, attraverso valori condivisi.

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XX. Sobre la 'forma unificante' de la nueva civilización, o cómo se genera unidad e integración social en torno al proyecto de su creación

Cuando se habla de empoderamiento de las personas y de grupos autodirigidos, de la diseminación social del poder y de descentralización de las decisiones - conceptos propios de un nuevo paradigma de política -, es probable que muchos lo asocien a la anarquía, y ésta al desorden y al caos. En realidad, la ausencia de un poder centralizado y de grupos dirigentes que a través de una mezcla de actividades de dominio y de consenso garanticen el orden social, pudiera llevar a una situación seriamente desordenada y caótica, si implicase que cada individuo y cada grupo se guíe y actúe sólo conforme a sus propios intereses y deseos particulares. Dicho de otro modo, individuos configurados según el modo de la civilización moderna, o sea individualistas y competitivos, consumistas y educados para la subordinación, inmersos en una economía capitalista y en un mercado altamente concentrado, en ausencia de un Estado y de un orden político que los organice y discipline, seguramente darían lugar a un estado de cosas que estaría muy lejos de considerarse un orden social, y aún más lejos de generar una nueva y superior civilización.

Distinto es si se trata de individuos y de grupos creativos, autónomos y solidarios, en el sentido en que hemos concebido estas tres cualidades fundantes de una nueva civilización. Pero también en este caso, llegar a la integración social y a un orden político superior, implica desplegar - como parte de la nueva estructura de la acción transformadora – procesos socialmente organizadores e integradores.
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La nueva estructura de la acción transformadora ha de crear y desplegar sus propios modos de generar unidad e integración social. Nos acercamos, así, a identificar un segundo elemento de la nueva política.

En efecto, toda civilización requiere algo que la unifique y que integre a sus componentes, sean personas, comunidades, sociedades, países, etc. Los estudios de las civilizaciones indican que, junto a un determinado 'tipo humano' que las caracteriza, las civilizaciones siempre han tenido una 'forma unificante', que en las civilizaciones pasadas pudieron ser un Imperio, una Iglesia, una religión, y que en las civilizaciones modernas son los Estados nacionales. Hasta ahora, la 'forma unificante' de las civilizaciones se ha impuesto a sus integrantes a través de una combinación de dos factores o fuerzas integradoras: por un lado la fuerza, el dominio o la dominación ejercida militarmente o burocráticamente por quienes detentan el poder, y por otro lado el consenso o el conformismo de los integrantes subordinados, respecto a una cierta concepción del mundo, a una filosofía, a unas creencias religiosas, a una ideología política o a una doctrina moral. Pero ya vimos que en el proyecto de una civilización superior basada en la creatividad, la autonomía y la solidaridad de sus integrantes, no son adecuadas ni la fuerza que impone y disciplina en torno a un centro de poder, ni una doctrina o ideología predefinida que suscite la mera adhesión, el consenso o el conformismo de quienes se subordinan como 'dirigidos' a grupos que se autoproclaman 'dirigentes'. Es necesario, entonces, construir la unidad de otro modo, y desarrollar una manera distinta de integrar a los componentes en torno a una nueva 'forma unificante':

Como medio para la creación de la nueva unidad cultural, Antonio Gramsci postula la necesidad de "un centro cultural homogéneo", que a través de un trabajo educativo-formativo, elabore y promueva una conciencia colectiva, sobre una determinada base histórico-social que contenga las premisas concretas de tal elaboración. Agrega que dicho centro no puede limitarse al simple enunciado teórico de principios ‘claros’, lo cual constituiría un error iluminista, una pura acción propia ‘de filósofos’ típicos del Setecientos." Trabajando sobre esa idea, Pasquale Misuraca y yo postulamos en el libro La Travesía, que "es necesario un centro de producción, ordenamiento y difusión de actividades teóricas y prácticas portadoras de la nueva racionalidad histórica, que actúe como punto de encuentro y de síntesis de multiformes iniciativas y experiencias; un centro de intervención coherente sobre todas las diferentes actividades, instituciones, organizaciones, sujetos y fuerzas económicas, sociales, políticas y culturales existentes, para renovarlas desde dentro y reorientarlas en una perspectiva común."

En realidad, más que un centro de elaboración y difusión, lo que se necesita son múltiples centros conectados en red y articulados entre sí, pues así lo requiere la tarea de recoger e integrar tantas experiencias, ideas e iniciativas diversas y dispersas, y actuar junto a tantos sujetos activos diseminados por todo el mundo.

Pero esto es solamente un instrumento o un medio para la unificación e integración. Lo importante es concebir y actuar creaticamente la unidad, guiados por la idea central que la unificación se da en la convergencia hacia un proyecto común, que no sería otro que la de crear la nueva civilización.

Convergencia desde la diversidad, aproximación a un lugar compartido desde variados y múltiples caminos. Caminos que parten de situaciones distintas, singulares; pero que conducen hacia un espacio de encuentro, que es el proyecto de la nueva civilización. Proyecto que -como ya vimos- recoge la diversidad de motivaciones, voluntades, experiencias y concepciones que van elaborando autónoma y solidariamente los creadores de la nueva civilización.

De este modo queda reconocida, en la unidad que se va construyendo, la infinita riqueza de la diversidad de los que, al converger, aportan cada uno lo suyo, que será reconocido por los otros en cuanto sean elementos que enriquezcan el proyecto común.

Lo que hace el o los centros de elaboración y difusión unificantes, es un trabajo específicamente intelectual, de elaboración comprensiva, integradora, y con ello devolver a cada participante y aportante, la visión del conjunto, en la que quedan reconocidos, integrados y valorados los aportes de todos.

Ese centro, o esa red de centros de elaboración y comunicación, no se constituyen como un poder que centraliza y disciplina burocrática ni autoritariamente, sino que es un centro o una red de centros que construyen la unidad mediante la elaboración de síntesis integradoras y comprensivas. Síntesis de múltiples elaboraciones. Centros unificantes, que elaboran y difunden, que recogen y devuelven.

Ello supone trabajar esas elaboraciones y esas síntesis de cara a todos, en público, mostrando la elaboración de la síntesis en cuanto conectada a los aportes recibidos. Se elabora la 'forma unificante' de la nueva civilización, no mediante el poder sino a través de la elaboración comprensiva del mismo proyecto de creación de la nueva civilización. La 'forma unificante' de la nueva civilización, no es otra cosa que su proyecto. Se trata de crear una forma unificante no burocrática, que no unifique por el dominio y el conformismo, sino que unifica por la integración cultural de muchos que participan en la elaboración del proyecto de la Nueva Civilización. Es el proyecto el que unifica.

En la construcción de un proyecto común, todos vamos desplegando y desarrollando nuestra autonomía y nuestra creatividad, y al hacerlo nos hacemos solidarios, según el concepto de solidaridad que expresamos anteriormente, que viene del vocablo latino 'solidus', y que concebimos como una comunidad o colectivo humano unificado por razones fundamentales y verdaderas, por valores compartidos.






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